Trump vs. Biden: l’outsider/campione uscente ce la farà ancora?

Sì, credo che vincerà, nonostante i sondaggi.

Un passo indietro: nella scorsa tornata sono stato uno tra i primissimi a prevedere l’elezione di Trump, pochi giorni dopo l’inizio della lunga marcia delle campagne per le Primarie, a luglio 2015. Dato che da Italiano non voto, mi sono consolato scommettendo sul risultato (e a novembre 2016 mi hanno pagato la puntata 31 a 1). Ho anche fornito alcune ragioni prima del voto, anche se la motivazione più forte e profonda me la sono tenuta per me, ma ne parlerò in futuro.

Comizio di Trump, comizio di Biden. Un meme perfetto per mettere in evidenza la differenza nel coinvolgimento.

Ma stavolta non mi sento del tutto sicuro. Nutro ancora un certo rispetto, molto limitato, verso la serietà (nelle intenzioni) di alcuni importanti sondaggisti, anche se dopo l’elezione del Carotone li ho giustamente strapazzati, con soddisfazione, sulla base dei dati e di evidenti magagne e tendenziosità che si sono man mano evidenziate nei sondaggi (almeno quelli ufficiali, pensati per influenzare il pubblico).
Ma davvero penso che gente come il famoso sondaggista Nate Silver creda in quello che fa; ed è convinto che Joe Biden stia molto meglio, quanto a intenzioni di voto, rispetto ad Hillary Clinton a suo tempo.
OK, ci sono manipolazioni e tutti hanno chiaramente un bias (anche parecchio fastidioso per chi non sta dalla loro parte), ma un fondo di verità ci sta tutto.

Infatti…

 

Punti di forza di Biden

  Non ci fosse stato il Covid-19 Trump sarebbe stato rieletto in carrozza; ma è difficile per un politico in carica conservare la fiducia del pubblico quando muoiono improvvisamente migliaia di persone, la situazione sfugge di mano e l’economia va gambe all’aria a causa della malattia. In molti, non avendo un termine di confronto, pretendono di basarsi su di un modello di presidente ideale, impossibile, ed ecco l’insoddisfazione: poi Trump non ha aiutato, tirando fuori alcuni suoi difetti (cercare di minimizzare i problemi ed insistere con l’ottimismo, di fronte ad un evento anomalo ed imprevedibile che gli ha rotto il giocattolo perfetto). A quel punto è stato un gioco da ragazzi per i Democratici gettarsi su questo punto critico come gli squali attaccano quando sentono l’odore del sangue.
  Trump era comunque un uomo nuovo per la politica nel 2016; ora invece molti indecisi sono stati sottoposti ad un bombardamento propagandistico giornaliero durato 4 lunghi anni. A senso unico, perché lui è il mostro. E alla fine queste cose influenzano.
  Hillary Clinton era conosciuta e disprezzata dalla stragrande maggioranza (anche se, sostenevo, se la gente avesse davvero appreso la verità sul suo ego e sulle sue malefatte ne sarebbe uscita distrutta), mentre l’uomo della strada non ha un’opinione su Biden.
Sono convinto che sarebbe molto difficile trovare qualcuno che, avendo avuto l’occasione di conoscere da vicino il candidato Democratico, possa davvero fidarsi di lui ed apprezzarlo. Ma Joe Biden è diventato una figura familiare pur rimanendo nel cono d’ombra di Obama: pensi di conoscerlo ma è solo un volto. Ecco.
Non ho dubbi: la maggioranza dei suoi elettori sarà costituita dai cosiddetti low-information voters: quelli che scelgono senza saperne niente.
Oltretutto, checché ne dicano le femministe, le donne preferiscono votare per un uomo di una certa età piuttosto che per un’altra donna, specie se col carattere di Hillary.
  Ultimo ma non ultimo, il capitolo brogli. Mai come prima i voti saranno raccolti in più momenti, spesso spediti per posta. Lo spoglio richiederà giorni, in alcuni stati anche una settimana o più in attesa dell’arrivo delle ultime buste spedite. Ghiotta occasione per i Dem per tentare di ribaltare il risultato in stati in bilico come la Pennsylvania, dove uno spostamento di poche migliaia di voti potrebbe essere decisivo.
Inutile fare discorsi diplomatici/garantisti a prescindere: tutti sanno che solo i Democrats hanno i moventi forti e l’opportunità per ribaltare il risultato con il gioco sporco. E soprattutto quasi sempre i militanti progressisti sentono di essere i buoni per definizione, quindi tutto diventa lecito e si può imbrogliare senza rimorsi di coscienza: il bene (definito soggettivamente!) è molto più importante delle leggi.
Da notare che ci sono già stati moltissimi casi clamorosi di brogli e vendita di voti, smascherati dalle telecamere nascoste del sempre ottimo Project Veritas!

