Ciò che conta (Sezione: Dio)

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Destination God. By Hatim Kaghat (CC BY 2.0)

Come siamo giunti alla nostra visione della vita?

“E’ ciò che conta!” è una frase che ho usato spesso scherzosamente, ad esempio durante il tradizionale Risikone con gli amici della notte di Natale, quando io e Mario (un personaggio, ma non quello della Nintendo) tiriamo a sorte chi avrà  il privilegio di giocare con i carrarmatini rossi, e poi chissenefrega di chi vincerà, l’importante -dico- è essere il rosso.

La generazione degli ultratrentenni come me ha il senso del comico, della disgiunzione che rompe gli schemi: il giocatore perciò finge di dare un peso esagerato a cose futili, proprio assaporando il momentaneo sovvertimento dei valori. “Che idioti che siamo!” sghignazzare compiaciuti dopo una notte passata attaccati al volante del pc.

Son bei ricordi. Ma non avrebbero lo stesso sapore se nel 1980 non mi fosse stato impedito di vedere un telefilm giallo perché iniziava alle 22.30.

Altri (non io) hanno vissuto l’ossessione della discoteca e dell’avere più donne possibile. Vogliamo citare la bravata, il correre in auto? Eccetera. La maggior parte dei miei amici ora sta facendo figli e si è data una calmata.

Il punto è che abbiamo visto il prima ed il dopo della trasgressione. E ora stiamo entrando nella terza fase, quella del ripensamento.

Ma mi domando con quale spirito può vivere le stesse cose un ragazzino che ha la metà  dei miei anni. Uno per cui la rottura degli schemi era già  avvenuta prima che nascesse. Restare alzati fino a tardi, mangiare junk food, vantarsi di scaricare pr0n, sono fatti normali. L’eccezione è diventata la regola.

In molte esperienze di vita non ci sono valori profondi condivisi da riconoscere, e i miti sono geek sregolati alla John Carmack, capace di diventare ricco e famoso creando videogiochi, vivendo di pizza e diet coke, dormendo a sprazzi su di un divano, con indosso una maglietta bucata, ma con una Ferrari truccata da 1000 cavalli in garage. Ovviamente, ateo. Per senso di superiorità  rispetto a certe cose vecchie.

Se non hai una normalità  da cui fuggire, dove sta la tua trasgressione? Ti rendi anzi conto del senso di ciò che fai oppure vivi l’attimo? C’è un salto tra le generazioni, diamo per scontato che il mondo che conosciamo e la mentalità  che si porta appresso siano gli unici possibili, eppure noi stessi cambiamo molto senza accorgercene.

Possiamo divertirci a trovare tanti piccoli spartiacque, che ci aiutano a capire di quale mondo abbiamo fatto parte. La mamma ti impediva di mangiare schifezze, oppure l’hai vista dei pomeriggi immobile protesa verso un televisore con un barattolo di Nutella o di gelato Haagen-Dasz accanto? Per la morte del nonno avete fatto giorni di lutto stretto oppure era in una casa di riposo? In casa tu si acquista normalmente verdura già  lavata? Tuo padre è soprattutto quello che ti dice dei no, oppure quello che ti prende nei weekend per portarti a divertire?

Una cultura frantumata, immatura

Qualche anno fa parlando con alunni di catechismo mi sono accorto che film di argomento religioso ne conoscevano solo uno. Non ricordo il titolo, aveva come protagonista Diego Abatantuono, un pessimo S.Giuseppe, uno che non capiva questa Maria ma la rispettava, e comunque si consolava andando in cerca di prostitute… Piuttosto squallido.

Ma un conto è guardare quel film con una mente adulta: avendo un bagaglio culturale solido alle spalle, lo si può giudicare serenamente e non farsi impressionare dall’atmosfera appiattita, decadente, senza valori né cose da dire.

Ben diverso è far conoscere Gesù per la prima volta a dei bambini attraverso una simile lente deformante post-cristiana. Dare loro una cultura monca? E’ come raccontare solo il finale di barzellette sporche. Nemmeno uno si diverte.

Per questo credo che dobbiamo interrogarci su “cosa conti veramente”, e la risposta di un figlio del nostro tempo fatica a venir fuori perché l’indifferenza, il non credere sono comuni ma non motivati, non c’è consapevolezza di come siamo arrivati a questo punto.

Proprio nei minuti in cui moriva Giovanni Paolo II mi sono sentito di scrivere sul forum del gioco Unreal Tournament una (delirante) descrizione di questo grande Papa come se fosse un giocatore di Unreal.

