Pseudo-Omelie 15 – La Trinità

SANTISSIMA TRINITA’, SOLENNITÀ – ANNO A

Nella domenica dedicata a questa festa celebriamo un mistero tra i più ostici della fede cristiana: la Trinità di Dio.
Uno in tre Persone, uguali e distinte: Padre, Figlio e Spirito Santo. Non sono tre dei, è un Dio solo.

Non si sa bene come spiegare questa cosa…

E le letture della domenica purtroppo non aiutano molto. Per comporre questo pezzo ho pensato soprattutto di trarre ispirazione ed insegnamenti da un bellissimo libro, tra quelli che i più iniziano a leggere ma poi rinunciano, oberati da un improvviso mal di testa: Theology and Sanity di Frank Sheed.
Un testo difficile se non siete dell’umore… ma per una persona in grado di seguire un discorso un tantino più astratto e complesso, alla fine risulta un libro ben affrontabile, che segue una linea logica niente affatto astrusa; spiega in effetti con semplicità, prendendosi il tempo dovuto, concetti che sono di per sé complicati.
Disgraziatamente non esiste edizione italiana delle opere di Sheed, ma se un editore volesse  farmi un fischio, sarei felice di occuparmi della traduzione.
Disgraziatamente (e 2!) avevo letto quel libro parecchi anni fa, e l’ho ripreso in mano alla ricerca di una metafora che ero convinto di aver letto proprio lì. E sarà per la fretta nella ricerca, ma non l’ho più trovata! Mi vergogno tanto. A questo punto non so se mi facesse difetto la memoria, magari l’ho letta altrove. Beh, la presenterò comunque, per come la ricordo.

Torniamo all’argomento cruciale.

 

La Seconda Lettura ci porta alla fine della Seconda lettera ai Corinzi; queste le parole conclusive di Paolo, al termine dei saluti:

La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

Questa è una delle svariate formule trinitarie che si ritrovano nel NT; suonano belle, forse perché siamo abituati a sentirle riproposte nella liturgia; magari poetiche e musicali (pensiamo al segno di Croce e al Battesimo). Hanno il pregio di avvicinarci all’idea di Dio da vari angoli, senza ridurre il tutto ad una qualche dichiarazione apparentemente semplice, eppure fallata, come sarebbe stato se ci si fosse affidati alla limitata saggezza umana dei testimoni. Un tipo di risposta sbrigativa come chiedono con insistenza i musulmani e gli anti-trinitari: “Mostrami dove dice che 1=3!”

Ma poi… queste formule ci illuminano davvero sulla natura della Trinità, e sul perché ci sia stato proposto, come insegnamento a base della fede, un mistero così difficile persino da discutere?

Non proprio. Eppure già qualcosa ci danno: in questo caso, la grazia è attribuita al Figlio, l’amore al Padre, l’essere uniti, allo Spirito. Quindi potrebbero significare, come indicazione, che ci sono particolari aspetti, o magari “compiti” che ciascuna delle tre Persone si assume?

Nì. Vedremo meglio più avanti.

Primo risultato: orientare la ricerca.

Il punto fondamentale è capire la funzione, utilissima, della Trinità come modello di dottrina rivelata: proprio in quanto astrusa, ti costringe ad ammettere di non essere in grado di spiegare le cose a partire dalla tua mente, dalla tua esperienza, dalla tua immaginazione. Devi, al contrario, accettare dati di fatto che vengono da una realtà esterna, e sono davvero difficili da capire. Una lezione in umiltà, ma anche un seme del metodo scientifico: non devi fare come i filosofi, che immaginano delle premesse e poi ci ragionano su, deduttivamente. Devi fare come gli scienziati, che  scoprono una cosa strana e tentano disperatamente di trovare una spiegazione, induttivamente.
Poi uno si domanda perché la scienza è nata in terre cristiane…
Potrebbe essere uno dei portati più importanti, eppure solitamente ignorati, di questa dottrina. Il metodo, figlio della difficoltà in sé. Nel confronto col dato di fatto ricevuto.

