La parola più angosciante: Triage. #Coronavirus

Dicono che Winston Churchill abbia vinto la II Guerra Mondiale perché, a differenza di altri, era un depresso, incline al pessimismo.

Al contrario, delle scene di eventi drammatici filmati nella vita reale colpisce il clima surreale, di tranquillità incosciente, fino a pochi istanti dalla tragedia. Non come nei film, dove gli attori fanno di tutto per trasmettere pathos e il crescendo della colonna sonora crea la suspense.
No. Arriva uno tsunami, la gente si scosta un po’ più in là, c’è un’onda. Non sembra qualcosa di straordinariamente pericoloso. Ma l’onda continua. Dopo pochi secondi sta già spazzando via le auto e i tronchi d’albero, un minuto dopo trascina via le case.

Dall’incoscienza noncurante al panico disperato è un attimo.

 

Personalmente sono sì stato sconvolto dall’undicisettembre, ma quando, aprendo la TV a caso, ho visto improvvisamente i grattacieli fumanti, non mi ha sorpreso.

Eppure anche io, che per indole tendo ad immaginare tutti gli scenari e cerco di pensare fuori dagli schemi, probabilmente, se non avessi seguito in precedenza le notizie che giungevano dalla Cina, avrei fatto fatica a sintonizzarmi sulla reale gravità del problema.
Così oggi mi sento di avere un mese di anticipo rispetto all’Italiano medio, riguardo alla comprensione della gravità della situazione. Che sta diventando peggio di quella cinese.

 

Per giorni di fronte alla pandemia di Coronavirus Covid-19 è prevalsa una “prudenza”, con la scusa di non voler seminare panico, che tradisce uno scollamento dalla realtà.
È infatti molto difficile realizzare di trovarsi di fronte ad una catastrofe di quelle che avvengono una volta ogni secolo, che esce dagli schemi a cui ci siamo preparati.
Per questo anche molti addetti ai lavori, come Maria Rita Gismondo, direttrice del laboratorio Diagnostica Bioemergenze dell’Ospedale Sacco di Milano, si sono distinti per stupidità nel voler minimizzare la situazione. Dispiace vedere impreparazione in chi, come l’amministrazione Trump, ha nelle mani il futuro di milioni di persone.

Certo, ci sono state varie epidemie negli scorsi decenni, la più famosa fu la SARS. Ma davvero, fuori dai focolai circoscritti, quanti di noi sono stati coinvolti in quel caso? Ricordate anche solo in che anno era? Invece il Coronavirus del 2020 rimarrà nella memoria collettiva come un punto di svolta, come l’11 settembre. E hai un bel dire che di attacchi terroristici ce ne sono stati molti altri.

 

La situazione in Italia sta precipitando, con nuovi blocchi in buona parte del Nord annunciati in maniera pasticciata, e privi di efficacia, seguiti da una fuga di centinaia di persone, nella notte, da una Lombardia che si ritrova con la sanità quasi in ginocchio. Per portare il contagio, su treni stipati, in un sud privo di ospedali adeguati. Nel frattempo abbiamo avuto un sabato fatto di pienoni in località sciistiche, code in A26 per il weekend al mare sulla Riviera Ligure. Il panico e l’incoscienza, l’uno a fianco all’altra.

 

Bisognava, bisognava…

Avremmo dovuto ridurre le occasioni di contagio in maniera estremamente drastica, altro che litigare sulla partita a porte chiuse o sulle eccessive restrizioni alle regioni.

Volevate una comunicazione sana, non allarmistica, che motivasse con pensieri positivi? Se io fossi stato incaricato della comunicazione al pubblico, avrei usato questo discorso:

“Se sei abbastanza giovane e sano non devi avere troppa paura del Coronavirus. Ma di sicuro hai parenti e amici anziani o con malattie croniche. Per loro potrebbe essere una condanna a morte. Pensa a loro, non rischiare di diffondere il contagio.”
Infatti la gestione della reazione del pubblico deve concentrarsi su di un sentimento corretto, distante dal panico e dal disinteresse. L’impegno a favore di persone care credo sia la strada più giusta.

 

La paura dei pionieri.

