La Rivoluzione: un gioco da ragazzi

Il Papa piacione e i ggiovani.

Nice Guy Jesus, la statua, ricorda la foto usata per promuovere il messaggio di Papa Francesco che mira a spronare i giovani ad essere agenti del cambiamento

A sinistra: Buddy Christ, da un filmaccio anticattolico. A destra: la foto utilizzata per diffondere il messaggio di Papa Bergoglio che mira a lusingare i ragazzi trattandoli come sapienti attori del cambiamento.

E’ abbastanza imbarazzante. Io che vivo nello scoramento dal momento dell’elezione di Francesco, ma non voglio neanche mancare di rispetto alla figura del Papa. Devo parlare. Dobbiamo farci sentire. Per evidenziare la traiettoria catastrofica su cui ci hanno messo i progressisti che hanno preso il controllo della Chiesa. Diciamolo, questo papa è in sostanza dalla parte di chi ha sempre combattuto contro tutti i suoi predecessori.

 

 

Ahimé, basta tacere! gridate con centomila lingue. Vedo che, per lo tacere, lo mondo è guasto, la Sposa di Cristo è impallidita.

S. Caterina da Siena

 

Una somiglianza.

La foto di apertura di Papa Francesco proviene dalla pagina FB Missio Giovani; è stata scelta per illustrare, dal punto di vista dei papaboys, il contenuto della omelia buonista che ha pronunciato la Domenica delle Palme.

Trovo che ricordi molto la statua di Buddy Christ (il Cristo Compagnone), immagine diventata un meme popolare, originariamente lanciata dal film anticattolico e, possiamo senz’altro dire, blasfemo intitolato Dogma (1999).

Nel film in questione un cardinale architetta un piano per far apprezzare la Chiesa ad un pubblico più giovane, attraverso la campagna “Cattolicesimo WOW!” di cui fa parte anche questo grottesco Gesù ammiccante.

Ma poi serve continuare? Potrei fare un bell’elenco di episodi che fanno venire il latte alle ginocchia, sulla stessa lunghezza d’onda. Tra gli esempi più visivamente memorabili ricorderò solo i numerosi casi di preti -e anche vescovi- che ballano goffamente davanti all’altare, per fare i giovani.
Che strategia brillante. Cercare di attirare ragazzi svogliati, che ormai non si impressionano con niente, disperatamente scimmiottando i personaggi patetici che la satira più velenosa ha saputo inventare per attaccarti.

 

 

Le lusinghe del Papa

Questa omelia cade nell’occasione della 23esima Giornata Mondiale della Gioventù, commenta inoltre la lettura dell’ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme.

Vediamone alcuni passaggi.

 

 

[…] E a voi, cari giovani, la gioia che Gesù suscita in voi è per alcuni motivo di fastidio e anche di irritazione, perché un giovane gioioso è difficile da manipolare. Un giovane gioioso è difficile da manipolare!

Ma immaginate l’effetto che possono avere queste parole su di un giovane tirato su a cucchiaiate di storie a lieto fine, incoraggiamenti per accrescere l’autostima, programmi scolastici fatti con lo stampino e slogan politically correct.

Certo, ce la caveremo. Dobbiamo solo rimanere spontanei, pieni di gioia e di speranza. 
Possiamo cambiare il mondo. Siamo giovani, istruiti, decisi. Possiamo correggere gli errori dei nostri padri. Il mondo guarirà!
Se ci fidiamo del nostro istinto e non cediamo di fronte ai rigidi dogmatici che cercano di fermare il corso della storia, nessuno potrà manipolarci!
E poi diciamolo, chi mai potrebbe opporsi alla gioia?

 

Favole, sogni. Sogni stupidi e pericolosi.
Prima di tutto non possiamo fidarci dei nostri sentimenti.
Se poi sei giovane, questo è per te il tempo per imparare, con umiltà e attraverso anni di lavoro. Per smussare tra l’altro gli spigoli del tuo carattere e imparare a controllare i tuoi istinti. Non è certo il tempo per pretendere di cambiare le regole o di ottenere nuove dottrine religiose, che vengano incontro ai tuoi desideri, frutto di una limitata esperienza della vita.
Ma chi mai potrebbe difendere questa assurdità che quelli che meno sanno debbano essere quelli che insegnano?

Aspe’. E’ proprio così che si viene manipolati.
Ma…. ma il Papa ha appena detto che i giovani gioiosi non possono essere manipolati! Lo ha detto due volte!

Ma certo che possono esserlo, e lo sono.

Intanto non esiste la persona sempre gioiosa. La gioia è una sensazione temporanea.
La cosa che più gli si avvicina sarebbe il caso patologico di chi cerca di convincersi di essere sempre superfelice anche quando è vero il contrario.
Per effetto contagio ci si può sentire pieni di gioia, nel gruppo, per qualche ora, magari ad una Giornata della Gioventù. Ma poi passa. E non possiamo basare la nostra impressione di valere qualcosa su fondamenti così ridicoli e superficiali.

