Graficare la prossima crisi politica

Le rivoluzioni hanno una radice comune. La Destra Sociale è figlia del socialismo. Ogni tentativo reazionario di ‘ristabilire l’ordine’ è avvelenato dalle idee utopiste che vengono da sinistra, non riesce ad uscire da quel cerchio.

Con inevitabile disquisizione sull’Islam incorporata.

Un commento postato sotto il mio articolo sulla natura volubile dell’elettorato mi ha spinto a fare qualche considerazione più approfondita sulla crisi politica dell’Europa.
L’idea, ricordo, era: stiamo affrontando un periodo di instabilità, caratterizzato da risultati elettorali incostanti che non portano a nessun cambiamento, lasciando proseguire l’andazzo attuale (politiche economiche calate dall’alto, “integrazione” nel mega-stato dell’UE; restrizioni sulla libertà di parola, specialmente per gruppi religiosi non islamici; decadenza morale, abolizione graduale della famiglia, cultura di morte; sostituzione etnica attraverso l’immigrazione).

Ho paragonato la situazione attuale, con tanti cambi di direzione ma nessuno spostamento, alle fluttuazioni laterali, su di una banda stretta, del grafico di un’azienza quotata in borsa: i traders studiano queste configurazioni quando si presentano, per cercare di identificare i segnali di una improvvisa rottura, col prezzo delle azioni che sale oppure scende violentemente.

Mi hanno chiesto: “Ok, ma quindi che succederà? In che direzione si muoverà il grafico?”

Una domanda che ha acceso una lampadina.

 

Come riprodurre una divisione destra/sinistra con un grafico?

Un semplice diagramma che descrive l’evoluzione del tempo di una variabile non può visualizzare la complessità delle varie politiche: è unidimensionale.

Ho pensato bene di concentrarmi sulla variabile più significativa nell’attuale scenario geopolitico: chiamiamola Patriottismo.

Normalmente è l’economia che ti fa vincere un’elezione. Ma oggi viviamo circostanze eccezionali; in più sarebbe ben difficile trovare uno schema, una logica chiara che ti permetta di distinguere le posizioni dei vari schieramenti (sinistra/destra?) specificamente sulle materie economiche. Pensate ad esempio al PD che regge la borsa dei creditori delle grandi banche estere, o a Salvini che fa il keynesiano e vorrebbe una spesa statale arbitraria, abbondante, senza contrappesi.
Soprattutto, gli elettori possono dividersi su tante scelte di politica concreta, o sui principi etici, ma non si tratta del genere di cose che ti accendono di passione, fino ad alimentare una rivoluzione.

A smuovere le masse invece è l’idea che siamo di fronte ad una trasformazione radicale del mondo attorno a noi; che ora tutto è possibile. Ma potremmo perdere tutto ciò che ci è caro.

C’è un’immagine molto efficace per descrivere i mercati azionari: si osserva che sono dominati da due emozioni contrapposte, cupidigia e paura.
Ebbene, vale anche per le rivoluzioni.
Gli esseri umani desiderano e agiscono (a volte, se allettati/spinti nel modo giusto), si fanno prendere dalla paura e reagiscono.
Il bisogno di sicurezza (proteggere la propria famiglia, i propri averi e la realtà che ci è familiare) viene contrapposto alla smania di vendicars contro la società/i ricchi capitalisti/qualche altro gruppo umano scelto come capro espiatorio.
Quando la faccenda s’imbrutta, la scelta è tra l’amare il tuo paese per quello che è, oppure convincersi che l’intero sistema è corrotto e merita di essere fatto a pezzi.

Una reazione, alla fine. O forse no.

Il punto focale della politica è oggi lo scontro dei globalisti contro la civiltà occidentale stessa: esaltati che pretendono che i confini si possano e si debbano abolire, fronteggiati da una maggioranza (sempre meno) silenziosa che potrebbe alla fine prendere coraggio e dare una risposta concreta, in nome del buonsenso.

Scenario 1. Purtroppo, vista anche la lunga lista di provocazioni (dalla violenza degli estremisti di sinistra, al mobbing legale con contorno di scelte cervellotiche dei governi, restrizioni della libertà e scontri che scaldano gli animi), la reazione non sarà nella direzione voluta, quella della saggezza. Nonostante gli sforzi, nessuno riporterà al centro la ragione. Si affermerà invece una nuova follia, speculare ed opposta.
E il fattore chiave per portare la gente all’esasperazione, quindi alla violenza, sarà il toccare con mano il proprio diventare stranieri in patria, costretti a sottomettersi a nuove forze, provenienti dall’esterno ma sostenute dalle sinistre. Si affaccia sulla scena l’Islam…

 

Dopo anni e decenni di progressisti che gridano al lupo e si dedicano al chiagnefotting passivo-aggressivo contro chiunque osi essere e definirsi persona normale, la maggioranza ad un certo punto urlerà che non ne può più. Ed esprimerà, ahimè, finalmente, tutto quell’odio xenofobico, omofobico ed islamofobico che con tanta veemenza era stato denunciato in contumacia.
Le manifestazioni violente smetteranno (ancora una volta) di essere una prerogativa quasi esclusiva delle sinistre, e l’oppressione che ne deriverà sarà ricordata dagli storici del futuro (ovviamente pendenti a sinistra) come “tipica delle Destre”.