OK, ma ci sarà pure una ragione più diretta, utile per noi, se Dio ha voluto rivelarci questo particolare di sé, no? Uhm…

Spiegazioni insoddisfacenti.

Ora, per spiegare la trinità spesso si ricorre a schemi come questo:

che alla fine non fa altro che confermare, in altra forma, un contenuto puramente linguistico: dice solo che Padre, Figlio e Spirito Santo sono persone distinte (l’uno non è l’altro), ma sono lo stesso Dio, in qualche modo.

Non ci ha veramente chiarito le idee: com’è che sono 3 eppure 1? Sembra voler soddisfare la richiesta di una spiegazione, ma senza poi la spiegazione.

Sì, è un mistero, ma…

 

Intanto diciamolo: non c’entra niente la matematica. Nessuno ha mai affermato che 3=1.

 

Persone e natura.

Sono 3 persone, 1 Dio.

La natura di Dio è una. Risponde alla domanda: cosa è? Dio!
Per una visione corretta del significato delle cose, Dio non può che essere uno.
(Dio ad esempio è onnipotente: non ce ne possono essere altri, che si limiterebbero a vicenda).
L’essere persona invece risponde alla domanda: chi è? Le tre persone sono uguali, nel senso che non ci possono essere gerarchie, nessuna è migliore, o più grande, delle altre; ma distinte. Come persone interagiscono, non è un Dio solitario.

a. Io sono un uomo, questa è la mia natura: cosa sono. Ce ne sono tanti altri, separati da me: sono una creatura imperfetta.
b. Io sono Alessandro. questa è la mia persona: chi sono.

a. Invece la natura di Dio è la stessa di Dio Padre, di Dio Figlio, di Dio Spirito Santo. Un’unica natura, perfetta, esistente al di là di tempo e spazio, eterna. Creatore, già che c’era.
b. Ma le tre persone in qualche modo si distinguono, agiscono, interagiscono; per esempio Dio Padre crea il mondo, ma per mezzo del Figlio.

Misteriose proprietà

Anzi, il fatto che il Figlio sia figlio è forse l’aspetto più sorprendente: è generato, ma non creato. Non nasce da qualcosa d’altro come le cose di questo mondo, non è neanche creato dal nulla come il nostro universo; esiste oltre questa dimensione; impropriamente, per cercare di allontanarne l’immagine dalle nostre limitatissime vicende umane, diciamo che “esisteva prima di tutte le cose”, come se lo scorrere del tempo fosse un riferimento assoluto. Ma ci serve per dire che è Causa Prima: prima e dopo sono un nostro modo di vedere causa ed effetto.
Eppure ha una relazione di padre-figlio, senza che il padre sia “più vecchio”.
E lo Spirito? Viene mandato, soffiato, inviato, effuso, sia dal Padre che dal Figlio.

L’idea, che viene già prefigurata dal Vecchio Testamento, è che accanto a Dio Padre si trovasse da sempre la sua Sapienza; il principio ordinatore di tutte le cose, che mi piace considerare ancora col termine greco del NT, di Giovanni: Logos, che noi traduciamo, forse confondendoci le idee, Verbo. Se volete, la Parola: a Dio basta “dire”, pensare qualcosa, per realizzarlo in maniera perfetta. La sua parola non è solo un simbolo, un mezzo di comunicazione. In un certo senso, ci viene da dire, Gesù è il pensiero di Dio. Come tale, vista la perfezione di Dio, non è neanche qualcosa di separato, né di imperfetto. È lui stesso Dio, inscindibile, pur senza essere la stessa persona.

E l’altra intuizione teologica che mi limito a riportare è che lo Spirito sia prima di tutto l’Amore che si realizza tra le altre due persone. Per questo “procede dal Padre e dal Figlio” (ah, queste formule imparate da bambini!)