Inoltre è precisamente attraverso l’illusione della gioia che tante persone vengono manipolate!
Grande classico delle sette religiose. Prendete quello che è stato definito love bombing: una persona in condizione di convertirsi ai Testimoni di Geova, la prima volta che entra in una Sala del Regno viene accolta da tutti con manifestazioni esagerate di affetto. La forza travolgente del gruppo blocca la vittima, che a quel punto non ha più il coraggio di mettere in discussione gli insegnamenti che riceve: come potrebbe essere tanto ingrata di fronte a quelle persone meravigliose che le hanno aperto il loro cuore!

 

Siamo nell’era degli ideali rassicuranti, che schiacciano la nostra libertà e capacità di comprendere.

E qui il Papa invece di suonare la sveglia si unisce al coro.
Ma, mi potreste obiettare, si riferisce esplicitamente ad una gioia che Gesù suscita in loro, non semplicemente ad un qualunque sentimento. Il problema è: che cosa rappresenti codesta gioia non è definito. Se è soggettiva, e siete stati educati ad attribuire un grande valore al vissuto interiore, allora Gesù diventa uno schermo per i vostri capricci.

 

Scegli il messaggio cristiano tutto intero, senza sconti. Metti al centro la Croce. Allora potrai esplorare e vivere un significato più profondo, di conseguenza una gioia più piena. Anche attraverso le durezze della vita, persino nel dolore.
Ma se invece sostituisci i valori fondamentali della fede con perle di saggezza da bacioperugina; se cerchi la gioia come obiettivo finale, rimarrai sulla superficie. E spesso ti sentirai vuoto, insoddisfatto.

 

 

E’ una faticaccia. Mica mi piace dissezionare le parole dell’uomo che dovrebbe essere la mia guida spirituale. Eppure eccomi qua, parte di un gruppo di “tradizionalisti” che cercano una via d’uscita senza trovarla, a parte la preghiera.
Francesco lo sa bene e dunque ci dipinge come quelli che reagiscono con “fastidio ed irritazione”.

 

Ma esiste in questo giorno la possibilità di un terzo grido (la Lode spontanea della folla durante l’ingresso trionfale a Gerusalemme, alternativa agli altri due gridi, il “Crocifiggilo” della folla e il beffardo “Salva te stesso” rivolto a Gesù, ndR): «Alcuni farisei tra la folla gli dissero: “Maestro, rimprovera i tuoi discepoli”; ed Egli rispose: “Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre”» (Lc 19,39-40).

Far tacere i giovani è una tentazione che è sempre esistita. Gli stessi farisei se la prendono con Gesù e gli chiedono di calmarli e farli stare zitti.

Qui Francesco sta chiaramente distorcendo il significato del testo.
Il messaggio senza senso (Potere ai Giovani?) finisce per sovrapporsi al Vangelo (!). I discepoli di Gesù, che lo proclamano Signore in Gerusalemme, in qualche modo rappresenterebbero dei “giovani di oggi” che urlano le loro idee.
E poi chiunque si oppone alla visione di Francesco va considerato un fariseo. Questa è una tematica ricorrente nel suo bagaglio di figure retoriche. Applicata a coloro i quali si oppongono alla resa al Mondo, ovvero che si comportano in maniera opposta a quella dei farisei.

 

Ma stiamo scherzando? Sarebbe questa la grande crisi del nostro tempo? La tentazione di far tacere i giovani?

 

Ci sono molti modi per rendere i giovani silenziosi e invisibili. Molti modi di anestetizzarli e addormentarli perché non facciano “rumore”, perché non si facciano domande e non si mettano in discussione. “State zitti voi!”. Ci sono molti modi di farli stare tranquilli perché non si coinvolgano e i loro sogni perdano quota. […]

Oggi assistiamo ad azioni di protesta anche violente con motivazioni assurde, osserviamo studenti emotivamente fragili ossessionati da questioni razziali o pronti a rigurgitare slogan propagandistici; c’è l’attacco alla libertà di parola nelle università perché non si riesce più ad accettare l’esistenza di voci fuori dal coro. E in questo clima, dico, come si fa a difendere così superficialmente la pretesa di questi giovani di pontificare in fotocopia, per contagio, senza mai essersi dati pena di imparare due concetti in croce?

 

Un cattivo maestro si riconosce da questo: inveisce contro i mali delle alluvioni mentre sta seduto nel bel mezzo di un grande incendio.
Almeno l’applauso dei piromani è garantito.

 

Da notare anche l’enfasi sui sogni che volano alti.
Immaginifico.

Ma i ragazzi non hanno bisogno di essere spronati a sognare.