 

Scenario 2. Ma c’è un’altra possibilità: che le forze della reazione non riescano a raggrupparsi e fare massa critica. In questi casi, ancor più tragici, il guscio vuoto di nazioni europee un tempo prospere diventerà carcassa per avvoltoi.
La cultura pop (non popolare) nichilista e autolesionistica continua a rosicchiare e consumare il nostro senso della realtà, del bene, l’immagine che abbiamo di noi e la capacità di lottare. Anzi, di fare. Noi Europei siamo incamminati sulla via dell’oblio, per congedarci dalla storia.
E dato che la natura aborre il vuoto, qualcun altro verrà a riempire lo spazio liberato. L’Islam, candidato ideale.

 

In effetti in entrambi gli scenario gli Islamisti fungono da catalizzatore.
Quelli che non metteranno fuori legge l’Islam (il che purtroppo comporterà decisioni ingiuste ed azioni crudeli) probabilmente diventeranno dhimmi, ovvero cittadini di serie B, sottomessi alla nuova classe dominante islamica.
La Sharia, per la sua stessa natura, può essere solo obbligatoria oppure vietata. E questa forse è la ragione sottile (inconscia?) per cui i postcomunisti simpatizzano per i Musulmani duri e puri. Hanno un debole per l’idea di uno Stato dal potere incontrastato, potere adoperato poi per mettere in pratica i dettami della propria ideologia. Chi si somiglia si piglia.

 

Visualizziamo, dunque

Nel nostro grafico l’asse x rappresenta lo scorrere del tempo; sull’asse y invece abbiamo il valore percepito della nazione, che ovviamente è diverso e distinto dal valore reale, se pure fosse possibile quantificarlo.

La Figura 1 rappresenta uno sviluppo possibile: quello che avevo in mente nello scorso articolo.

Il diagramma originariamente indicava l’andamento in borsa del titolo Enron: la famigerata azienda energetica che passò in breve tempo da fenomeno da copertina/gigante finanziario alla bancarotta fraudolenta, quando si svelarono i retroscena di contabilità creativa dietro all’apparente solidità del titolo.

Ora interpretiamolo come rappresentativo di una crisi politica di tipo 1: pensate ad un regime genericamente “fascista”.
La crescita del sentimento patriottico si sviluppa in un periodo di instabilità, di lotta contro forze avverse. Poi c’è un golpe, la presa del potere. A quel punto la maggioranza o sostiene convintamente il regime, contenta di aver sconfitto i nemici interni, oppure pensa bene di saltare sul carro del vincitore e fare come fanno tutti. In questa fase siamo alle folle plaudenti di Piazza Venezia.
Cresce l’entusiasmo ed il sostegno convinto al regime.
Il grafico può salire ancora in occasione di eventi giudicati favorevoli, come una dichiarazione di guerra, ma questa crescita ha vita breve: alla fine la realtà chiede il conto, ed inizia ad impartire dure lezioni agli entusiasti ingenui.
Una strategia coraggiosa ed aggressiva può gonfiare il valore di mercato molto oltre i fondamentali sottostanti. Ma poi il prezzo rotola verso valle.
E subentra la disperazione; la gente sembra svegliarsi da uno strano sogno e si ritrova in un incubo.
Notate che il grafico va a zero, ciò ovviamente non significa che la nazione venga distrutta. Vale lo stesso discorso per un’azienda in bancarotta: nonostante il fatto che sia stata bruciata una grande quantità di valore (pensate solo alle perdite umane, ma anche materiali, in una guerra), rimangono ancora tante risorse importanti da far fruttare. Semplicemente toccherà a qualcun altro acquisire quegli asset a prezzi stracciati, iniziando da lì la storia di una nuova azienda entità statale.

 

La Figura 2 rappresenta lo scenario opposto. Originariamente raffigurava il lento declino e la morte di Kodak, azienda famosissima ma resa obsoleta dalle trasformazioni della tecnologia fotografica.

 

Notate come l’esito fatale non è immediatamente evidente per chi guarda il grafico solo fino ad una certa data, focalizzandosi sugli alti e bassi a breve termine: come sempre, eventi esterni o qualche notizia un po’ promettente possono causare una risalita limitata, facendo sperare in un impossibile riscatto. Ma alla fine tutti questi movimenti non sono che rumore di fondo. Il trend è schiantarsi al suolo.

Applicare lo slogan progressista: se all’inizio non hai successo, insisti, prosegui sulla stessa strada moltiplicando gli sforzi. (Sottinteso: Mai mettere in dubbio la ragionevolezza della propria prospettiva. Non sia mai che ti accorgi che stavi puntando in picchiata dritto sulla torre di controllo.)