Mettiamo le mani bene avanti, eh!

Sempre confusi? Dovreste, pure se aveste familiarità coll’argomento.
Le nostre capacità di comprensione sono limitate.

Per dirla con il succitato Frank Sheed:

Discutere con disinvoltura dell’interiorità dell’Infinito significa trascurare la miriade di cose che non sappiamo di lui: le nostre premesse non sono che un’ombra ed un’approssimazione della Realtà Infinita: come potrebbero le nostre conclusioni dirsi sicure?

Vediamo solo confusamente, e siamo pieni di dubbi.

 

Affrontare la complessità: proiettare su di un piano più accessibile

Mi piace sempre portare l’esempio delle 3 dimensioni, quando si tratta di discutere argomenti che vanno oltre la nostra capacità di comprensione. Pensate se foste un essere bidimensionale. Vi presentano un cubo, e non avete il senso di cosa possa essere, neanche lo riuscite a vedere! Se ve lo vogliono mostrare mentre attraversa il piano bidimensionale, potete vedere solo l’intersezione, ottenendo comunque una visione parziale. Spostandolo, l’osservatore del mondo 2D penserebbe ad una figura geometrica bidimensionale che muta.

Eccolo, rappresentato in 2D. Ancora, l’omino piatto non ci capirebbe niente: sembra che un lato attraversi l’altro, che ci siano figure geometriche mescolate.

Complichiamo un po’ le cose; noi vediamo in 3 dimensioni. E se ci presentassero un cubo in 4 dimensioni?
Beh, esiste il tesseract, che sarebbe il passaggio successivo: da quadrato (2), a cubo (3), a tesseract (4).
E non gli hanno dato solo un nome per gioco. Nel nostro piccolo possiamo apprezzare quel che si può fare con le proiezioni sulle 3 dimensioni. E i matematici amano esplorare mondi quasi fuori dalla nostra portata.

Ecco, chi lo vede per la prima volta rimane davvero spiazzato. Eppure si tratta solo di aggiungere una dimensione spaziale. Secondo le teorie più recenti, ce ne sono molte di più. Diciamo, boh, 11?

E stiamo semplicemente parlando di cose complesse che fanno parte dell’ordine del creato; quasi al nostro livello.
Quanto più incommensurabile l’idea di Dio, che è un essere infinito!

 

Eppure, per quanto sia ingannevole vedere un cubo come fosse solo un quadrato, proiettando Dio su qualche aspetto più abbordabile del suo manifestarsi, forse riusciamo ad averne una visione almeno parziale.

C’è un principio con cui i teologi si trastullano da secoli: quando si discute della Trinità, si parla di appropriazione: molte azioni, qualità, attributi apparterebbero a tutte e tre le persone, ma possono essere riferiti ad una determinata Persona, come se fossero suoi specifici. In questo modo ci avviciniamo in qualche modo a Dio, riuscendo a vederlo sotto una particolare angolazione; non comprendiamo il tutto, ma apprezziamo ciò che vediamo. Come quando si guarda la proiezione 3D del tesseract.

Come distinguere una appropriazione più o meno giustificata, da quella che invece è una proprietà vera e propria delle Persone Divine, come ad esempio l’essere padre e l’essere figlio? Sinceramente lascio questa cosa ai teologi. Io mi accontento della mia bella proiezione ortogonale, semplice semplice, che mi restituisca una immagine di Dio già molto complessa, ricca, istruttiva. Torneremo in fondo su questo “istruttiva”.

Basta che non pretendiamo di applicare per forza le categorie mentali che ci siamo dati, come a voler definire o (di conseguenza) limitare Dio.

Ancora Frank Sheed:

le appropriazioni specifiche che operiamo ci ricordano che il Padre è l’Origine e la Potenza; il Figlio, la Conoscenza e la Saggezza; lo Spirito Santo, l’Amore.

