Meglio vivere da Cristiani ipocriti che vivere da atei

Oltretutto gli atei sono ipocriti.

Francesco contro François.

A margine di una polemica (l’ennesima) sulle parole di Papa Francesco contro l’ipocrisia di certi cattolici. Vediamo di analizzare quanto sentito in questi giorni.

Proposizione 1:

Quante volte noi vediamo lo scandalo di quelle persone che vanno in chiesa e stanno lì tutta la giornata o vanno tutti i giorni e poi vivono odiando gli altri o parlando male della gente. Questo è uno scandalo! Meglio non andare in chiesa: vivi così, come fossi ateo.

(Papa Francesco)

 

Proposizione 2:

L’ipocrisia è un omaggio che il vizio rende alla virtù.

(François de La Rochefoucauld)

 

Ma attenzione! Aggiungiamo ancora qualcosa.

Proposizione 3:

Noi cristiani abbiamo bisogno di partecipare alla Messa domenicale perché solo con la grazia di Gesù, con la sua presenza viva in noi e tra di noi, possiamo mettere in pratica il suo comandamento, e così essere suoi testimoni credibili.
[…] Come possiamo praticare il Vangelo senza attingere l’energia necessaria per farlo, una domenica dopo l’altra, alla fonte inesauribile dell’Eucaristia? Non andiamo a Messa per dare qualcosa a Dio, ma per ricevere da Lui ciò di cui abbiamo davvero bisogno.

(Papa Francesco)

 

Dalle 1, 2 e dalla 3 (che pure appare singolarmente in contrasto con la 1) -applicando semplicemente un po’ di logica- segue che la 1 si possa riformulare così…

Proposizione 4:

 

Meglio evitare l’ipocrisia che rendere omaggio alla virtù.
Meglio essere coerenti nel male che attingere alla Grazia di Dio.

 

Meglio che il vizio si prenda tutto lo spazio, in un rigurgito di comoda coerenza, piuttosto che fare lo sforzo di vivere una condizione contraddittoria, compiendo un gesto che condanna il nostro vizio e ci mette in imbarazzo, se tanto non ci vediamo capaci di essere dei cristiani modello.

Nonostante la possibilità che frequentare la Messa, pur da ipocriti, nel tempo abbia la possibilità di cambiarci in meglio.
Tantomeno sembra pesare nella valutazione il richiamo alla Grazia soprannaturale ricevuta nell’Eucarestia.

 

 

Chiaramente la 1, una volta tratte le estreme conseguenze, si rivela un’assurdità, priva di senso specialmente se espressa da un papa.
Pure se intesa come provocazione, pensata per introdurre una proposta differente.

 

 

Non facciamoci fregare dalle deviazioni.

Molti giornalisti hanno alimentato la polemica riducendo il messaggio a: “Meglio essere atei che cristiani ipocriti” che è già una deformazione. No, qui si parla di cristiani che vivano da atei, ma non è un suggerimento meno grave. (E comunque indirettamente normalizza e sdogana l’ateismo nell’immaginario cattolico.)

 

I pompieri d’ufficio, che non mancano mai, hanno suggerito una interpretazione favorevole, sottolineando che il discorso proseguiva in maniera propositiva, richiamando i fedeli ad una coerenza nel bene.
In questo senso le parole dure servirebbero per spronare nella giusta direzione, proprio attraverso il contrasto, come a creare uno shock. Ecco il seguito infatti:

…Meglio non andare in chiesa: vivi così, come fossi ateo. Ma se tu vai in chiesa, vivi come figlio, come fratello e da’ una vera testimonianza, non una contro-testimonianza.

In effetti avremmo sempre bisogno di essere richiamati ad un maggiore impegno, specialmente considerando quanto spesso le persone distanti dalla Chiesa hanno l’impressione, a volte a ragione ma più spesso a torto, che i Cattolici che incontrano siano buoni a fare la parte dei buoni, ma siano chiusi nell’apatia e pensino solo a difendere il proprio orticello (o siano a volte veri farabutti).

 

Ma un papa è responsabile di quello che dice e delle conseguenze che avrà. La chiarezza ed univocità di ciò che trasmette non è opzionale.
Assurdo pretendere che il Magistero autentico consista unicamente nella macchinosa e sofferta spiegazione conciliante offerta da altri, a posteriori, per mettere una pezza (l’ermeneutica del vaticanista fedele ma moderato). Non è pensabile accontentarsi di questa, che raggiungerà un fedele su mille, mentre gli altri 999 “hanno capito male per colpa dei giornalisti”.

Fosse almeno la prima volta. Ma episodi di questo genere si sono moltiplicati negli anni, troppe e troppe volte. Pensiamo ad esempio alle interviste di Eugenio Scalfari, riportate “a memoria” e contenenti autentiche eresie.
E quasi sempre il papa ha lasciato fare od incoraggiato indirettamente l’interpretazione più o meno eterodossa/rivoluzionaria che ai media laici era piaciuto diffondere.