 

Sensazioni

Ma d’altra parte devo dire che, pur ricevendo segnali contraddittori dagli Stati Uniti (difficile avere il polso della situazione stando dall’altra parte dell’oceano) sembra davvero che i sondaggi ufficiali si sbaglino e Trump abbia coinvolto molte più persone rispetto alla volta scorsa.
Non mi prendo la responsabilità di fare il veggente questa volta.
Però al fondo ho fiducia negli Americani, che non possono davvero incoronare un vecchietto ormai mezzo cotto, che attira folle di 10-20 persone, si limita a leggere slogan vuoti e sembra davvero fuori posto, come se venisse forzato in un ruolo impossibile. Sì, credo in una vittoria di Trump. Chiamatelo gioco, non pretendo di essere autorevole. Potrebbe davvero vincere bene, tanto da scongiurare lo spettro dei supplementari e la lotteria dei rigori …voglio dire… lo spettro di una elezione bloccata, senza un vincitore per settimane, in attesa di riconteggi, contestazioni e battaglie legali (scenario oggi senz’altro possibile, ma che non farebbe bene a nessuno).

 

A settembre 2016 mi trovavo sulla costa Est, per la gran parte ormai sempre appannaggio dei Democratici, ma non vidi granché cartelli elettorali, che sono una tradizione tutta americana, piantati nel prato di casa; solo una manciata per Trump ed uno per Hillary nell’arco di una settimana da turista. Ma in Florida sia la radio che i cartelloni pubblicitari mi hanno presentato lo spettacolo di candidati locali col nome spagnolo associati al magnate dal ciuffo ribelle; per questo la sensazione di un vantaggio significativo si era rafforzata. Ancora più pittoresco e rivelatore l’episodio in un ristorante di Georgetown (città universitaria alle porte di Washington, praticamente un covo assoluto di progressisti) dove ho casualmente origliato una vicina di tavolo che protestava con la sua amica: “Spiegami cosa mai devo al partito?” perché stava sostenenedo il suo diritto di poter scegliere di votare per l’Innominato.

Certo, un paio di osservazioni anedottiche, quasi casuali, non cambiano davvero nulla. Ma ho visto uno spirito di ribellione che mi rifiuto di credere sia già stato domato e soggiogato quando c’erano tutti gli ingredienti per vederlo crescere.
Sono portato a fidarmi di quanto raccontato dal bravo commentatore Dan Bongino, che riportava di esperienze sul campo in Florida (stato chiave) dove l’entusiasmo era visibilmente aumentato rispetto a 4 anni fa (andavano nella campagna porta a porta a bussare alle case di elettori che avevano a suo tempo scelto di registrarsi nelle liste ufficiali come Repubblicani, ma continuavano a vedere cartelli per Trump davanti alle case dei vicini che non erano in lista, segno quindi di nuovi sostenitori di cui non si stava tenendo conto).

 

Punti di forza di Trump

Molti aspetti sembrano favorire quello che ho chiamato “l’outsider/campione uscente” (trattato come fosse un’incognita, uno sfidante improbabile, pur essendo già il presidente):

  Le proiezioni direbbero che i latinoamericani ed i neri che votano per i Repubblicani, storicamente una sparuta minoranza, stanno crescendo moltissimo; inoltre in molti stati importanti per la vittoria finale si sono volontariamente registrati come nuovi sostenitori Repubblicani molti più elettori di quanti invece si siano registrati per il Partito Democratico.

Non credo che la gente  dimentichi che questo presidente è riuscito a portare la disoccupazione a livelli bassissimi e dare una spinta all’economia americana. Poi è venuto il Covid-19, ma il risultato c’era. E di solito le elezioni si vincono sull’economia. E poi la pandemia ha dimostrato quanto la globalizzazione rappresenti un sistema fallato: dando ragione a Trump che la sta smantellando. Bonus: nel combattere il mitico Mondo Senza Frontiere e nel creare nuovi posti di lavoro nell’industria ha anche sbugiardato i soliti esperti che sostenevano fossero imprese impossibili.

