Anche gli Stati Uniti avranno il loro Momento 5 Stelle?

Il rischio concreto di una mossa disperata di chi non capisce: Bernie Sanders presidente.

Il Coronavirus Covid-19 potrebbe dare la Presidenza degli Stati Uniti al candidato più improbabile, un socialista convinto, buono a nulla e speriamo almeno non capace di tutto.

Bernie Sanders. Image by DonkeyHotey

Prima di tutto però dovrebbe guadagnarsi la nomination per diventare lo sfidante ufficiale di Donald Trump.

Il Partito Democratico ha una crisi di credibilità, idee e leader davvero notevole, evoca l’immagine di un monte di spazzatura che brucia, secondo una frase fatta della lingua inglese. Ma non bisogna mai sottovalutare il potere distruttivo dell’immondizia in fiamme.

In breve, vediamo i contendenti per le primarie democratiche che stasera avranno il primo importante verdetto:

Joe Biden: bugiardo patologico, politico da una vita, corrotto e senza lati positivi. Persino limitandosi a sue dichiarazioni pubbliche sarebbe possibile incriminarlo per aver abusato dell’ufficio di vicepresidente degli Stati Uniti (sotto Obama) per intascare milioni, lui ed il figlio scemo.
In più è anziano, è un maniaco sessuale, e cade continuamente in gaffes clamorose: una specie di Luca Giurato che è passato al Lato Oscuro. Spesso dimostra di non saper neanche ripetere gli slogan che gli hanno fatto memorizzare, mettendoci del suo e rosicchiando il confine tra realtà e immaginazione.

Mike Bloomberg: un miliardario che vorrebbe comprarsi la presidenza, e anche lui non è in grado di recitare il copione preparato dai suoi consiglieri ed esperti. Nei dibattiti è riuscito a fare peggio di Biden!
Disprezzato sia da destra che da sinistra per le sue scelte politiche di quando era sindaco di New York, rappresenta una candidatura improponibile considerando che i Democratici hanno ormai preso una sterzata verso la sinistra estrema.

Elizabeth Warren: prima di tutto in un paese sano la sua carriera si sarebbe schiantata dopo la rivelazione che aveva finto di essere “nativa americana” (ed è invece bianchissima) per ottenere privilegi ed avanzamenti all’università. E poi è ormai universalmente riconosciuta come una persona acida, sgradevole e maligna.

Pete Buttgieg: questo si è ritirato dopo l’ultimo dibattito. Ne parlo perché il caso di questo Signor Nessuno (con un cognome che sembra una barzelletta, ma per qualche ragione si pronuncia Buddha Judge) è davvero istruttivo. Pur essendo solo il sindaco di una cittadina, è arrivato improvvisamente a giocarsela perché può vantare un merito straordinario di questi tempi: è gay. Pensa te.

E poi ovviamente c’è
Bernie Sanders: anche lui molto anziano, una cariatide rimasta ai tempi del comunismo. Per dire, fece la luna di miele in Unione Sovietica, che per un Americano dell’epoca significava davvero l’estremismo dell’estremismo dell’estremismo.
Difficile per un Italiano apprezzare quanto assurda ed impensabile sarebbe sembrato fino a pochi anni fa un’evenienza del genere: un socialista alla Casa Bianca!
E non sorprenda che sia un personaggio che non ha mai combinato nulla di buono, ha fatto solo politica e non capisce come funzionino le società o i mercati, limitandosi a rilanciare la solita retorica di una volta, contro il capitalismo ed il sistema. Proprio da queste premesse viene fuori un ruolo di outsider che piace, sembra coraggioso e, in una parola, nuovo.
Paradossi dei cicli storici e del saper aspettare. Uno che è talmente antico e fuori dal mondo da risultare moderno, innovativo e seducente.

 

L’aspetto più importante dei cicli elettorali recenti è il voto di protesta.
Non è affatto facile proporre un’alternativa allo status quo venendo da destra, anche se Trump c’è riuscito.
È invece facilissimo offrire “soluzioni” anti-capitalismo approfittando di momenti di crisi, e poi di disuguaglianze, situazioni di sfruttamento (reali o immaginarie), squilibri figli della globalizzazione.