Ma inizialmente vedevamo provenire dalla Cina, da Wuhan, solo filmati degni di film di fantascienza apocalittica: strade bloccate con massi e bulldozer, gente rinchiusa a forza, portoni di palazzi saldati dall’esterno per impedire di uscire.
In questa fase serpeggiava l’incertezza: quale sarà la mortalità reale? 1%? 20%? Una via di mezzo?
Ancora più straniante fare questi ragionamenti mentre “la gente normale” si limitava ad ascoltare distrattamente le dichiarazioni asciutte dei TG e si accapigliava sul Festival di Sanremo ed altre fesserie.

 

Dove si può arrivare attraverso il semplice ragionamento sulla base di dati scarsi ed inattendibili?

Il punto di partenza è che se c’è di mezzo la Cina non sai di che notizie poterti fidare. Come minimo hanno colpevolmente ritardato l’allarme sull’epidemia in atto.
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2019 Novel Coronavirus (2019-nCoV) Fonte: USA Centers for Disease Control and Prevention (CDC)

Il conto ufficiale dei decessi e dei contagiati in Cina è sospetto. Cresceva con regolarità quasi perfetta, mentre giungevano troppe notizie di persone costrette a rimanere chiuse in casa senza ricevere cure, per mancanza di posto negli ospedali (è bastato un cambio nelle modalità di rilevamento per avere un balzo da un giorno all’altro). Un pro forma?
Può darsi che nelle regioni esterne al focolaio (Wuhan, Hubei) abbiano giocato a carte scoperte, ma c’è comunque il Partito di mezzo. Nell’epicentro sono convinto sia il caos, ed i numeri veri non li conosceremmo mai, nemmeno se la Cina fosse stata una democrazia.
Sulle prime diresti più facile nascondere, o non rilevare, i contagiati piuttosto che i morti. D’altra parte si parla di unità di cremazione extra inviate nella regione dell’Hubei, al lavoro 24 ore su 24, e non sai -ancora una volta- se fidarti della notizia. E’ poi relativamente facile per un medico indicare un decesso come dovuto ad altre cause, o ad una “semplice” polmonite.
Credevamo di poter ottenere un quadro più veritiero a partire dai dati extra Cina. Ma non solo in parecchi paesi avanzati (primi tra tutti gli Stati Uniti) la macchina sanitaria ha fatto acqua da tutte le parti, non riuscendo ad effettuare controlli sui sospetti di contagio. In certi casi, come per la Germania, sorge anche qualche dubbio sulla reale volontà di ammettere il fenomeno nella sua interezza.
Ormai nelle zone della Lombardia dove le strutture sanitarie sono allo stremo si testano per il virus solo i ricoverati, ma moltissimi malati di polmonite con sintomi seri, mandati a casa perché meno gravi, si è convinti che debbano essere parte del contagio ma restano fuori dal contagio dei positivi.
E allora non siamo tanto meglio della Cina. Che però, con i suoi metodi a volte anche troppo rigidi, pare sia in condizione di frenare il contagio molto meglio di noi.
Come facciamo a sapere quanto si sta allargando questa specie di castigo divino? E quanto risulterà letale?
Il fatto che in Italia la mortalità sia apparentemente molto più alta che in Corea del Sud è probabilmente dovuto a controlli più capillari da parte delle autorità coreane. Forse la nostra popolazione è più anziana e quindi vulnerabile, ma come spiegazione non basta.
Credo per questo che la Corea, colpita con un numero elevatissimo di casi, ma molto efficiente nei controlli e politicamente libera, possa rappresentare il miglior punto di riferimento per capire l’evolversi della situazione in una società avanzata.
Il grafico seguente è stato divulgato dal bravissimo medico Dr. Renzo Puccetti qualche giorno fa.
Ci mostra la percentuale di morti sul totale dei contagiati, che per forza di cose sono pochi perché molti malati sono ancora nelle prime fasi della malattia, e la stessa percentuale rispetto ai pazienti che in un modo o nell’altro non sono più malati, o perché guariti, o perché trapassati.
Il dato è globale, quindi molto incerto perché pesa moltissimo la regione di Wuhan: oltretutto ancora il fenomeno era limitato fuori della Cina.
Mostrerebbe una convergenza, nei tempi lunghi, tra le due percentuali, a livelli compresi tra il 4 ed il 5% dei contagiati. Puccetti fa notare che la mortalità al punto indicato dal grafico era però del 3.4% in Cina, 1.6% fuori (che però non comprende ancora l’Iran, dove manca drammaticamente la capacità di contenere il fenomeno).
Il dato della Corea del Sud al contrario è, al momento in cui scrivo, di una mortalità dello 0.7%.
Cosa ci aspetta.