La gente non ne può più di rivolte, saccheggi, atti vandalici ed anarchia. Sono durati mesi, e anche se la Sinistra mai oserebbe criticare certi gruppi antisociali, per le famiglie americane è giunto il tempo del mo’ basta eh!

E poi penso che il numero di quelli che non credono proprio più ai grandi media continui ad aumentare.

Biden è un candidato molto debole, di fatto un segno che il partito ha un po’ rinunciato a combattere davvero, e molti elettori se ne sono accorti.
In effetti su questo avrei molto da dire, mi riservo di farlo in un articolo futuro.

 

Non facciamoci ammaliare dalle previsioni

Quindi il cuore del problema è: quanti elettori di Trump, rispondendo a sondaggi, hanno nascosto le loro vere intenzioni (i cosiddetti shy voters, quelli che si vergognano per non fare brutta figura), cosicché i sondaggi siano oggi ancor più inaffidabili che in passato?
Non è un fenomeno nuovo. Sono abbastanza vecchio per ricordare un effetto simile associato agli elettori della vecchia Democrazia Cristiana.
Penso sia diventato molto significativo proprio in questo frangente.

E dunque i sondaggisti potrebbero davvero prendere una cantonata ancora più spettacolare della volta scorsa.

Certo, non tutti sono allineati. C’è questa Trafalgar Group che è stata la migliore agenzia di polling nel 2016, tra i pochissimi a prevedere una vittoria di Trump. Ed oggi, in ancor più splendido isolamento, insistono che vincerà di nuovo!
Questo Robert Cahaly che è la faccia di Trafalgar mi è sembrato convincente (nonostante il look ed il farfallino) nello spiegare ad intervistatori il loro approccio diverso ai sondaggi, un’accortezza maggiore specialmente nel minimizzare l’effetto del succitato shy vote. Ma va detto che è chiaramente di parte; come praticamente tutti gli altri, ma dalla parte opposta rispetto agli altri.

Ed ecco una spiegazione spoetizzante: può semplicemente essere che non siano davvero in grado di prevedere gli eventi. Ma gli uni favorendo sempre i Dem, i media alternativi e qualche agenzia di sondaggi isolata pendendo invece verso i Repubblicani, alla fine la gara di abilità nel predire sarà vinta da chi ha avuto la fortuna di stare dalla parte giusta.

 

Più ci penso, più mi convinco che Trump prevarrà ed il risultato sarà di fatto riconosciuto come definitivo già entro 24 ore. Ma è assolutamente scontato che in molti stati continueranno lo spoglio delle schede per giorni, attendendo speranzosi sempre l’arrivo di ulteriori schede votate, quasi tutte per Biden e in numero non specificato ma casualmente utile a ribaltare il risultato per quello stato

Come ho sottolineato nel mio articolo precedente, questa è l’ultima trincea, la battaglia decisiva per sconfiggere la corruzione della politica, o rimanerne schiacciati. Con conseguenze a catena per il resto del mondo civilizzato, che sta a guardare.

Nota a margine: aspettatevi come notizia del giorno le lunghe code ai seggi (in gran parte di Repubblicani, che tendono a votare il giorno stesso per paura di brogli, e potrebbero esserne penalizzati se la gente si stufa per l’attesa e se ne va).
Dopo il risultato, diciamo per noi tra la sera del 3 novembre ed i giorni successivi, la notizia dovrebbero essere invece le scene di isteria e devastazione: i negozi di Washington sono già completamente sprangati e nascosti da tavolati, come in attesa di un uragano, costituito in questo caso dalla reazione dei “Democratici”, sempre più da mettere tra virgolette.

2 commenti:

  1. Ben ritrovato. Questo articolo va letto anche tenendo presenti le sue riflessioni dell’ottobre 2018 sulle follie elettorali in Svezia e Usa…

  2. Alessandro Grasso

    Eh sì! Grazie per l’attenzione, in effetti che il sistema elettorale americano sia da Terzo Mondo la sa chiunque lo voglia sapere, da parecchi anni.

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