Mi ricordo quella volta, più di 10 anni fa, quando cercai di discutere la Smania di Rinnovamento Ecclesiastico® con un prelato progressista che aveva un importante incarico nella Diocesi di Genova. Potete riconoscere i modernisti (progressisti) dalla loro tipica risposta alle parole di Gesù in Matteo 5, 37: “Sì, ma…”
Dicevamo… questo buon prete mi rispose utilizzando una parola chiave che in qualche modo esprimeva il suo approccio alla pastorale: fantasia.
Mi caddero le braccia. E’ come essere guidati da bimbetti irresponsabili.
L’ottimismo non può sostituire la saggezza.

I giovani cercano in te una guida, un’ancora di stabilità. Delle parole prudenti. Magari puoi impersonare la figura autorevole che faccia da bersaglio per la loro voglia di ribellione. Non puoi negargli questi punti di riferimento.
E questo vale per gli educatori in genere, ma specialmente per i membri del clero, per la natura stessa della dottrina: se davvero proviene da Dio non può essere sostituita per venire incontro a mutate sensibilità.

Quando persino gli inquieti guardiani della Tradizione smaniano per lanciare innovazioni, rincorrendo sogni e mettendo in discussione il loro stesso ruolo, la generazione più giovane si trova smarrita e senza bussola, morale e non.

Per un breve periodo, però, questi maestri che rompono con il passato possono godersi una sferzata di popolarità: “Wow, sei così aperto e moderno per essere un prete!”

Potremmo azzardarci a descrivere questo pontificato nel seguente modo: Bergoglio che trascina giù Papa Francesco per rendere Bergoglio sempre più benvoluto e lodato.
Nel processo il papato e la dottrina cattolica finiscono nel tritacarne.

I media di sinistra, anticattolici ed antireligiosi, osservano ed applaudono.

 

Ma già i dati sull’afflusso di fedeli in Piazza San Pietro dimostrano che questa strategia è fallimentare, anche fermandosi a considerare solo la popolarità.
Per forza. Che te ne fai di un vecchio che ti dice in maniera indiretta di smettere di seguirlo?

 

Ecco la conclusione dell’omelia papale:

Cari giovani, […] sta a voi non restare zitti. Se gli altri tacciono, se noi anziani e responsabili – tante volte corrotti – stiamo zitti, se il mondo tace e perde la gioia, vi domando: voi griderete?

Come già detto, si tratta di rassicurare i giovani: hanno già in loro quello di cui hanno bisogno; devono combattere contro gli adulti, che mancano dello spirito e del coraggio per cambiare; e il modo di reagire è quello di urlare.
Lasciarsi andare. Una reazione emotiva.

Nessuna meraviglia che chi sa come controllare le emozioni delle masse oggi se la ride sotto i baffi.

 

Aspetta, ma… e Santa Caterina da Siena?

La citazione in apertura è usata spesso dai critici di questo papa perché si tratta di un buon esempio di una santa che, nonostante la sua riverenza per la figura del Santo Padre, non le mandò a dire ma rimbrottò con severità il Papa in varie occasioni, attraverso lettere aperte.

D’altro canto potreste trovare delle somiglianze superficiali tra le sue parole e quelle dell’omelia appena discusse. Dopotutto Francesco dice ai giovani di combattere la corruzione, rifiutarsi di tacere, anzi urlare! Proprio come Santa Caterina, no?

No.
Chiunque può atteggiarsi. Conta non la capacità di mostrare indignazione, ma le ragioni che stanno dietro.
Se c’è qualcosa peggio del silenzio è il rovesciamento dei ruoli tra discepoli e farisei. Far tacere quelli che dovrebbero urlare ed invece incoraggiare le voci radicali che già dominano il panorama.

Non c’è dubbio che Caterina parlava nel nome dell’idea di Dio propria della tradizione cattolica, esigendo virtù ed un ritorno verso Roma.

Purtroppo possiamo dire il contrario per molti cardinali e vescovi messi da Francesco in posizione di far danno, tanto per fare qualche nome Paglia, Maradiaga, Marx, Schönborn, Galantino…

Sostenere proprio il cambiamento che viene richiesto dai nemici della Chiesa. In mezzo ad una nebbia di parole, diffuse per velare e confondere.

 

Non siete convinti?

Vediamo allora il contesto.

Il 2018 è l’anno del Sinodo sulla Gioventù.

Segni dei tempi: il Papa ha voluto che la meditazione per l’edizione di quest’anno della Via Crucis del Venerdì Santo, trasmessa in mondovisione dal Colosseo, venisse scritta dagli studenti di un liceo romano.
Quello che un tempo era un momento di riflessione profonda e preghiera firmato dal papa stesso, in seguito affidato a vescovi autorevoli, in anni recenti è diventato l’occasione per dare lustro e riconoscimento alla voce di laici e teologi. L’anno scorso è stata Anne-Marie Pelletier, una esegeta biblica femminista, a farci da guida attraverso i Misteri della Passione. Infine quest’anno è diventata una attività extracurricolare per qualche ragazzo preso a caso.

