Venerdì Santo

Gente ad una processione

Roccella Ionica (RC), 1976, l’Affrontata. Di Fiore S. Barbato

at the airport

Schipol Airport. Di Alex Griffioen

E’ sempre una giornata particolare.

Forse la vivo in questo modo proprio perchè in giro vedi gente che la ignora, è per loro un giorno come un altro.

Dio è morto, oggi non si celebra l’Eucaristia.

La chiesa rimane vuota e desolata, dopo il tripudio di fiori e di candele che circondavano il Santissimo Sacramento dal giovedì.

Alla Via Crucis trovo poco più di 4 gatti, uno dei quali è un felino vero, la micia tigrata del parroco, che si intrufola in chiesa.

Eppure non sono tanto vecchio, da bambino ho vissuto una realtà di paese dove le grandi feste religiose segnavano il tempo, erano un grande momento comunitario.

Ma in fondo la Passione è anche questo. Gesù rimane sulla croce da solo, abbandonato da tutti. Hanno paura o hanno altro da pensare, o non capiscono.

Vedi il cielo sereno, il sole alto, eppure senti il freddo nelle ossa. La Passione è sofferenza.

Gesù che ci chiede di portare la nostra croce ogni giorno. Che cosa impopolare. Questi cattolici che si crogiolano nel dolore.

Eppure ci sarà un modo di dare un senso alle nostre pene, che tanto te le cucchi lo stesso anche se ti ribelli e scappi verso qualche consolazione momentanea.

E poi c’è la morte. Basta un piccolo disturbo, un segnale strano che ti manda il tuo corpo, e ti accorgi che non è solo un fantasma da scacciare, un brutto ricordo di funerali passati, un duro concetto teorico applicato a questo strano personaggio sulla croce.

E se capitasse anche a me, tra breve? Un incidente, una malattia imprevista…? Che conti mi sono fatto, come se vivessi per sempre? Quante cose ho rimandato? Cosa lascerei di buono?

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