 

Per curiosità, andando a cercare, trovo che, nel suo spiegare il concetto di appropriazione, la Treccani fa un esempio simile, ma indica l’eternità al posto dell’origine, e la verità al posto della conoscenza.

Un’altra appropriazione importante, visto che dello Spirito abbiamo parlato poco: lo Spirito Santo è Dio che aiuta la Chiesa, che è presente in noi, che guida la Storia. Solo in rare occasioni la Scrittura indica la stessa cosa (es. abitare in noi) di Gesù o del Padre.

 

Infine notiamo che l’atto di creare l’universo, da parte di Dio è un di più, qualcosa di gratuito. Ultima citazione del buon Frank Sheed, che Dio lo abbia in gloria:

 

Potrebbe valere la pena di fermarsi un momento a considerare la sequenza (chiarito che non si tratta di una sequenza nel tempo, ma nell’ordine dell’essere)

Il Padre genera il Figlio;

Padre e Figlio, come un unico principio, effondono lo Spirito Santo;

Padre, Figlio e Spirito Santo, come un unico principio, creano l’universo.

 

Bene, adesso sarete stanchi, ricreazione!

Compreso che si tratta pur sempre solo di nostri balbettii, di proiezioni sul nostro piano di una “geometria” ben più complessa, ecco la metafora che avevo promesso.

 

Chiudete gli occhi e apprestatevi a fare un viaggio con la mente. Un bel respiro. OK, prima leggete le istruzioni, poi chiudete gli occhi eccetera…
Potete riproporre mille altri scenari, ma per fissare le idee ne svilupperò uno.

Sei su di una spiaggia lunghissima, quasi deserta. Una bella giornata, il mare quasi calmo. Cammini con un passo misurato. Incontri un bambino con secchiello e paletta, che sta cercando di riempire una buca nella sabbia con l’acqua del mare. Fai quasi per aprire la bocca e rivolgergli la parola, ma cambi idea e prosegui imperterrito. D’un tratto appaiono, come dal nulla, come da una nebbia, un numero spaventoso di cavalli e cavalieri. Galoppano sulla spiaggia, vengono verso di te. Facciamo che siano arcieri a cavallo. Ti stanno per travolgere. Improvvisamente parte una gragnuola di frecce, ma mentre scendono vengono deviate da una forza misteriosa. Fai due o tre mosse tipo Matrix, e sei ancora lì, senza un graffio, magari con un abito da sera perfettamente stirato, già che ci siamo. Ohibò, un abito da sera sulla spiaggia?

Prova a disegnarti nella mente questa scena, ad occhi chiusi, e concluderla a piacere. Oppure scegline un’altra, non importa.

Fatto? Ecco, osserva la storia che hai creato. È solo nella tua mente; non ha una sua realtà, non durerà, è già un ricordo. Era imprecisa subito, lo sarà ancora di più man mano che dimenticherai i particolari.
Bene, in questa situazione…
1. ci sei tu, ad occhi chiusi di fronte ad uno schermo acceso, intento a pensare. Autore.
2. Poi ci sei tu, personaggio della tua stessa storia, immerso nella realtà che hai immaginato. Protagonista.
3. Infine c’è il tuo ruolo di chi controlla lo svolgimento della storia stessa, determinando la sequenza degli eventi. Narratore.

Ebbene, ora immagina come cambino le cose per Dio. Se Dio pensa una cosa, nella sua sua natura perfetta ed infinita, quella cosa non è solo un insieme di idee, una possibilità, un modello di cose che potrebbero esistere. Col solo dire “Sia la luce”, la luce esiste. Lo scenario non è solo immaginato da Dio, è creato.

E allora abbiamo
1. Dio Padre che crea, come Principio, Autore di tutte le cose;
2. Gesù Cristo che si incarna e viene letteralmente immerso nella storia;
3. lo Spirito Santo che definisce i contorni di questa storia, sviluppa la trama.

È lo stesso schema di prima, del racconto immaginato da te; solo che con Dio ciò che pensa è una realtà.