 

Ma soprattutto. Per meglio preparare il sinodo, il Vaticano ha organizzato una riunione di giovani tra i 16 e i 29 anni da tutto il mondo, per discutere le loro idee in materia di fede e di vita. Il documento conclusivo, che sintetizza quel che sarebbe emerso anche dai contributi giunti attraverso una pagina Facebook, risulta una insipida accozzaglia di pensieri sparsi che nessuno desidererebbe davvero leggere. Troppe voci e troppi compromessi diplomatici nella stesura.
In ogni caso i contenuti che si sono guadagnati le prime pagine (e che dovrebbero influenzare i padri del Sinodo) sono stati quelli più rivoluzionari.

Giovani cattolici che richiedono con convinzione che la loro Chiesa si adegui ai mantra del progressismo.
Più inclusività, giustizia sociale, ecologia integrale, sopra ogni cosa il dare potere alle donne.

Francesco ha proposto la sua omelia avendo ben in mente questo documento, ufficialmente consegnatogli proprio in quella Domenica delle Palme.

 

Vediamo qualche tratto saliente.

Molte volte la Chiesa appare come troppo severa ed è spesso associata ad un eccessivo moralismo

 

Inoltre:

Abbiamo bisogno di una Chiesa accogliente e misericordiosa, che apprezza le sue radici e i suoi tesori, amando tutti, anche quelli che non seguono quelli che crediamo essere gli “standard”.

Questo passaggio è molto istruttivo perché dimostra l’indisponente inconsistenza di un discorso ammorbato dalla diplomazia.
Se sei un fedele osservante di fatto non trovi niente da obiettare in quelle parole. Epperò, se al contrario ritieni che certi insegnamenti della Chiesa siano semplicemente sbagliati (caso classico: sull’omosessualità), puoi trovare nelle stesse frasi un richiamo alla riforma radicale: cari anziani leader della Chiesa, smettetela di pretendere che le persone si adeguino ad uno standard, smettetela di chiamare questo standard “valori morali”, smettetela di odiare…

 

 

Su argomenti come

contraccezione, aborto, omosessualità, convivenza, matrimonio e sacerdozio

il documento dice:

troviamo ancora disaccordo e un dibattito aperto tra i giovani. Di conseguenza essi vorrebbero che la Chiesa cambiasse i suoi insegnamenti o, perlomeno, che fornisca una migliore esplicazione e formazione su queste questioni.

 

Cambiare gli insegnamenti! Le frasi che esprimono il punto di vista opposto non possono disinnescare simili bombe.
L’unica ragione per cui queste richieste non hanno smosso più di tanto i media è il fatto che raggiungono livelli di impudenza oggi normali.
E d’altra parte i non cattolici, inclusi i nemici giurati della religione, ormai non sentono neanche più il bisogno di infierire su questa carcassa di Chiesa, che ci pensa già da sola a suicidarsi.

 

Aldo Maria Valli (un caso unico e coraggioso di vaticanista: quando tutti hanno deciso di saltare sul carro della nuova chiesa bergogliana ha compiuto il percorso inverso) commenta amaramente che questo testo “dei giovani” sembra scritto piuttosto da qualcuno che ragiona secondo schemi ideologici vecchi di 50 anni, e che all’interno si trova una analisi superficiale e ambigua che “sembra soddisfare le aspettative del mondo, che vuole la Chiesa sul banco degli imputati e in posizione perdente.”

Torneremo sul concetto di idee di 50 anni fa. Un ultimo frammento significativo del testo:

 

La chiesa deve coinvolgere i giovani nei processi decisionali e offrire loro ruoli di leadership. Questi devono essere individuati in parrocchie, diocesi, a livello nazionale e internazionale, e persino a livello delle commissioni in Vaticano. Siamo fermamente convinti di esser pronti per poter essere guide

Bene: siete giovani, volete comandare e decidere, parlate in nome di una categoria astratta di persone, volete esprimere quel che sentite. Possiamo stare tranquilli, no?

 

I soldati della Rivoluzione

Bambino freddo ed inquietante. Uno dei personaggi di Equilibrium.

Un bambino riprogrammato da un regime distopico, pronto a denunciare i suoi stessi genitori se non seguono le regole del Nuovo Ordine. Nella foto: Robbie Preston (Matthew Harbour) dal classico della fantascienza Equilibrium (se non lo conoscete vi consiglio di vederlo). Fonte: Equilibrium Fans

In Cambogia tra il 1975 e il 1979 lo spietato regime comunista dei Khmer Rossi ha compiuto uno dei peggiori genocidi della storia, con più di 2 milioni di morti (un quarto della popolazione del paese). Non è solo il livello sconvolgente di violenza e carestia; più dettagli conosci su questo abominio di esperimento sociale, più perdi fiducia nell’umanità.
Uno dei capisaldi era l’idea di rinnovare completamente la società; i soli soggetti degni di fiducia erano i bambini, che non conservavano memoria di una vita prima delle rivoluzione, dunque potevano essere condizionati a diventare cittadini modello della nuova era.
Bambini anche di 10 anni erano messi a capo di commandos e si distinguevano per la freddezza e brutalità
.