A complicare il quadro abbiamo, fortunatamente, la segnalazione che esisterebbero già due diversi ceppi del virus, denominati S ed L; il primo sarebbe risultato molto più aggressivo, sia nella rapidità della diffusione che nella letalità, ma starebbe sempre più cedendo il passo alla forma più lieve. Buona notizia, almeno questa. Probabile che in seguito ci siano ulteriori mutazioni, ma tendenzialmente nel senso di diventare meno pericoloso.

D’altra parte, guardando ai casi di epidemie analoghe recenti, quelle dei Coronavirus denominati MERS e SARS, nei giorni scorsi mi ero fatto convinto che le temperature estive avrebbero fatto scemare l’allarme tra metà maggio e giugno inoltrato; ora però le segnalazioni di pochi casi in paesi come Guyana Francese, Camerun e Nigeria fanno sudare freddo, perché oltre a non dare tregua a noi indicherebbero un rischio epidemia in paesi poverissimi, non capaci di fronteggiarla. Ma finché si tratta di pochi casi possiamo ragionevolmente sperare si limitino solo ai viaggiatori provenienti da nord ed identificati all’aeroporto.

Molto prima, però, anche gli stati che apparentemente sono stati interessati per ultimi, come Francia, Germania e Regno Unito, arriveranno a dover contenere il fenomeno senza poter contare sull’arrivo del caldo. La progressione vicina all’esponenziale che si osserva in Italia in questa prima fase, infatti, non dà tregua. Ogni giorno, con crescite (approssimativamente stimate) vicine al 25% rispetto al giorno prima, è una sfida nuova.
Se non si riesce a contenere l’epidemia sarà impossibile curare adeguatamente tutti i casi gravi.
Mentre questo articolo era ancora in bozza sono iniziati a circolare appelli che puntavano sullo stesso concetto.
Per almeno alcune zone d’Italia nei prossimi giorni non si riuscirà a garantire un servizio minimo, rimandando a casa pazienti in condizioni disperate, compiendo scelte drammatiche su chi tentare di salvare e chi affidare (se va bene) a cure limitate o palliative. Iniziano ad infuriare le polemiche riguardo ad un documento che

Il maledetto, inevitabile triage.

Eppure il concetto mi sembra chiarissimo. Sei un medico di guardia in un Pronto Soccorso. Arrivano due vittime di un incidente stradale, entrambe in pericolo di vita. Chi cerchi di curare per primo? E se ti rendi conto che la situazione è tanto grave che uno dei due lo salverai, per l’altro non ci sarà tempo? Vai su quello in condizioni più gravi, rischiando di perdere entrambi, oppure curi quello messo meglio, per poi magari scoprire che ce l’avrebbe fatta comunque da solo? E se le condizioni sono simili, curi prima il giovane o l’anziano? La donna carina, l’uomo dall’aria distinta, il ragazzo che sospetti sia drogato?
Si aprono un numero di dilemmi etici angoscianti. Un medico giustamente cercherà di attenersi a criteri che riguardano solamente la salute e l’aspettativa di vita, ignorando altri parametri, ad esempio sociali. Ma tutti faranno così poi, nella pratica? Cureranno prima il diciottenne sconosciuto rispetto al sessantenne ricco e potente?Vorremmo tutti poter disporre di mezzi adeguati per affrontare tutte le situazioni.

 

Ricordiamo che i dati sulle morti da Coronavirus saranno sempre, per definizione, approssimativi ed incompleti. Una cosa è che il virus faccia morire al mattino un malato che sarebbe comunque spirato nel pomeriggio. Altro è che uccida un anziano che sarebbe ancora tranquillamente vissuto altri 12 anni. Entrambi magari raccontati come “anziani e malati con situazione di salute compromesse”. E ci sono ovviamente tutti i casi intermedi.
Inoltre questa crisi da pandemia causerà altre morti: malati cronici, infarti, ischemie, traumi, altre malattie acute che non riusciranno a ricevere trattamenti adeguati a causa dell’emergenza.

Solo pochi giorni fa, nel napoletano, a seguito dell’uccisione di un rapinatore quindicenne, la famiglia ha reagito violentemente alla notizia devastando un Pronto Soccorso, con decine di migliaia di euro di danni.

