Scandali email della Clinton? Molto rumore per tutto.

Strategia elettorale dei Democratici secondo una cadenza di 8 anni

Pericolo scampato. Aspettiamo l’attore gay tra 8 anni. O tentano già all’elezione intermedia, tra 4?

Hillary ha perso ed è anche compito mio, a questo punto, mostrarvi che cosa vi siete persi. Abbiamo schivato un bel bubbone!

Gli Americani sono stati bombardati di messaggi a senso unico. Per distoglierli da quello che conta e dare loro una visione distorta della realtà. I media italiani si sono accodati. E’ vero che, volendo, ci si poteva informare sui tanti scandali della Clinton, almeno per chi sa l’Inglese e ha voglia di cercare; ma i particolari sono troppo complicati. Il pubblico non segue e non capisce.

Confusione→ incertezza→ irrilevanza.

Al Progressista i giornalisti danno tutte le scuse possibili per scacciare il pensiero.

 

Vi hanno dato un messaggio ridotto all’osso, vuoto: Hillary è una donna (!) e ci si aspetta che applichi le solite politiche dei Democratici. Tutto qui. Tanto contava solo che l’avversario fosse descritto come un volgare razzista sessista e pericolosissimo.

 

Lasciate perdere il resto. La chiave di tutto è la corruzione.

 

Il migliore riassunto possibile di cosa fosse in gioco secondo me l’ha dato il bravissimo Mark Steyn:  il problema più grande della politica Americana è la corruzione. (Mi spiace ma dovrò fare riferimento solo a link in Inglese come fonti, almeno stavolta. Le citazioni qui riportate ovviamente sono mie traduzioni.)

Steyn spiega che gli altri grandi problemi, come la crisi economica o l’immigrazione incontrollata, sono strettamente collegati al modo in cui il Governo di Washington ha perso ogni rispetto per la legalità e l’onestà.

Commentando una testimonianza estremamente grave, che rivela che il Dipartimento di Stato faceva pressione sull’ FBI per aiutare la Clinton alterando le prove dell’indagine sulle sue email compromettenti, Steyn la mette così, con una punta di beffarda amarezza che è un po’ il suo tratto caratteristico:

Quindi, oltre all’agenzia delle entrate corrotta ed al Dipartimento di Giustizia corrotto, ora ci ritroviamo l’ente investigativo federale corrotto e il ministero degli esteri corrotto – disposto, in effetti, a subordinare la sicurezza nazionale e la sua politica diplomatica agli interessi personali di Hillary Clinton.

 

Vedete, ho iniziato ad abbozzare questo articolo in Agosto, mentre ancora lavoravo al design del sito; il contenuto continuava a cambiare, perché continuavano a saltare fuori sempre nuovi sviluppi clamorosi. Capite bene che i problemi non tramontano colla sconfitta elettorale della Clinton. E se è per questo scandali di questo genere non sono certo limitati solo agli USA.

 

E’ persino difficile contare tutti gli scandali dei Clinton. Te ne sfugge sempre qualcuno. Bene, mettiamo in fila solo i recentissimi.

  • C’è Wikileaks con le email “DNC leak”: email del Democratic National Committee, gli organizzatori delle elezioni Primarie dei Democratici, fatte trapelare per far conoscere i tanti giochi sporchi, compreso l’aver truccato le Primarie stesse, ed esempi molto chiari di prostituzione dietro le quinte dei giornalisti.
  • Un altro caso Wikileaks, le email di John Podesta. Vi si trovano molti particolari compromettenti dell’organizzazione della campagna Clinton, inclusi, anche qui, giornalisti dei media più importanti collusi per vendere al pubblico il prodotto Hillary.
  • video con telecamere nascoste del Veritas Project di James O’Keefe di cui ho già parlato, dove si svelano i dettagli sordidi di questa organizzazione, strettamente correlata e coordinata col team Clinton e con la Casa Bianca, che faceva giochi sporchi, ad esempio attaccare i sostenitori di Trump ai comizi in maniera da far ricadere la colpa su Trump stesso per aver istigato “l’odio”. Ma non solo, anche il progettare brogli elettorali.
  • Il caso delle email cancellate dal server privato di cui tratterò qui di seguito.
  • Lo  scandalo della Clinton Foundation, per il quale l’indagine dell’FBI è ancora in corso. E’ probabilmente il più succoso, specialmente in termini di probabilità di portare ad una condanna: abbondanza di casi documentati di azioni politiche dei Clinton, nei loro vari incarichi, che beneficiavano direttamente le aziende e i governi stranieri che avevano fatto corpose donazioni alla Clinton Foundation. Questo semplice fatto da solo avrebbe dovuto già bastare a convincere anche il più accanito dei Dem a considerarla ineleggibile. Disgraziatamente non va mai così e la gente fa spallucce…