 

Dare potere ai ragazzi è una delle azioni più pericolose che si possano compiere.

E non dimentichiamo che l’inno del fascismo era intitolato Giovinezza. Nasceva da una canzone goliardica. Giovani studenti universitari di inizio 20esimo secolo. Idealisti. Contagiati dalle passioni dell’epoca: nazionalismo e culto della guerra come forza che purifica l’umanità. Spinsero per l’entrata nella Prima Guerra Mondiale. Aderire al fascismo fu una evoluzione naturale.

 

Potreste dire che si tratta di casi estremi e che non c’entrano con la situazione attuale.

Ma pensiamo… Nel mitico 1968, in quegli anni, i movimenti studenteschi hanno lanciato l’attacco alla morale tradizionale, riuscendo a ridefinire la nostra concezione di sessualità, famiglia, identità e giustizia.

Autocontrollo, virtù, pudore, purezza, autorità e persino matrimonio divennero parolacce.

La rivoluzione sessuale si sta ancora dipanando, nonostante lo scenario di devastazione che ha provocato. Meglio anzi: si sta espandendo grazie a quella devastazione. Ad esempio sempre meno giovani si sposano, ed è da tanto tempo che non avviene un dibattito sulla opportunità del divorzio. Non parliamo poi di insegnamenti chiari, netti, normativi: sarebbe chiedere troppo. Persino nella Chiesa. In gran parte a causa dell’espediente, del ricatto morale: non puoi mica far soffrire quelli che dal divorzio ci sono passati, criminalizzandoli…
Più la gente cresce all’interno di famiglie sfasciate, più insiste che questa è la nuova normalità. Ci si lamenta che -ahimé, destino cinico e baro- l’amore non dura, ma si afferma convinti che la famiglia tradizionale non è che una delle tante possibilità tra di loro equivalenti. E si considera una convivenza una ottima opportunità per testare sul campo, nella vita di tutti i giorni, il proprio partner sessuale, prima di prendere ulteriori impegni (provvisori).

Gente che comincia a fare sesso prima di avere una chance di raggiungere la maturità; che spesso non ha alcuna esperienza, per quanto indiretta, di cosa significhi il matrimonio, ora esige che la Chiesa Cattolica rispecchi il loro piccolo, angusto mondo, con le sue penombre. Qualunque risposta che non sia un chiedere umilmente scusa per aver imposto regole antiquate risulterebbe segno di chiusura inaccettabile.

Ed ecco loro un papa che, anche grazie al suo affetto per la sorella Maria Elena Bergoglio, che è divorziata, non se la sente di “imporre” principi troppo pesanti, per questo sembra determinato a piegare gli insegnamenti immutabili della Chiesa sul matrimonio, in modo da abolirli in pratica pur continuando in teoria a sostenerli: farne lettera morta.
Abbiamo qui la diatriba sull’Eucaristia ai divorziati risposati.

 

Basta seguire con attenzione le notizie dal Vaticano, e in particolare i conigli dal cilindro che saltano fuori dalle interviste di papa Bergoglio, per convincersi che non si tratta di incidenti isolati. C’è un filo rosso che lega gli eventi di questo pontificato. Dalle sue parole di incoraggiamento a Centri Sociali ed estremisti di sinistra, agli attestati di stima / dialoghi ammirati con potenti seminatori di tempesta, atei come Eugenio Scalfari.

(Ultimissima: oggi, mentre avevo concluso la stesura di questo pezzo, Scalfari ha pubblicato su La Repubblica un altro dei suoi famigerati dialoghi col Papa. Questa volta la dichiarazione più sconcertante attribuita a Bergoglio, a parte il suo orgoglio nell’essere definito un rivoluzionario, sarebbe che l’Inferno non esiste! I peccatori impenitenti secondo le sue parole semplicemente svanirebbero. Ecco, qui siamo all’eresia pura e semplice. Epperò il Papa può lasciare che queste schifezze rimangano nero su bianco, senza bisogno di correggere o negare, tanto possiamo sempre pensare che il suo amichetto -e giornalista preferito- gli abbia messo in bocca parole non sue. Risultato: una dottrina che non è né affermata né negata, eppure esiste là fuori, in una sorta di stato di flusso. Benvenuti alla Teologia di Schrödinger!
Edit: la smentita dalla Sala Stampa Vaticana è arrivata, il minimo sindacale. Chiunque desse valore all’impedire la circolazione di simili pastrocchi, se del tutto lontani dal suo sentire, reagirebbe con ben diversa indignazione e certamente non tornerebbe la volta successiva, come accade regolarmente ormai, a farsi nuovamente intervistare ed interpretare maliziosamente.)

