L’origine delle Fake News

L’espressione ormai è entrata nell’uso anche in Italiano, ma come è nata?

Le fake news letteralmente sarebbero le notizie finte.
In senso lato la diffusione di notizie false e tendenziose, di solito per fini propagandistici, risalgono almeno all’Antica Grecia, e se avessimo più dati sulle civiltà più antiche si risalirebbe ancora indietro. Niente di nuovo, decisamente.
Ma come mai tutto questo parlare di fake news negli ultimi due anni, allora?

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Questo video in Inglese proviene da una conferenza di TED. Chi non conosce questa organizzazione consideri che dentro i monologhi edificanti ed istruttivi che pubblicano c’è un po’ di tutto, ma dove si toccano temi sensibili pende decisamente a sinistra.
Eppure qualche perla nel mucchio gli sfugge.

 

Facciamo la conoscenza di Sharyl Attkisson, una tipa tosta: giornalista investigativa che ha lavorato per testate importanti, non si può liquidarla come uno dei tanti dilettanti barra estremisti repubblicani, indegni di considerazione.
Certo, oggi sulle TV principali non le lascerebbero più condurre una trasmissione. Se ne andò dalla CBS quando il suo atteggiamento di critica intelligente verso Obama diventò inaccettabile per i suoi superiori.

 

Certe cose non accadono per caso

Nel filmato riesce a piazzare una bella bomba, in contrasto con lo stile patinato delle presentazioni TED, fatte per farti stare bene e progressiste:

l’espressione “fake news” è stata lanciata da una associazione no profit (chiamata First Draft) finanziata da Google (per la precisione da Alphabet, società che possiede Google, fino al 2017 nelle mani dell’Executive Chairman Eric Schmidt, guida storica del colosso).
Lo scopo evidente, promuovere un controllo sull’informazione.
Infatti Schmidt è stato uno dei più importanti consiglieri e finanziatori di Hillary Clinton nella sua fallita campagna presidenziale.

First Draft
 lanciò la sua crociata contro le fake news nel Settembre 2016, proprio in concomitanza con l’avvio della candidatura di Hillary.
Un mese dopo Obama stesso, in un discorso, propose che “qualcuno dovrebbe assumersi la responsabilità di selezionare ed organizzare l’informazione in questo Far West dei media”. Ma non mi dire!

Improvvisamente molte voci si elevarono per convincere il pubblico americano che le fake news erano una minaccia alla loro democrazia. Le prime pagine non parlavano d’altro.

L’idea di fondo: reprimere le fonti alternative che, grazie anche alla rete, stavano minacciando il quasi monopolio della sinistra sulla verità.

 

I lupi

David Brock -un esponente del clan Clinton e la mente dietro tante campagne senza scrupoli contro Trump- è uno degli attori più pericolosi in questa battaglia per l’informazione. Ha fondato la famosa e famigerata Media Matters, organizzazione il cui scopo è la diffusione di idee di parte sotto il pretesto di fornire una verifica indipendente dei fatti, “rettificando la disinformazione proveniente dai conservatori“.

Nel video la Attkisson rivela che in una conversazione privata Brock si è vantato di essere stato lui a coinvolgere anche Facebook in questa lotta (falsamente) contro le notizie false.

Nella sua veste di giornalista che conosce bene i colleghi, la Attkisson sottolinea un aspetto che per me è lampante da anni: i giornalisti si muovono tutti assieme, come fossero coordinati in una rete informale, anzi come un branco di lupi. Alla fine ci sono davvero delle direttive da seguire, anche se non c’è alcun piano segreto o cospirazione dietro. Semplicemente: certi interessi convergono e sfruttano l’istinto a conformarsi della maggioranza.

Ecco perché, tra migliaia di argomenti possibili, ci ritroviamo con ondate di servizi giornalistici a senso unico su di un problema specifico, di solito qualcosa per cui il pubblico non aveva mostrato interesse fino a quel momento.

La Attkisson cita Glenn Greenwald, che scrive sul sinistrissimo The Intercept (quindi fonte non accusabile di rappresentare la destra, anche se orgogliosamente non allineata al mainstream e a chi comanda):

“Tipicamente chi attacca le fake news con più veemenza è proprio chi ne sta diffondendo con maggiore disinvoltura.”

A resistere al sistema si finisce sul banco degli accusati, parte di un piano malefico per distorcere la verità.
Aiuta in questo il fatto che da un lato abbiamo una macchina mediatica ben oliata, invece nell’angolo dello sfidante si trovano forze minori, divise e spesso con poca esperienza.

 

Sempre più in basso

Va detto che la qualità dell’informazione sta scadendo, anche grazie a molti siti creati con poca professionalità, pensati per fare soldi facili con tecniche mordi e fuggi, promuovendo storie inventate e/o giocando sul sensazionalismo.
Paradossale, ma questo fenomeno viene facilitato dalla decisione, da parte dei media rispettabili, di buttare nello stesso calderone questi parassiti assieme a qualsiasi altra voce non allineata. Se butti via il bambino con l’acqua sporca, aspettati che la madre del bambino prenda a benvolere anche l’acqua lurida.

 

Il resto è storia: la mania delle fake news si è diffusa dall’America in tutto il mondo.
L’effetto valanga dovuto alla convergenza di interessi qui in Europa ha portato le varie LaureBoldrini al potere, animate dal fuoco sacro della correttezza, a promuovere iniziative a largo raggio di censura, dando a personaggi discutibili ed organizzazioni di sinistra l’incarico di fare i vigili del pensiero altrui.
Twitter e Facebook, lo sappiamo, sono diventati sempre più aggressivi nei loro ban contro chi proviene da destra (che evidentemente non ha la precedenza).
Il sottoscritto è sotto shadowban da parte di Twitter per esempio. Che significa, in parole povere, che se pubblico un tweet solo una manciata di persone lo vede. Nonostante il fatto che non abbia attaccato nessuno, tantomeno sostenuto la violenza, usato linguaggio irrispettoso o volgare o comunque fatto alcunché di discutibile.

È un processo graduale: la gente inizialmente cerca di opporsi alla censura, ma come vediamo nei casi di omofobia ed islamofobia, alla fine prevale il concetto che la realtà è definita da politici e telegiornali.
Se non stai al passo evidentemente sei moralmente deficiente, e per conseguenza anche quello che dici deve proprio essere falso.

 

Il geniale rovesciamento

Non tutto è perduto però, almeno per chi sa imparare dai migliori.

Trump si è impossessato dell’espressione e l’ha rivoltata contro gli stessi creatori, ribattendo colpo su colpo, trasformandola (grazie ad un sapiente ribattere sullo stesso tasto) in etichetta permanente di alcuni suoi avversari (ad esempio è proverbiale il suo chiamare la schieratissima e decaduta CNN con l’appellativo: “fake news CNN”).
La Attkisson giustamente nota che in questo modo si comporta come un imprenditore che lancia un’OPA ostile per prendere il controllo di un’azienda rivale…

Ormai hanno dovuto arrendersi: non si parlerà più di fake news perché l’espressione è logora e fuori controllo.
Immancabile passo successivo: promuovere una “alfabetizzazione mediatica”. Che a parole sarebbe la capacità di comprendere criticamente i media ed il loro linguaggio, ma nella pratica significa aiutare le persone a capire che non devono credere a determinate fonti giornalistiche…

 

(Versione corretta: originalmente avevo indicato Eric Schmidt tra i fondatori di Google, mentre invece è entrato nell’azienda nel 2001)

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