 

Ora, riguardo a quelle email mancanti…

Occupy Democrats meme: to attack Trump they assert that Hitler built the Berlin Wall

Propaganda di attivisti Democratici. A parte la vuota retorica, colpisce che credano che il Muro di Berlino lo avrebbe costruito Hitler… Davvero non conoscono la storia del Comunismo, e questo spiega parecchio.

 

Hillary ha usato un server privato per gestire le sue email, non adeguatamente protetto e fuori dal controllo dell’amministrazione statale, per svolgere il suo ruolo di Segretario di Stato. In seguito alla richiesta a termine di legge da parte del Congresso degli Stati Uniti di fornire una copia delle sue email, ha dato ordine ai suoi sottoposti di distruggerne una buona parte; circa 30mila vennero cancellate con un software di cancellazione professionale a prova di recupero. Sembra che fossero impegnati nella distruzione di prove: si racconta anche della distruzione di numerosi telefonini Blackberry a martellate, letteralmente.

Poche storie, questo è il comportamento di chi è colpevole. Nessuno dovrebbe poter concorrere per un’elezione dopo una cosa del genere. Bisogna per forza sottolineare l’ovvio?

Mettiamoci nella prospettiva corretta. Chi cerca di incastrare un criminale ha altre priorità rispetto a chi seleziona un politico o cerca di dare un giudizio completo di un evento. Gli inquirenti si concentrano su ciò che è sufficiente per una condanna proporzionata, con buone probabilità di convincere una giuria: mettere in pericolo la sicurezza del paese è abbastanza, non c’è bisogno di andare a caccia di moventi profondi che potrebbe non essere possibile scoprire. Dopotutto Al Capone è finito in prigione per evasione fiscale.
Ha senso per chi indaga accontentarsi del bersaglio più modesto ma raggiungibile, ovvero l’aver ricevuto email segrete sul server non sicuro, epperò questo ha dato una opportunità fantastica per quelli che difendono la Clinton: far finta che in discussione ci fosse solo la sua sbadataggine, l’errore di fare qualcosa di rischioso per la sicurezza usando strumenti informatici non proprio del tutto corretti.

 

In realtà, man mano che emergevano nuovi particolari, si discolpava con scuse sempre nuove, e sempre del tipo che suggerisce un avvocato: la cosa meno compromettente che si potesse dire in un determinato momento, anche se in contraddizione colla versione precedente screditata. Questo ad esempio per “spiegare” come potesse non sapere che stava ricevendo e leggendo delle email Top Secret.
Ma il cuore del problema, se non per una giuria almeno per gli elettori, starebbe nel fatto stesso di scegliere di gestire le comunicazioni in modo da sottrarsi ad ogni controllo da parte delle Istituzioni, e soprattutto nel decidere di distruggere le prove piuttosto che permetterne l’esame. A quel punto per forza aveva parecchio da nascondere, qualcosa che doveva essere decisamente peggio del dover far sapere all’intera nazione che aveva proceduto alla distruzione.
Mettetevelo in zucca, se ancora minimizzate: forse non sapremo mai cosa ci fosse in quelle email; ma per mezzo di una semplice deduzione sappiamo che era molto peggio di ciò che già conosciamo!

Come già indicato dalle parole di Mark Steyn sopra, l’indagine è stata condotta in una maniera indegna di una nazione civile. Svariati componenti dello staff della Clinton hanno ricevuto promesse di immunità da parte dell’ FBI, ma apparentemente in cambio di niente, col solo effetto di ostacolare a bella posta il prosieguo delle indagini. Tra di loro Cheryl Mills, la stretta collaboratrice della Clinton a cui è stato persino permesso, fuori da ogni norma, di rappresentare la Clinton come avvocato nello stesso caso in cui era coinvolta fino al collo.

 

Come ho scritto in un articolo, in Agosto il capo dell’ FBI James Comey fece una dichiarazione che sconcertò tutti: non proseguiamo oltre; la Clinton ha fatto tutte quelle cose indifendibili, ma non trattiamo la cosa come degna di incriminazione, punto.