 

Approccio trasformativo: portare la Chiesa sempre più vicina alle idee del mondo, fuggendo lentamente dalle proprie radici, per così dire. Una rivoluzione non dichiarata, da carbonari.
Metti gli ingranaggi in moto, insisti sul fatto che certe materie delicate necessitano ulteriore dibattito e approfondimento, e il Cattolico tutto d’un pezzo non troverà alcun errore o abuso concreto contro cui obiettare. Invece i rivoluzionari colgono bene il messaggio: ciò che prima era fissato definitivamente ora è oggetto di dibattito. E dato che non ci sarebbe un senso a riaprire la questione, farci rimuginare sopra per anni, e alla fine riaffermare esattamente quel che si sosteneva prima, tornando al punto di partenza… beh, il cambiamento passa come inevitabile.
Importante, perché questa strategia sia efficace, è creare un senso di attesa. Pressioni che sembrino venire dai fedeli. Mettere tutti di fronte al fatto compiuto, con intere comunità che iniziano il nuovo corso e non potrebbero umanamente tornare indietro.

Ecco perché Francesco ha insistito tanto che nel dibattito che ha portato alla stesura del documento preparatorio, in vista del Sinodo, voleva coraggio da parte dei giovani: che parlassero “con franchezza e in tutta libertà. Faccia tosta!” (parole sue).
Che i giovani guardino l’istituzione dall’alto in basso: questo era il piano. 
Per forzare i padri del sinodo ad esclamare: “Fratelli, non possiamo proprio rimanere così distaccati dalla realtà e dai fedeli; dobbiamo davvero cambiare!”

 

Certo, un singolo documento non può cambiare il mondo, ma infatti qui stiamo esaminando solo un pezzo del puzzle.

E’ una battaglia complessa perché non puoi calcare troppo la mano o scoprire le carte.

 

Il ’68 è vivo e lotta con noi

Molti di quegli studenti che 50 anni fa volevano distruggere le istituzioni, in seguito hanno fatto carriera e delle stesse istituzioni ne hanno preso il controllo.

La nostra società è figlia delle loro idee.
Il fallimento delle ideologie che quelli sostenevano ha prodotto molte delle storture e dei problemi sociali che oggi spingono i giovani alla protesta. Ma ora quegli stessi rivoluzionari, ormai anziani, possono sperare di coltivare una nuova stagione di cambiamento, con un trucco machiavellico: convincere i giovani contestatori che devono seguire le orme dei loro padri e nonni, confondendo il conformismo radicale con il cambiamento radicale. Sotto il pretesto che saremmo ancora vittima di ciò che c’era ancor prima, di quel che rimane di secoli di crescita della civiltà occidentale. Bisognerebbe cioè procedere sulla stessa strada, distruggendo anche le fondamenta.

 

C’è una storia parallela nella Chiesa Cattolica.  Dalla fine del Concilio Vaticano Secondo nel 1965, lo spirito ribelle degli anni ’60 è stato riproposto come l’autentico spirito del Concilio.

Una spinta ad affermare idee progressiste che, si sostiene, sarebbero contenute implicitamente nelle Costituzioni del Concilio, o almeno avrebbero dovuto esserci.

La generazione dei vescovi che ebbero una esperienza diretta delle lezioni della II Guerra Mondiale, ormai morti o in pensione, viene sostituita da uomini di Chiesa che durante i loro anni di formazione hanno vissuto il fermento di questa atmosfera di  rinnovamento, di esperimenti liturgici, di ingenua apertura al mondo. Spesso finendo per innamorarsi delle ideologie più alla moda (e apparentemente inarrestabili), come  Comunismo e Progressismo. Tra l’altro rimanendone sostenitori anche dopo il declino, per ultimi, fuori tempo massimo.

Dato che la Chiesa è molto conservatrice e resistente alle pressioni esterne, è stato solo in tempi recenti, attraverso la figura singolare di Francesco, che questi araldi della de-cattolicizzazione spinta hanno raggiunto il vertice della gerarchia ecclesiastica, finalmente senza l’ingombro di qualche figura autorevole che potesse stopparli (tipo, nome a caso: Joseph Ratzinger).
Non stavano più nella pelle: è la loro grande occasione, arrivata in extremis, ora che sono anziani (dopo una vita intera passata “all’opposizione”), per rilanciare le loro riforme stantie. Dove ha ironicamente un posto di rilievo tutta la retorica sui ggiovani con due g.

Ecco dunque. Spingere i papaboys a diventare nemici della Tradizione, a loro immagine e somiglianza.