A gioco lungo, montando il malcontento, i più finiranno per seguire la via più facile: ad un certo punto il fenomeno si autoalimenta per effetto contagio.
Basta coi discorsi su libertà, sviluppo e lotta allo statalismo; avanti con le elargizioni, il tutto gratis fornito dallo stato-mamma, con in più un’occasione per consumare qualche vendetta contro i ricchi. 

Per vincere tra i Democratici oggi ci vuole questo: fornire un’alternativa radicale. Ed ecco appunto l’unico candidato che esce dagli schemi e alimenta delle speranze.
In un vuoto di idee persino una ideologia sorpassata ed anti-umana può sembrare piena di buonsenso.
Del resto i papaveri del partito hanno poco da lamentarsi: hanno permesso ed incoraggiato una corsa verso posizioni sempre più estremiste. La tempesta perfetta.

Certo, il Movimento 5 Stelle in Italia rappresenta un fenomeno diverso rispetto ai sostenitori di Sanders (anche se ricordiamo che un suo fan prese a fucilate un gruppo di senatori Repubblicani ad una partita di baseball, ferendone uno gravemente: non parliamo di un movimento “tranquillo” della politica tradizionale). Eppure mutatis mutandis si tratta dello stesso tipo di massimalismo imbecille. Che prende possesso della sinistra e la reindirizza.
Anche se in questo caso abbiamo a che fare con un clamoroso ritorno al passato, mentre i Cinquestelle sono sempre stati il più possibile mimetizzati per non tradire (troppo) la loro vera natura.
Ma il punto di arrivo finale di questo tipo di movimenti è scontato: un disastro su tutta la linea. Gli stupidi di Carlo Cipolla, al potere. E pure incattiviti nei loro sogni.

 

Scrivo queste righe poco prima del cosiddetto Super Tuesday, una tornata elettorale che deciderà buona parte delle primarie. Ormai la lotta è Biden vs. Sanders (i candidati che si sono appena ritirati hanno dato un prevedibile appoggio al vecchio bamboccione di regime), quindi il copione già scritto dovrebbe essere prevedibilmente rovesciato.
Non fraintendetemi: il sistema farà letteralmente di tutto per impedire la vittoria di Sanders, ma a gioco lungo questo è proprio il motivo per cui può avvenire, se i loro piani non riescono alla perfezione, perché sono il genere di interventi dall’alto che oggi spingono ad una reazione rabbiosa. E gli insider stanno scommettendo su di un cavallo bolso e scoppiato.
Ricordiamo che già truccarono le carte contro Sanders nel 2016, come in parte avevo riportato allora (vedere al paragrafo Reperto 1: il Caso delle Primarie del Michigan).

 

Ok le primarie, ma la presidenza? Con avversari di questo livello, forse Trump è ad un passo dalla rielezione?

 

Purtroppo le elezioni vengono decise più di ogni altra cosa da fattori che sono fuori dal controllo e dalle responsabilità di chi ha governato. Se il mondo intero sprofonda in una grave recessione/depressione, e non avresti umanamente potuto fare nulla per impedirlo, ti puniranno comunque dando la preferenza a qualunque cretino si proponga come alternativa.

 

Direi che la strategia di Trump per l’economia fosse quella di spremere tutte le energie per arrivare in qualche modo al 2021, rimandando la crisi per quanto possibile. Nel contempo lavorando per avvantaggiare gli USA rispetto al resto del mondo. E su questo il successo del presidente arancione è stato davvero spettacolare, arrivando a livelli di occupazione mai visti mentre l’Europa era già entrata in stallo nel 2019.
Ma un nuovo evento imponderabile, un cosiddeto cigno nero, potrebbe scompigliaare le carte.

 

Ed eccoci al Coronavirus.

Capisco che sembri fuori luogo parlare di conseguenze sulle elezioni quando in gioco ci sono morte e sofferenza per migliaia e milioni di persone. Ma concedetemi di proseguire nel ragionamento, abbiamo avuto ed avremo tempo in abbondanza per parlare del resto.