Credo fosse particolarmente centrata, ma incomprensibile a chi non conoscesse entrambe le realtà. Le reazioni (alcune cancellate dai moderatori, col thread velocemente chiuso perché foriero di polemiche) sono state in sostanza solo negative.

Vedi nello stesso forum il quattordicenne sveglio, intelligente, che ne sa, e capita nel discorso che si dichiari ovviamente ateo. L’incredulità  la respira, è tutt’intorno.

Poi c’è un fenomeno a dire il vero tutto italiano: se giochi una mezzora online con un gruppo di nostri connazionali, la bestemmia gratuita arriva puntuale.

All’estero ci si limita a nicknames trasgressivi cioè conformisti, ad esempio dei bei 666, che fanno tanto “io sono furbo”. Per quale ragione l’essere antireligioso dovrebbe costituire la norma in una comunità  multiplayer?

L’ateismo fin qui

Intendiamoci: lo scetticismo è sempre esistito. Anzi, dire di no a Dio è compiutamente possibile solo se Dio stesso non è dato per scontato, ma si propone a noi: per questo l’ateismo è un sottoprodotto della società  cristiana.

La voglia di lasciare il segno, di essere originali e più avanti degli altri… tanti uomini brillanti hanno colto l’occasione di negare Dio e hanno fatto scuola al mondo costruendo una cultura scettica vistosa.

Pensiamo a scienziati come Albert Einstein che, avendo conosciuto solo l’ebraismo ortodosso, sostanzialmente un insieme di tabù e prescrizioni alimentari, decise di abbandonare la religione a 12 anni, e quindi incluse in un giudizio negativo anche il cristianesimo, che aveva visto però solo attraverso la lente deformante di quello stesso ebraismo a cui non riconosceva credibilità

O un altro genio come John Von Neumann, una formidabile testa matematica che collaborò senza remore morali alla progettazione della bomba atomica, visse in un mondo astratto e brillante fatto di lavagne, lezioni e conversazioni, poi improvvisamente, sulla soglia della morte, vedendo la propria mente perdere colpi, si trovò in crisi, disperato, sbattendo il muso contro una realtà che aveva sempre tranquillamente ignorato…

Elites intellettuali che si possono permettere di essere increduli perché vincenti e “superiori al volgo” ce ne sono sempre state. Ma l’uomo della strada

Non dobbiamo cadere nell’ingenuità  di credere che nel Medioevo le persone comuni fossero tutte molto religiose, osservanti e timorose dell’autorità. Gli uomini sono in fondo gli stessi in tutte le epoche. Eppure qualcosa da allora è cambiato radicalmente.

Molti secoli fa c’era un sentire comune che attribuiva al guadagnarsi un posto in Paradiso il valore massimo, e giudicava i fatti della vita in questa prospettiva. (Prima di guardarli dall’alto in basso, chiedetevi cosa vi rimarrà quando sarete vicini alla morte, e chiedetevi, se un tale viene a ripararvi l’impianto di riscaldamento di casa, cosa preferireste fosse il suo scopo: amare Dio e il prossimo oppure guadagnare più soldi possibile?)

Poi vari movimenti intellettuali hanno cercato di sostituire a Dio qualche obiettivo terreno. Vivere e magari morire di volta in volta per la Ragione, per la Libertà , per la Nazione, per la Razza, per il Comunismo…

E’ dunque questo ciò che conta veramente?

Oggi quasi più nessuno lo crede; le ideologie sono morte, la ragione è lo strumento più prezioso, ma non è una dea; la libertà è fondamentale ma sentiamo di avercela già e di retorica ne abbiamo abbastanza. Il ’68 è passato e il libero amore non ha creato un mondo senza più catene: le guerre si fanno sempre, in compenso abbiamo ottenuto epidemie di malattie veneree, decine di milioni di aborti ogni anno e una generazione di figli senza padre.

Modernità  senza prospettive

E allora l’uomo di oggi, specialmente quelli nati dopo la caduta del comunismo, non ha nulla in cui credere, quindi pensa a vivere bene, accoppiarsi, riempirsi la pancia, magari diventare ricco e famoso.

E neanche più conosce gli ideali a cui ha risposto con un no annoiato.

Dunque, qual è il significato della vita? I Monty Python nel loro “The meaning of life” in mezzo ad alcune deformazionposter227x227i e a tanti spunti comici geniali, danno proprio la risposta della nostra civiltà  decadente: non sanno che dire e allora ci girano attorno.