 

Venti di cambiamento, nubi all’orizzonte

In gran parte del mondo sottosviluppato l’età media della popolazione è ben al di sotto dei 20 anni, grazie al boom demografico. Miliardi di persone scarsamente educate e molto inquiete, senza una storia solida sotto i loro piedi. Argilla da modellare, potenzialmente. Pericolosissimo.

raduno di massa delle Guardie Rosse, sotto il regime di Mao Tse Tung

Giovani rivoluzionari cinesi ad un raduno di massa. Le Guardie Rosse rappresentavano uno strumento formidabile in mano a Mao Tse Tung, grazie alla loro fanatica devozione al leader comunista e alla loro purezza ideologica.

 

Nel frattempo qui da noi in Occidente sempre più studenti si scagliano contro i fondamenti della società, facendo di ogni erba un fascio e sostanzialmente condannando la storia del proprio popolo in quanto troppo imperfetta per essere accettata.

Oltretutto non è strano ormai leggere di insegnanti che spingono gli alunni a tenere sotto controllo il comportamento dei loro stessi genitori, sgridandoli o impartendo loro punizioni ogniqualvolta riscontrino un comportamento non corretto (secondo l’ideologia imparata a scuola).

Magari far pagare una “multa” al papà perché consuma troppa acqua o non ha riciclato abbastanza.

Sembrano curiosità paradossali, ma questa inversione dei ruoli, in cui giovani impegnati e facilmente manipolati prendono le decisioni, nell’illusione di essere competenti, può portare a conseguenze catastrofiche.

 

Il peggior momento possibile per avviare un cambiamento è proprio quello in cui tutti vogliono cambiare.

 

Il tempo volge al brutto.
Penseresti che il Papa dovrebbe essere la persona più indicata per opporsi a questa trasformazione, invitando alla calma e difendendo la tradizione.

 

Il valore della Tradizione.

La saggezza è un prodotto prezioso, distillato di secoli di duro lavoro, sbagli, ripartenze, guerre e miserie; arrivando alla fine a riconoscere -e trasmettere- i principi fondamentali che definiscono una civiltà; principi così complessi e profondi, specialmente nelle conseguenze a lungo termine, che neanche quelli che li sostengono riescono a comprenderne pienamente le ragioni.

Per questo l’autodifesa di una società (ma anche la possibilità di migliorare!) si basa sulla capacità del sistema di impedire a chiunque, a parte qualche genio eccezionale, di mettere mano ai suoi meccanismi vitali.
Al contrario, a chi desidera il cambiamento per il cambiamento, la saggezza sembra indistinguibile dall’ostinazione ad indossare il paraocchi per rimanere legati ad idee antiquate.
Più è avanzata una società, più delicata e sottile diventa la barriera che separa il progresso dalla decadenza.

I grassi figli dell’oggi, che giudicano severamente il mondo dalla comodità del loro divano, credono di saperla lunga ma pagheranno molto cara la loro superbia.

 

Se vuoi la distruzione dai potere ai giovani.
Francesco lo sa.

 

 

Buona Settimana Santa.

4 commenti:

  1. Molto interessante.

    Una volta nel vecchio blog avevo parlato di un libro dove Anthony Burgess esamina molto bene il rapporto tra gioventù e dittatura:

    https://deliberoarbitrio.wordpress.com/2012/11/13/meat-me/

    una cosa che mi ha colpito particolarmente è la metafora che Burgess tira fuori a un certo punto a proposito di erbivori e carnivori dal punto di vista gnoseologico. Ne parla nel settimo capitolo della prima parte, “I figli di Bakunin”, una disamina estremamente acuta di quello che oggi chiameremmo giovanilismo. Parte analizzando la figura di Bakunin e il suo impatto sull’anarchismo, che è stato anzitutto un mito giovanile perché “Lo Stato è, e sbadigliamo a dirlo, un’immagine paterna”. Da qui passa all’eterno conflitto generazionale e le sue ricadute politiche: “La causa degli studenti diventa qualsiasi causa universale diventata di colpo urgente. In larga misura, gli studenti ribelli di Parigi del maggio 1968 furono diretti da agitatori adulti. I gruppi giovanili sono macchine utilissime: i giovani possiedono energia, sincerità e ignoranza.” Infatti nel libro 1984 i bambini sono fondamentali per il potere totalitario del Grande Fratello, il quale peraltro “ha il buon senso di non farsi chiamare Padre Nostro.”