La strategia, applicata con ostinazione fino all’ (in)atteso epilogo, è quella di incoraggiare la decadenza di una civiltà un tempo solida e produttiva, attraverso il rilassamento della morale, la gestione scellerata delle risorse, l’onnipresente burocrazia; avvelenando cultura ed educazione, attaccando i valori e tutto ciò che era considerato sacro fino a poco prima; prendendo le parti dei devianti, dei criminali e degli arruffapopoli;  alla fine, attraverso la sostituzione della popolazione.

Così potranno andare a finire diversi paesi europei.

 

Il futuro penoso che si dipana sotto i vostri occhi.

La tempesta perfetta: distruggere l’Occidente mentre altri, da tutto il mondo in via di sviluppo, vengono in Europa a prendere il nostro posto. Tante culture differenti, ma solo l’Islam dà alla gente promesse credibili, proponendosi come degno -in effetti forte ed audace- sostituto.

Ci stiamo abituando alle cronache di attacchi jihadisti sul suolo europeo; e questo solo perché i telegiornali ci parlano meno degli attentati compiuti in altri continenti.

Epperò un tizio mentalmente instabile, che si mette ad investire un gruppo di Musulmani in una via di Londra (in nome di un’idea contorta di vendetta) diventa, da eccezione, una grossa opportunità per il circo dei media.

L’occasione per tanti bei discorsi sull’islamofobia e sulla necessità di fingere di non vedere la realtà così come è.
Si gioca a convincersi che una critica alla natura bellicosa dell’Islam, o il cercare di difendere i nostri valori tradizionali, sarebbero le vere cause della violenza, ci renderebbero responsabili di futuri orribili crimini nei confronti dei musulmani.
Se la speranza viene posta in una illusione di multiculturalismo, l’unica è insistere a sfinimento sull’aspettare che la cosa si risolva da sé; indottrinare le masse: ad ogni azione corrisponde, come sola possibile reazione, il non reagire. Oppure, se volete, ci sta una bella autocritica, tanto autocontrollo, sempre più concessioni al gruppo meno incline al multiculturalismo che si sia mai visto.

Ma la gente è esasperata. Non puoi negare l’evidenza all’infinito.

Ecco perché il grafico non aspetta altro che di fare un balzo.

 

Una piccola speranza

Un modo brillante di affrontare il problema lo ha presentato l’apologeta cristiano (protestante americano) David Wood, in questo video (solo in Inglese) che consiglio caldamente a chi mastica un po’ la lingua.

David cita infatti John F. Kennedy:

“Chi rende impossibile una rivoluzione pacifica fa sì che la rivoluzione violenta diventi inevitabile.”

 

contro l’idea che non vi sarebbe altra maniera pacifica di interagire con i Musulmani, se non quella di considerare la religione un fattore neutro nella società, proprio come la musica folk o la cucina etnica.

Se credete che la pace si possa raggiungere solo attraverso il relativismo e il vivere spensieratamente, evitando il pensiero forte e le prese di posizione su giusto e sbagliato; se vi aspettate che le prostitute possano continuare a spogliarsi sullo stesso marciapiede su cui passano donne islamiche intabarrate in un burqa; ebbene, siete degli allucinati e vi state candidando all’estinzione.
Il futuro appartiene a quelli che tengono veramente a qualcosa. E che sono pronti a lottare.

Personaggi come David Wood sono continuamente attaccati, insultati e minacciati perché osano dedicare la loro vita al costruire una critica completa e documentata all’Islam, evidenziando come i terroristi siano davvero buoni Musulmani che seguono le orme di Maometto (nonostante si affermi il contrario) e invitando la gente cresciuta ad Islam ed ignoranza a convertirsi ed abbandonare un simile credo violento ed incoerente.
E questa è davvero una strategia pacifica per affrontare la prossima crisi. Cercare di dare al prossimo una opportunità di scelta, per costruire un mondo migliore attraverso la predicazione ed il dialogo.
Altrimenti, rivedetevi gli scenari 1&2.
Quale sarebbe la vostra proposta alternativa?

 

Potreste obiettare che la crisi interna dell’Occidente è del tutto indipendente dall’Islam o dai recenti fenomeni migratori. Vero.
Ma gli eventi stanno precipitando e convergendo verso un unico punto.

Vivere tempi interessanti.
La civiltà occidentale si trova di fronte un’opportunità fatale, attraverso questa sfida che viene da fuori, che può spronare le nostre nazioni a riscoprire la propria ragion d’essere nella profonda saggezza della fede cristiana. Una fede che ha costruito cattedrali, ospedali, diritti umani ed istituzioni politiche moderne. E’ una storia complessa, non ovvia per chi non ci vuole credere a causa di molti fattori indiretti non banali, ma illuminante.
Radici.
E’ necessario ritrovare noi stessi.

 

C’è sempre una scelta. Se desiderate scongiurare il pericolo della Sharia in Europa; se volete nello stesso tempo evitare l’instaurarsi di regimi fascisti; la terza via si può ritrovare solamente nella Cristianità.

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