Ci dicono di guardare al contesto, non alla singola frase ad effetto. Ma così è pure peggio, perché analizzando l’insieme si coglie che i frammenti urticanti che fanno parlare i giornalisti sono proprio quelli fuori protocollo, dichiarazioni spontanee: dove parla l’eroe della nuova chiesa degli anticlericali, il personaggio che piace, l’uomo Bergoglio; lasciando nell’ombra i contenuti concordati, previsti e privi di sorprese che attengono al suo ruolo di papa.

 

No, le leggi dei media sono ferree e Francesco non sembra affatto ignorarle, anzi le adopera.
“Vivi da ateo, piuttosto che essere come i soliti cattolici baciapile ipocriti” è il vero messaggio che è passato. “Vivi da figlio” è un messaggio fantasma, che non ha senso tentare di riproporre a tutti quelli che se lo sono perso perché costituisce una patetica foglia di fico buona per i Pangloss, gli ottimisti che non vogliono vedere la carica distruttiva in azione.

 

Come evidenziato dal puntualissimo Stefano Fontana, questo episodio si somma ad altri due molto recenti: l’assurdo accostamento del Cristianesimo alla Rivoluzione e la dichiarazione che anche la Madonna ha dovuto diventare santa, perché non si nasce santi (il che costituirebbe una grave negazione del dogma dell’Immacolata Concezione)…

E, dice Fontana, tutti e tre gli esempi ci riportano ad un uso evidentemente calcolato di un linguaggio provocatorio, volutamente impreciso, dalle conseguenze pesanti perché a gioco lungo deforma il messaggio stesso ed il ruolo del papato:

se si vuole far nascere un nuovo modo di pensare bisogna parlare in modo diverso.

 

Dove si rivela l’importanza di questo episodio: nello sdoppiamento.

C’è poco da dire: la proposizione 1 e la 3 sono entrambe firmate Papa Francesco, ma sono in aperto contrasto, come frutto di menti diverse.
Ed in effetti, a pensarci, la 1 esprime un pensiero spontaneo, a braccio, nella maniera grezza, nauseata ed intellettualmente povera tipica dello stile di Bergoglio. La 3 (del 2017) è invece una catechesi preparata, verosimilmente frutto della penna di qualche collaboratore che ha messo ordine riproponendo l’insegnamento di sempre. Il papa l’ha solo letta pubblicamente in un momento in cui non gli dispiaceva fare il papa.
Dunque non c’è da stupirsi dell’incoerenza nell’insegnare, da parte di un papa che invita provocatoriamente alla coerenza nel non comportarsi da cristiani, se proprio non si vuole essere cristiani esemplari.

 

Il papa è vox Dei, ma Bergoglio è vox populi.
Il primo si occupa delle formalità d’ufficio, il secondo pensa a raccogliere gli applausi.
Nessuno prima di lui era riuscito a scindere così mirabilmente queste due realtà.
Abbiamo due papi, ma non nel senso che si intende di solito.

C’è il Parroco del Mondo Bergoglio che brilla e risplende col mettere in ombra il papa Francesco.

 

Al solito, vi siete persi il nocciolo della questione.

Rivelatore è il modo in cui (nella trascrizione sulla propria pagina Facebook) TV2000 corregge le parole del Papa.
Il passaggio chiave infatti diventa:

quelle persone che vanno in chiesa e poi vivono odiando gli altri

mentre nell’audio originale era:

quelle persone che vanno in chiesa e stanno lì tutta la giornata o vanno tutti i giorni e poi vivono odiando gli altri

Cioè la TV dei vescovi censura pudicamente il riferimento del papa ad una pratica religiosa, diciamo così, eccessivamente intensa.

Notate come l’intera frase suoni sgraziata, insulsa ed imprecisa, con una sorta di ripetizione che descrive una realtà del tutto campata in aria: chi sarebbero i Cattolici che si fermano tutta la giornata in chiesa? Ma neanche le suore di clausura!
Subito dopo, quasi a correggersi, la categoria incriminata è quella dei Cattolici che vanno in chiesa tutti i giorni. E questi sì esistono, ma sono estremamente rari. Qualche decennio fa no, la messa quotidiana era una pratica per molti. Oggi già diventa problematico trovare la chiesa aperta, figuriamoci poi se con i ritmi della vita moderna uno trova il tempo (…) per la messa feriale, e sempre che il prete la celebri.
Ora… dovremmo scovare -all’interno di questa categoria minuscola- quelli irrecuperabili, che pregano tantissimo ma a vuoto, odiano e parlano male della gente…
Ma con chi caspita se la sta prendendo?!?