    «In qualsiasi discussione sul futuro politico dei Paesi del mondo libero, dobbiamo prendere in seria considerazione il pericolo che i movimenti giovanili rappresentano per la causa della libertà tradizionale. Questa affermazione sembrerà priva di senso alla gioventù stessa, la quale è convinta di essere l’unica custode della libertà in un’epoca in cui i vecchi sembrano desiderosi di limitarla sempre più. È vero che la vecchiaia cerca di limitare la libertà della gioventù, ma solo perché questa libertà è licenza. Se gli uomini sono nati liberi, è solo nel senso socing che anche gli animali sono nati liberi: la libertà di scegliere fra due modi di azione presuppone la conoscenza di ciò che la scelta comporta. Noi acquistiamo conoscenza tramite l’esperienza diretta, come il bambino che si è scottato ha paura del fuoco, oppure tramite l’esperienza altrui, che è contenuta nei libri. La voce dei neoanarchici è quella del cineasta Dennis Hopper: “Non c’è niente nei libri, amico”, o quella del cantante pop inglese che dice “La gioventù non ha bisogno d’istruzione. La gioventù le cose se le cerca per conto suo”. Il dottor Samuel Johnson, dopo aver ascoltato un esponente del primitivismo, osservava: “Questo è molto triste, signore. Questo è animalesco”. Più che leonino è bovino. Ci vuole molto tempo per ottenere brucando in un prato la proteina che si trova in un rapido pasto di carne. Noi vecchi offriamo la carne dell’istruzione: la controcultura ritorna all’erba.»

  2. Alessandro Grasso

    Bellissimo il tuo pezzo. Mi piace soprattutto come riesci a portare avanti la metafora, con lo zappatore.
    Poi anche carino l’espediente del dialogo con sé stesso, mi accorgo che lo avevo usato quando ero un ragazzino, da qualche parte…
    Strano come funzioni la memoria, a proposito: inizialmente non ricordavo di aver letto questo tuo pezzo del 2012, poi riflettendoci mi è vagamente tornato in mente… era sepolto nei meandri, ne sono quasi sicuro… quasi…
    E sempre a proposito di memoria, è un vero peccato che Internet sia il regno dell’effimero. Certi tuoi articoli meriterebbero di essere letti anche tra qualche decennio, invece temo che siano introvabili per chi non sa già che esiste il tuo blog, non più indicizzati da Google…

  3. Prima di ogni considerazione nel merito, mi ha colpito lo stile da prima superiore del testo. Ed il suo essere così terribilmente, noiosamente descrittivo, come se lo scopo fosse presentare una (presunta) fotografia dei “giovani” e non delle proposte, delle intenzioni, delle richieste – magari un po’ puntuali: a che serve? Che dovrebbe farsene il Sinodo di ‘sta roba?

    Ma già dopo poche righe non manca di che stupirsi.
    “[…] queste sono le riflessioni di giovani del 21° secolo provenienti da diverse religioni e contesti culturali”.
    Peccato che non si stia organizzando un summit ecumenico spensierato, ma un incontro di una certa rilevanza e prettamente, tipicamente cattolico.
    Perché mai persone di diversa confessione o addirittura religione dovrebbero aver voce in capitolo nella definizione del futuro operato della Chiesa?

    C’è poi una sorta di oscillare costante tra il dichiarare un estremo bisogno di sostegno da parte degli organi ecclesiali (” abbiamo bisogno di inclusione, accoglienza, misericordia e tenerezza”; “La Chiesa deve sostenerci e provvedere nell’assisterci in questa nostra guarigione”) ed una pretesa di posizioni decisionali in alcun modo dovute.
    Il massimo della contraddizione, sostanziale più che formale, lo trovo in questo periodo: “Siamo fermamente convinti di esser pronti per poter essere guide, capaci di maturare e imparare da membri più esperti della Chiesa”.

    Eppure ciò che considero più inquietante in assoluto è altro.
    Ed è il cosa questi fantomatici giovani cercano: non la salvezza ma la “guarigione da infermità fisiche e mentali”, non un futuro che abbia valore ma un “futuro sicuro”.

  4. Alessandro Grasso

    Beh, d’altra parte sono i figli dell’epoca in cui sono stati allevati. E questo respiro corto non può che trasparire.
    Metterei comunque in evidenza la prospettiva di Aldo Maria Valli: la mano è altra, che ripropone temi per i quali cerca una sponda nei giovani.

    E’ importante considerare che la scusa originaria, di partenza, per creare quel rapporto è quella di fornire uno strumento di conoscenza, vorrei dire sociologico, da usare come materiale di lavoro: i giovani, cattolici o meno, in quanto tali non avrebbero voce in capitolo. Un documento che non si proponesse (anche in maniera contraddittoria) come “fotografia” di ciò che passa per la mente ai giovani delle più diverse estrazioni diventerebbe formalmente una sfida all’autorità.

    In questo modo, con questo parlare felpato e pieno di contrappesi, si riesce a salvare la forma, ovvero che non ci possono essere voci che dettano l’agenda ai Padri del Sinodo prima ancora che cominci, ma solo testimonianze, materiale da studiare.
    E allo stesso tempo si fa passare la sostanza voluta, cioè che ci siano voci che orientino l’agenda ai Padri del Sinodo; non voci spontanee ma proiezione di un piano.

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