Il video che segue è divertente ma tocca appena la superficie del problema. Dalla dichiarazione di Comey che dice “va bene, ha fatto male ma…” l’autore del video estrapola le dichiarazioni che inchiodano la Clinton, e le contrappone alle parole usate dalla stessa per difendersi, dimostrando che mente. Il contrasto è netto, eppure Comey è quello che a quel punto l’aveva salvata!

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Questa uscita a sorpresa quelli che sapevano non la presero certamente bene; abbiamo testimonianze di agenti FBI che si vogliono ribellare al comportamento pazzesco del loro capo, non a caso nominato dalla politica.

“Questo è un caso da manuale, doveva essere convocato il Gran Giurì, ma così non è stato. E’ spaventoso”

 

I Clinton hanno sempre avuto un comportamento menefreghista nei confronti dei protocolli di sicurezza, soprattutto “perdendo” al momento opportuno documenti che li avrebbero messi in imbarazzo, come riporta questo articolo di Breitbart.com, che racconta di casi di quando era al potere Bill, ma anche di quando già nel 1976 la giovane Hillary venne cacciata dall’inchiesta su Richard Nixon (!), per cui lavorava, per le sue azioni contrarie all’etica professionale (mentire e fregarsi i documenti riservati)…

 

L’affare s’ingrossa

 

Ma poi c’è stato uno sviluppo per certi versi incredibile: il 28 Ottobre sempre il capo dell’ FBI ha dichiarato a sorpresa che stavano riaprendo il caso delle email di Hillary da Segretario di Stato, perché ne era saltato fuori un 650mila (un’inezia…) da un computer in casa dell’ex marito di un’altra strettissima collaboratrice di Hillary, Huma Abedin: il disgraziato (ex parlamentare) era sotto inchiesta da parecchio perché adescava minorenni online con foto oscene, recidivo tra l’altro… e indagando lui hanno trovato questo tesoretto di possibili prove sulla Clinton…
Ci sono parecchie voci succose sul contenuto di quelle email (ad esempio che fossero conservate in una cartellina “Assicurazione sulla vita”, come dire: se ho queste in mano Hillary non mi può fare ammazzare o incriminare… ma queste saranno illazioni, no? Che dite?)

Ma con un ulteriore colpo di scena ancora più clamoroso, il 6 Novembre, a soli due giorni dall’elezione, Comey ha di nuovo cambiato posizione dicendo che in pochi giorni hanno già esaminato le 650mila email e non ci hanno trovato niente di rilevante!

 

Considerate che arrivati  a questi punti qualche commentatore si arrischia a far notare l’ovvio: James Kallstrom, ex direttore dell’FBI, intervistato da Lou Dobbs per Fox News, ricorda di cosa si parla quando si accusa Hillary Clinton di aver compromesso la sicurezza di documenti “Special Access Program”, che sono al di sopra del Top Secret. Se fossimo durante la II Guerra Mondiale, una persona colpevole di aver fatto trapelare segreti a quel livello sarebbe finita davanti al plotone di esecuzione, e anche oggi si tratta di un crimine di tradimento puniti da decenni di detenzione in un carcere militare. E riguardo alla Clinton Foundation, James Kallstrom ha dichiarato anche in altre occasioni che si tratta di un classico RICO case, come aver a che fare con una famiglia mafiosa da smantellare. RICO= caso a cui si applica una specie di legge speciale antimafia americana…

 

E tant’è, la gente, ad un passo dall’elezione, ha ottenuto l’impressione di aver avuto a che fare con una bolla di sapone…

Che vuoi che sia, sono tutte fantasie di complottisti di destra (peccato che la Clinton sia stata la prima a fare la parte della complottista, dando comodamente la colpa ad una macchinazione orchestrata da Putin in combutta con Trump, ogni volta che saltava fuori l’occasione di cercare di discolparsi buttando fumo negli occhi).

Tutto fa pensare ad un intervento diretto di Obama e del suo staff, a fare pressione su Comey perché correggesse la situazione dando una mano all’elezione della Clinton. Se pensate che ci possano essere altre spiegazioni per questo sviluppo dell’ultimo minuto, considerate quanto segue.

Da più fonti incluso Wikileaks sappiamo che Obama sapeva del server privato e che per questo scriveva alla Clinton usando uno pseudonimo. E invece ha dichiarato al mondo che non ne sapeva niente, mentendo per l’ennesima volta.

Ci sono troppe interconnessioni tra la Casa Bianca e i Clinton. Hanno troppi segreti in comune perché Obama lasciasse Hillary al suo destino.