Carino, no? Nel suo piccolo, non vi sembra di aver capito qualcosa di più, davvero, in questo modo?

 

Dicevo: tutto ciò è istruttivo.

I modi in cui questa conoscenza della Trinità possa servire alla nostra edificazione non pretendo di conoscerli, ma uno l’ho già accennato all’inizio. Inoltre, abbozzo qui delle tracce, anzi dei semi che porterebbero lontano…

-Essere: quali sono i confini dell’individualità? La comunione dei Santi non è forse basata sull’idea che, pur come in uno specchio, anche noi siamo destinati ad una unione profonda, che pure non toglie al nostro essere persone distinte?

-Dio che crea… Perché lo fa? Vuole amare anche noi… Ama la ricchezza della complessità…

-L’idea di uno Spirito che è Amore, se interiorizzata e contemplata, come finora forse siamo stati poco capaci di fare, può essere molto produttiva.

-Meditare sull’incarnazione di Cristo, il suo sacrificio… Qui veramente si entra in una serie di contenuti talmente profondi che ci vorrebbe una vita per provare ad esplorarli, e non basterebbe.

-E che dire del sorprendente collegamento tra una Persona che è la saggezza, la verità, la perfezione del Pensiero Ordinatore di Dio…. e il suo essere vittima sacrificale, dopo aver assunto la natura umana…!
Confesso di non riuscire ad andare oltre la soglia di questi problemi.

C’è però un tema che credo sia importante sottolineare e tutto sommato possibile spiegare. Ancora riguardo alla Spirito Santo.

Quando Gesù nel vangelo di Matteo (12,31-32) parla di peccati contro lo Spirito che non saranno perdonati, io penso intenda che c’è un rigettare Dio che è troppo radicale per non compromettere il tuo rapporto d’amore con Lui.
Infatti, credere o no che ci sia un qualche Principio Astratto (Dio Creatore) all’origine di tutto ciò che esiste, è questione molto cerebrale, che tocca fino ad un certo punto il tuo vissuto; rispettare (o magari non conoscere, non aver compreso) la figura di Gesù, è anch’esso un aspetto importante ma non essenziale: pensiamo ad esempio a quanti ammirano un Gesù visto a modo loro. E di fronte al sacrificio sulla Croce difficilmente si riesce a rimanere impassibili.
No, la fede si gioca sul nostro atteggiamento rispetto allo Spirito Santo: alla presenza, invisibile ma operante, di Dio nelle nostre vite di tutti i giorni, nella Chiesa, nelle trame della Storia. Se rigettiamo Dio dalla nostra realtà, è qui che si gioca il nostro gettare alle ortiche anche la nostra salvezza.

Leggo che San Tommaso d’Aquino insegnava che i peccati contro lo Spirito Santo sono tanti quanti sono i modi di disprezzare l’aiuto di Dio per trattenere l’uomo dal peccare. Ecco, la PRESENZA di Dio, costante, nelle nostre vite. Ci crediamo ancora? Fattivamente?

In fondo, non c’è forse un collegamento profondo tra questo, tra i peccati classici elencati dall’Aquinate (disperazione della salvezza, presunzione di salvarsi senza merito, eccetera) e la visione moderna, di un mondo abbandonato a sé stesso, dove non ci sono imperativi morali, verità valide per tutti, conseguenze alle nostre azioni vergognose?

This is 3 in 1 according to Wikipedia. Am I to be taken seriously?

2 commenti:

  1. “Mi piace sempre portare l’esempio delle 3 dimensioni, quando si tratta di discutere argomenti che vanno oltre la nostra capacità di comprensione”

    Great minds think alike!
    😉

  2. Alessandro Grasso

    Guarda, mentre parlavo del tesseract mi sono ritrovato a pensare a te, quando ti baloccavi con le traslazioni in quel simulatore 4D… Una di quelle cose che uno pensa: “Vorrei poi passarci del tempo anch’io”…

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