 

Ecco. Questo è il vero fulcro del nostro discorso, nonostante il fatto che i giornalisti abbiano puntato l’attenzione del pubblico sul “meglio vivere da atei”.
Come mai si scaglia contro un personaggio del cattolico caricaturale e praticamente inesistente?
Un pensiero così sconnesso rivela la personalità che ci sta dietro più di mille discorsi preparati.
Proprio il fatto che modifichi la descrizione in corsa dimostra che non stava davvero pensando a quello che diceva, andava ad orecchio. Quelle parole non veicolano un ragionamento ma un’emozione che si fa volontà.

 

Esprimere una rabbia pluridecennale contro una certa categoria di cattolici, suo bersaglio preferito: quelli che difendono la tradizione, che chiudono le porte alle innovazioni creative, ai “tana libera tutti”, alle strumentalizzazioni politiche.
E per questo, per il loro non allinearsi alla vulgata rivoluzionaria dominante, vengono tacciati di grettezza di cuore, di mancanza d’amore verso gli scudi umani man mano adoperati per scardinare l’impianto della morale cattolica (di volta in volta prima scismatici ed eretici, poi abortisti, divorziati risposati, drogati, oggi gay, trans ed immigrati…)
E’ logico: se la morale scontenta alcune categorie, e da parte dei rivoluzionari si riesce a rappresentarli come vittime, la morale diventa oppressione.
Che alla fine questa logica della sinistra abbia preso il sopravvento anche nella Chiesa Cattolica dimostra quale tempo di uragani stiamo per attraversare.

 

Rigiratela come volete, il punto è questo. Non è la prima volta che Bergoglio mette allo scoperto il suo disprezzo per chi in realtà cerca di difendere la fede cattolica dalla sua dissoluzione.

Sei rimasto indietro? Significa che sei rigido e non sai amare, meglio sarebbe che uscissi dalla Chiesa!

 

Vale in fondo lo stesso ragionamento che feci per Hillary Clinton quando parlò del basket of deplorables: tutti a concentrarsi sui deplorables (gli esecrabili elettori di Trump), quando il vero elemento rivelatore della mente sociopatica era il basket, il cestino dove gettare idealmente gli avversari.
L’espressione infelice, non concordata, tradisce il sentimento sottostante.

 

Eccola l’idea sinistra. Il nocciolo.
Nella sua mente le maldicenze degli anticattolici sono vere: i peggiori, i più gretti e meschini, sarebbero proprio quelli che si fanno vedere in chiesa con maggiore assiduità.
Vox populi, appunto. Le sparate della ggente arrabbiata, quelli che è tutta colpa dei preti, che infestano le pagine dei social con fiumi di messaggi carichi di odio verso i Cattolici, accusati letteralmente di tutto; in maniera greve, livorosa e priva di rispetto per la realtà dei fatti.

 

Non parliamo solamente di uno scegliere di stare dalla parte dei lontani contro i vicini, sempre e comunque, illudendosi di attirare nuovi adepti grazie ad un applauso effimero.

C’è una visione condivisa. Un orizzonte culturale che porta alle estreme conseguenze gli errori e gli inganni della stagione postconciliare e degli ambienti progressisti.
Stare dalla parte di prostitute e pubblici peccatori, di gente che ha fatto grandi sbagli; contro i farisei che fanno i perfettini ben pettinati.
Ignorando il fatto che Gesù Cristo è il medico, non l’avvocato difensore del peccatore impenitente. Se non dici “Va’ e non peccare più” stai nel campo del Nemico.

 

Ormai è chiaro: al Papa le cose prettamente cattoliche danno fastidio.
Non tutte, non ancora; è pur sempre figlio di un’altra epoca. Ma è un iniziatore; dove vada il movimento rivoluzionario che incoraggia non lo sa, l’importante è farlo partire, poi proseguirà per la sua strada. Per definizione voluta dallo Spirito, ça va sans dire.

Per questo può far allontanare da Santa Marta un prete che ancora osa vestire la talare. Oppure una volta forza un chierichetto a non stare con le mani giunte in preghiera in maniera che giudica troppo rigida, un’altra volta lamenta l’ingenuità di un gruppo di preghiera che simpaticamente contava il numero di preghiere elevate al Cielo… Sono anche questi i piccoli segni di una insofferenza che ha radici profonde.
E’ la Chiesa delle chiese-capannone, delle opere d’arte moderna orribili pagate a caro prezzo, delle antiche opere d’arte svendute o trasferite in un museo. Dei tabernacoli disabitati e sostituiti da un trono.

 

Così ti spieghi come i nemici della fede che propugnano la Teologia della Liberazione ed ogni fuga “in avanti” ideologica prendano di nuovo il sopravvento, invece i movimenti e le congregazioni che puzzano di tradizionalismo, troppo dedite alla vita contemplativa o alla dottrina siano ostacolati e commissariati.