Parlando della morte, il film si conclude con un tale che sceglie di morire cadendo da un dirupo mentre è inseguito da una torma di ragazze in topless. Semplicemente: patetica immaturità. (Nei titoli di coda la canzone dà  la risposta: un universo meccanicistico, in cui nulla ha senso, son solo atomi e molecole e stelle e galassie.)

La modernità  è un implacabile bulldozer per tutte le religiosità  ingenue e primitive. Cosa ci impressiona più? Ripetere riti ingenui, osservare tabù di cui non si vede il senso… oggi ben pochi sono disposti a proseguire per questa strada.

E’ una sfida lanciata alle religioni. Sapranno sopravvivere, magari al prezzo di venire stravolte?

Quando ero piccolo la mia chiesa parrocchiale era popolata soprattutto da vecchine che andavano a messa tutti i giorni con la testa coperta da un foulard. Oggi è piena soprattutto di bambini oppure semivuota secondo il calendario scolastico: l’incontro con Gesù sembra che sia interpretato come una attività extracurricolare, del tipo: oggi lo porto a judo, domani a messa o alla scuola calcio, lunedì al corso di chitarra.

Eppure il cristianesimo, che è alla base della modernità  stessa, ha tutte le carte in regola per sopravvivere e prosperare perché regge alle critiche. Altre religiosità invece si reggono sul wishful thinking e perderanno uno scontro frontale con il mondo di oggi.

La sfida

Stiamo già  assistendo al conflitto tra questa cultura decadente per cui ciò che conta è ormai solo il mio piacere, e visioni religiose che pretendono di porre il significato della vita nel sottomettersi ad un Dio incomprensibile ma indiscutibile.

Cominciamo dunque a preparare il terreno per la proposta forte da fare a chi uscirà dalle macerie di questo scontro ideale: c’è una sola risposta possibile. Ciò che conta veramente è Dio. Ma non un Dio qualunque. L’unico per cui vale la pena impegnarsi è un Dio che si è fatto uomo e viene a condividere le nostre sofferenze.

La risposta, l’unica risposta, è Gesù Cristo. Ciò che conta.

Molti sorrideranno a questa proposta.

Lasciateli nel loro mondo fatto di frag, tra un po’ capiranno.

Altri hanno già  iniziato a vivere una inversione di tendenza. Da sempre i cristiani hanno riconosciuto il mondo là  fuori come terra di Missione: troppe popolazioni non hanno ancora ricevuto il Vangelo, anche oggi. E quindi non lasciamoci condizionare dal qualunquismo di certi occidentali per cui una religione vale l’altra, nè dall’impenetrabilità dell’Umma islamica: è prioritario far conoscere finalmente il vero Gesù ai musulmani, che ne possiedono solo una caricatura. Ma la Missione in realtà  si svolge anche all’interno del cristianesimo stesso: basta con i minestroni. Chiarezza vuole che l’ecumenismo non sia più un “tutti dentro” ad ogni costo.

Oso definirmi più cattolico che cristiano, nel senso che non serve, anzi è dannoso, un generico cristianesimo che afferma tutto ed il contrario di tutto, c’è bisogno invece di un ritorno all’unica fede, la fede completa della Chiesa originale.

La missione verso l’interno è per secoli stata intesa come lo spronare alla fedeltà al Vangelo popolazioni già  naturalmente cristiane.

Negli ultimi due secoli in special modo è diventata un rispondere agli attacchi di ideologie e sistemi di potere che intendono cancellare Dio.

Oggi invece il problema è in primis di comunicazione, perchè l’indifferenza al fenomeno religioso è superata solo dalla generale ignoranza.

Ricominciamo dalle basi. C’è da imparare tutto daccapo. Senza perdersi in battaglie di retroguardia a rintuzzare gli attacchi dei figli delle rivoluzioni, ma ricordando sempre che hanno un peso ancora preponderante nei grandi media, e c’è quindi anche da disfare tutto il castello di disinformazione che hanno costruito

Vale la pena di studiare le fonti e l’analisi critica delle religioni, e del cristianesimo in particolare, per capire se alla fine hanno ragione questi fissati che dicono che Gesù è la risposta, oppure nulla ha senso.

Avete un’altra opzione? Raccogliete dunque la sfida. Mostratemela. E’ tempo di andare a fondo ed usare bene le nostre facoltà  razionali.

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