 

A spanne, tanto per rendersi conto della gravità della situazione, senza pretendere che quanto scrivo abbia il minimo valore scientifico. Possiamo ritenere che in condizioni di cura ottimali, da paese avanzato, anche grazie ad una diminuzione della virulenza la mortalità potrebbe assestarsi tra l’1 ed il 2% dei contagiati. Se però l’epidemia satura le capacità del sistema sanitario di assorbire pazienti, si passa ad una mortalità ben più alta. Considerando che oggi in Italia si richiede un 9% di ricoveri, la mortalità potrebbe aggirarsi sul 5%.

La curva che descrive l’evoluzione del contagio e delle morti nell’Hubei, regione paragonabile all’Italia come dimensioni, ci parla di 70mila casi con 3mila morti, cifra ormai destinata a non aumentare di molto. Mortalità poco sopra il 4%.
Tenendo conto del fatto che questi dati sono molto incerti, ma per il momento sembrano abbastanza sovrapponibili a quelli italiani, dovremmo avere, nell’ipotesi di un contenimento drastico come quello cinese, una curva ad S dei decessi che cresce in maniera forse leggermente più lenta, ma come minimo con risultati simili.

Il problema è che tutto ci fa pensare che il contenimento in Italia sia stato ben poco efficace; per il momento invece la sanità è riuscita a curare adeguatamente tutti i colpiti.
Il dato ufficiale per il nostro paese è di 7375 contagi e 366 decessi (ovvero il 4.9%) per il giorno 8 marzo. Ma come abbiamo visto dal grafico di Puccetti, la percentuale dei morti dovrebbe a lungo termine salire ancora. Poniamo il dato di oggi possa corrispondere in proiezione ad un 6%. Stante il livello delle cure fornite, non può essere in realtà superiore al 2%, ad essere pessimisti, se il resto delle assunzioni che ho presentato ha un senso. Quindi i contagi in Italia dovrebbero essere sottostimati di un terzo. Dovrebbero situarsi poco sopra ai 20mila. Direi che in questo momento ci sono almeno diecimila italiani che nessuno sa che sono contagiosi. Quanti di questi adotteranno misure adeguate di isolamento?

 

Se l’epidemia va fuori controllo, e in parte in ogni caso perché già sta avvenendo, avremo un incremento della mortalità dovuto alla mancanza di cure per molte persone. Il 5% penso sia anche ottimistico, ci può stare un 6%, pensavo, e poi ho scoperto che curiosamente si tratta anche del tasso di mortalità dell’Influenza Spagnola di 100 anni fa.
Non contenere il fenomeno può avere un prezzo altissimo, e non sto parlando delle inevitabili ricadute economiche né di cambiamenti sociali e politici per un mondo che ora ha paura e tenderà ad abolire grandi assembramenti di persone, fiere e convegni inutili (trend che sarebbe stato favorito anche dal terrorismo).
No, in semplici termini sanitari. Possiamo permetterci un 10% della popolazione infettato? O il 60% in tempi brevi, scenario catastrofico peggiore che qualcuno ha prospettato? Oppure siamo ottimisti e ci limitiamo all’1%? Perché, con mortalità sensate rispettivamente del 6, del 6 e del 3%, i tre scenari si traducono, per l’Italia, in rispettivamente 2 milioni, 350mila, 18mila morti. Lo scenario virtuoso, il pro forma cinese della provincia dell’Hubei, ci parlerebbe di “soli” 3-4000 decessi in più da Coronavirus, ma ciò richiede di limitare il contagio a poco oltre una persona su 1000.
Che per l’Italia significa circa 10 volte il dato attuale (e ci si arriverebbe in pochi giorni), o secondo la mia congettura un semplice triplicare i contagiati effettivi dell’8 marzo, quindi basterebbero 4-5 giorni.
Ecco, stiamo letteralmente giocando coi numeri, sono forbici pazzesche. Giustamente nessuno si azzarda a fare previsioni con così tante variabili in gioco, incertezze sull’evoluzione genetica del virus o sue caratteristiche ancora poco note, sull’efficacia del contenimento, sulle cure sperimentali con antivirali o immunoglobuline da pazienti guariti…
Se dovessi azzardare, direi che lavorando assieme con attenzione e responsabilità, si potrebbe arrivare a cifre dell’ordine di 10mila decessi. Se le misure saranno inadeguate e prevarrà un po’ di indisciplina, saranno svariate decine di migliaia le vittime. Ovviamente spero di sbagliarmi. Ma teniamo ben presente che c’è chi parla autorevolmente di 60 milioni di morti in più nel mondo per questa pandemia.
Immagino alla fine il danno sarà simile per paesi come Regno Unito, Francia e Germania, ovvero probabilmente inferiore ma non certo di un ordine di grandezza.
La vera incognita sono gli Stati Uniti, dotati di grandi mezzi ma socialmente molto difficili da organizzare disciplinatamente, e dove sembra si stia facendo di tutto per affrontare la crisi in maniera dilettantesca. Azzarderei che, tenendo conto di un rischio di contagio forse maggiore, ma simile, unito a mezzi straordinari per ospedalizzare molti più pazienti, il risultato di vittime in percentuale dovrebbe ancora una volta essere molto simile.
Forse l’elemento che più penalizza l’Italia rispetto agli altri casi citati è la mancanza di patriottismo.