Ci sono tre aspetti su cui può giocare Sanders per vincere grazie al Covid-19.

• La gestione dell’emergenza.
Trump ha dato al suo vice Mike Pence il ruolo di occuparsi ufficialmente della crisi Coronavirus. Mossa furba perché se s’imbruttisce può scaricarlo come capro espiatorio e scegliere un nuovo vice. Ma non basta. Gli Stati Uniti sono finora rimasti indietro nei test, anche grazie a dei kit di analisi fallati, e non sembrano brillare per organizzazione. Trump, Pence e gli altri sembrano sottovalutare la gravità della situazione. La gente alla fine vorrà un colpevole con cui prendersela. I comunicati tesi a rassicurare possono sembrare ragionevoli sul breve termine, ma verranno ricordati come segno di incompetenza.

• La sanità.
È facile diffondere notizie, anche parzialmente fuorvianti, di gente nei guai perché deve pagare il conto dei test Coronavirus e dell’assistenza ricevuta. Emergono tanti problemi a livello anche burocratico-organizzativo.
Sempre più difficile ottenere applausi con discorsi complessi su come si spera di migliorare il sistema da destra, rendendolo più efficiente ed economico rimanendo nel sistema misto privato-pubblico basato su contratti assicurativi. L’emergenza (inter)nazionale  spinge naturalmente verso coordinazione  e centralizzazione, e qui capita a fagiolo la proposta di Sanders di estendere a tutti l’assistenza di stato denominata Medicare (oggi riservata agli anziani e non certo fantastica), seguendo il modello europeo, fallimentare ma in modo diverso, che attira perché promette di essere “gratis”.

• Conseguenze sull’economia.
Stavamo già in attesa da anni dello scoppio di una megabolla finanziaria, qualcosa di catastrofico come mai prima. Trump stesso accennò durante la campagna del 2016 a questa crisi economica in arrivo.
E anche se la sua amministrazione ha superato le più rosee aspettative per gli USA a livello di occupazione ed indicatori economici, alla fine il mondo stava già arrivando al punto di non ritorno nei mesi scorsi. Eravamo agli sgoccioli ed è arrivato questo sconquasso dell’epidemia.
La supply chain mondiale va di conseguenza in tilt, oltretutto dipende in maniera sproporzionata dalla Cina.
Certo, da una parte funge da magnifica scusa a governanti ed amministratori delegati per tutto il debito e le perdite accumulate, anche dove il virus non c’entra nulla. Una specie di tasto reset, chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto.

E certo, la politica di Trump, anti-globalista, oggi risulta vincente, saggia e lungimirante: ha anticipato un trend, un necessario ripensare le nostre economie di mercato, schiave di guadagni a bree termine ed obiettivi finanziari scollegati dalla domanda di beni e servizi reali, e soprattutto drogate di commercio internazionale, forza lavoro a buon mercato ed industrie traslocate in estremo oriente.
Ma alla fine della fiera…

Se l’economia si schianta, e lo farà, si dà la colpa a chi era al potere. Certo, molti non cambieranno idea e voto, ma basta una frazione degli elettori per ribaltare un risultato.

Sono sicuro che finirà così? No, non lo so, ma è una possibilità dannatamente concreta.

 

Prospettive cupe.

Che tipo di danni può arrecare un Bernie Sanders al paese che in precedenza poteva vantarsi di essere il più libero, prospero ed avanzato del mondo? Siamo oltre. Non si riesce a farsene una ragione.
Sto ancora elaborando il lutto collegato a questo scenario, ci vorrà del tempo per pensare a tutte le conseguenze.
Il pianeta non si può permettere i Socialist United States of America.
Non va bene.

…Epperò potrebbe anche essere che 4 anni di Sanders possano fornire uno sprone per gli Americani, che reagiscano costruendo una alternativa politica più forte e sana.
Un altro shock, un altro tasto reset, che azzera per ripartire.

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