Poi non ti stupisci che per gli incarichi più prestigiosi Francesco sembri selezionare a bella posta i peggiori vescovi e prelati che riesce a trovare, che siano 1. servili nullità, 2. impresentabili con scheletri nell’armadio, 3. ideologhi invasati

oppure una combinazione di queste tre cose.

E’ perché sono quelli più motivati nel seguire il vento del cambiamento.

 

Nella sua testa sta facendo una guerra al vecchiume, agli ipocriti che pensano solo a pregare tanto. Ai fedeli chiusi, che si lamentano (!) del crollo della Chiesa in atto, e pure osano parlar male delle pecorelle smarrite.

 

Invettiva finale.

Tu, papa, che nel momento meno opportuno dicesti: “Chi sono io per giudicare?”.

Come ti permetti allora di mettere alle strette un fratello, costringendolo a scegliere: da una parte il lasciare la Chiesa, dall’altra un impossibile sentirsi testimone esemplare, perfettamente a posto con la coscienza?
Che mancanza di carità nel porci davanti ad un bivio, o tutto o niente.
Questa è pastorale?

 

Meno male che siamo nella Chiesa inclusiva!
L’ospedale da campo dove i malati che vogliono curarsi con cure di fantasia, con erbette ed omeopatia, per rimanere malati, sono accolti a braccia aperte, così che non si curi più nessuno, in compenso si prendano il colera anche quelli che già stavano dentro ma avevano solo un’unghia incarnita.

L’unica vera colpa è l’apparire rigidi e giudicanti.

In quel caso ti si legge nella mente, decretando che sei uno che odia e sarebbe meglio per tutti che te ne uscissi fuori, al freddo e al gelo.

 

 

No, mi spiace, non abbiamo le traveggole. Diventa un’impresa impossibile anche solo tentare un elenco completo delle occasioni in cui si è comportato in maniera indegna di un papa. Ad un certo punto uno sbotta. Perché la necessità per un fedele di non mancare di rispetto al papa non può diventare un’arma di distruzione di massa (e noi zitti sotto, come Troisi e Benigni nella lettera a Savonarola).

Siamo arrivati a questo. Meno cattolico sei, più ti si accoglie a braccia aperte, rafforzando la tua percezione di essere nel giusto. Più cattolico sei, più ti si respinge con disprezzo, perché non ti presenti come piace ai nuovi buoni, i militanti della cosiddetta Giustizia Sociale.

 

 

 

Appendice. Gli atei sono ipocriti?

Permettetemi di spiegare il sottotitolo di questo articolo.
Sì, non è giusto generalizzare e la frase era a scopo provocatorio, ma in sostanza è vera.
Tutti gli esseri umani sono in un modo o nell’altro degli ipocriti. Impossibile essere fedeli agli standard che ci diamo, per colpa del Peccato Originale. Attenzione però: chi si abbandona agli istinti, rifiutando ogni legge morale, è il più ipocrita di tutti, perché si racconta la favola che tutto va bene mentre precipita e lo sente.

Dico invece: meglio fingere di essere a posto, predicare bene e razzolare male, piuttosto che fingere di essere a posto, predicare male e razzolare male.

 

Quindi rinunciare ad andare in chiesa non è un vantaggio in alcun senso, perché tanto a “liberarti” dai vincoli dell’apparenza cesserai di sentire il pungolo del modello di bene riconosciuto, ma acquisirai altre maschere, vivrai ipocrisie molto più insidiose.
Infatti non nasconderai più solo il tuo non essere a posto con la coscienza, vorrai soffocare il senso di vuoto.

 

Ma nello specifico gli atei si trovano in una situazione ancora meno difendibile, grazie a quella che potremmo chiamare morale a geometria variabile.
Quando non credendo in Dio non hai alcun vincolo (in effetti è per te impossibile fondare una qualunque idea di etica) ti si apre un mondo:

1-puoi andare dietro ad ogni tuo capriccio e recitare allo stesso tempo la parte della persona libera ed aperta.

2-Puoi invece seguire per convenzione alcune regole morali di origine religiosa e fingere che il tuo rispettarle sia infinitamente più nobile: perché lo faresti così, senza ragione, per quanto sei bravo, e non invece per convenienza o per il condizionamento che hai effettivamente subito…

3-Puoi cambiare idea in corsa e saltabeccare tra 1 e 2, un po’ moralista e un po’ libertino, a piacere. Sempre raccontando a te stesso quanto sei superiore, persona tutta d’un pezzo, che ci tiene a giustizia ed equità ma non si fa influenzare…

 

Vivere da atei è vivere da ipocriti perché si può sempre fare finta che le cose abbiano un senso, dopo aver rifiutato la luce.

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