Dalle  Podesta Emails, grazie a Wikileaks: banchieri che decidono la composizione del governo Obama prima dell’elezione del 2008, indicando quasi tutti gli uomini-chiave. Gli stessi banchieri che dopo ottennero guardacaso il più corposo aiuto statale, e si parla sempre di miliardi di dollari a fondo perduto. Indaghi su Clinton e sbuca Obama.

 

Conclusione

 

Ma quante prove ci vogliono per convincere?

Non conta molto quello che scrivo per quattro gatti. E non avrebbe contato comunque, anche se fossi stato un personaggio famoso con un messaggio convincente che mette in evidenza l’ovvio, che è lì in primo piano, davanti a tutti, eppure pochi vogliono vedere.

La gente, in tutto il mondo, vota in maniera cieca. Epperò a volte i miracoli succedono, e nonostante in sostanza la metà degli elettori si siano fatti abbindolare o abbiano voluto fare finta di niente perché contava la linea del Partito, alla fine i fattori per una reazione erano troppi, e ce l’abbiamo fatta a schivarci questo sistema di corruzione che se la ride ancora per 8 anni alle nostre spalle.

Non che ora sia stato risolto molto.

Questo articolo alla fine è un promemoria, riguarda un punto di snodo della storia. Dovremmo trarre una lezione da quello che leggiamo qui. Va fermata la corruzione, e specialmente la protezione senza vergogna di questo sistema da parte dei media.

Credo che Trump una bottarella a questi disgraziati gliela darà.

 

 

Ricordate: l’indagine più importante rimane quella sulla Clinton Foundation, che qui non ho avuto tempo di trattare. E’ un voluminoso, differente capitolo della stessa storia. Le interconnessioni non possono che essere numerose e profonde.

Persino il Washington Post ha scritto chiaramente quanto è grosso il problema: un sistema di reciprochi favori sottobanco così evidente ed indifendibile che nessuno oggi potrebbe ancora sostenere l’innocenza dei Clinton. Riporta di un memorandum compilato a suo tempo da Douglas Band mentre era ai vertici della Clinton Foundation. In questo memo troviamo una testimonianza documentale su come parecchi donatori, aziende di alto livello, avrebbero ottenuto favori, ad esempio da Hillary in qualità di Segretario di Stato, in cambio di donazioni alla Fondazione ma anche attraverso pagamenti a Bill per tenere qualche discorso o per incarichi fittizi.

 

Per chi ne avesse voglia e capisce un po’ di Inglese, questo documentario riassume parecchi aspetti, paradossalmente abbastanza facili da scoprire senza essere agenti con tanto di mandato: ad esempio di come Hillary abbia cambiato la sua posizione su determinate leggi da votare, non appena ricevuti grossi pagamenti dagli interessati; o di come i Clinton siano odiati ad Haiti perché avrebbero stornato fondi per la ricostruzione dopo il terremoto, dirottandoli verso aziende di loro amici, nel nord dell’isola che non era neanche zona terremotata.

Istruttivo davvero.

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2 commenti:

  1. Ciao Alessandro,
    personalmente non è che abbia una passione per la Clinton (ben lungi dal pensare che sia santa), il problema è TRUMP, chiunque ma non lui. Forse il problema di fondo è che si dà per scontato che a certi livelli non ce ne sia uno non marcio (e non metterei di sicuro Trump tra le anime candide). Se al marcio di fondo aggiungi razzismo, omofobia, sessismo,
    che cosa ci si può tirare fuori di buono???
    Visto che tanto il risultato non si può cambiare magari mi indori la pillola…

  2. Alessandro Grasso

    Benvenuta Alice.
    Credo che Trump potrà facilmente dimostrare in questi quattro anni di non essere razzista, avendo avuto amici neri da tanti anni. Un uomo d’affari intelligente e di successo non è mai razzista: rovinerebbe le opportunità di business.

    Sul sessismo si va più sull’opinabile, ha dato incarichi di responsabilità a molte donne, ma credo si troverà sempre il pretesto per definirlo tale.

    Sull’omofobia, diciamo che contesto la parola e dovrò scriverne in futuro. Ma lui giustamente si è posto come quello che difende i gay, e sono convinto in maniera sincera, contro certi finanziatori della Clinton, paesi Islamici dove i gay invece li ammazzano.

    Ne hanno fatto uno spauracchio cercando di dipingerlo a tinte fosche. La cosa gli si ritorcerà contro perché diventerà molto popolare, dato che la gente si convincerà che non c’era niente da temere da lui.

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