La grande incognita sono i paesi poveri. Ne rimarranno in gran parte fuori, in un modo o nell’altro, o ne saranno travolti, come sta accadendo all’Iran? Sarebbe ancor più devastante.

Quello che è certo è che l’andamento quasi esponenziale della prima fase del contagio ci garantisce che piccole differenze nell’efficacia delle misure prese si traducono in risultati enormemente differenti: ogni danno dovuto ad irresponsabilità od incompetenza viene amplificato a dismisura. Con in più l’effetto “turbocompressore” dell’entrare in zona ospedali saturi. Cosa che ha ricadute prevedibili pesanti di ordine pubblico, oltre alle mancate cure per tanti pazienti colpiti da altre patologie.

Mai come oggi si è toccata con mano la necessità di non avere dilettanti, bibitari ed ospiti del Grande Fratello nelle posizioni di comando. Un’alfabetizzazione matematico-scientifica per chi ricopre incarichi di governo doveva essere tra i prerequisiti di base. Ma così non è, e vale anche per le opposizioni: chi capisca non dico di scienza o di statistica, ma anche solo di economia, è davvero una mosca bianca.

 

Aggiornamento: Pazzi, pazzi, pazzi!

15 marzo. Rispetto a domenica 8 direi che ormai i contagiati reali in Italia saranno dell’ordine di 100mila ed oltre, più che quintuplicati, anche se le cifre ufficiali hanno rallentato un po’, perché non si fanno più un numero di controlli simili a prima, quindi dovrebbe crescere il divario tra dati ufficiali e realtà. Ricordando che la mia è comunque una stima prudente sulla base della mortalità, con tutti i dubbi del caso.

Nel frattempo l’epidemia sta scoppiando anche nel resto d’Europa e degli Stati Uniti.
Ma si tocca con mano sempre di più l’inadeguatezza di chi comanda. L’Italia ha prima rifiutato di prepararsi al virus nel nome della lotta al razzismo (#abbracciauncinese), poi reagito lentamente.
Pur avendo di fronte l’esempio dell’Italia, gli altri paesi occidentali sono riusciti a fare peggio. Ora i casi stanno esplodendo/si stanno palesando anche da loro, come accade in Spagna e negli Stati Uniti, ma molti al ritardo hanno aggiunto una scelta ideologica folle, colpevole, suicida.
Infatti paesi come Olanda, Germania, Svizzera e buon ultimo il Regno Unito hanno scelto di reagire blandamente per non danneggiare l’economia. Nel caso della Merkel e di Boris Johnson il messaggio sbagliato è stato ormai indelebilmente impresso sul loro personaggio: cari sudditi, accettate come un fatto inevitabile che si deve lasciar contagiare la maggioranza della popolazione, solo cercando di rallentare un po’ il processo, per sviluppare una immunità di gregge.

-Non solo non sappiamo se questo tipo di risultato sia ottenibile, visto che potremmo avere nel 2021 una nuova variante da cui essere solo marginalmente protetti, un po’ come avviene per l’influenza.
-Non solo c’è un rischio ancora ignoto che sia possibile essere reinfettati, come avviene per la febbre dengue, un caso da manuale perché la seconda infezione è ancora più pericolosa della prima. Ci sono già notizie di casi sporadici, di reinfettati da Covid-19 che hanno avuto sintomi più gravi, e possiamo solo sperare che si tratti di errori di diagnosi.
-Non solo la Cina sembra aver avuto successo con la chiusura totale, mentre lasciare correre, riducendo solo un poco la diffusione, significa scommettere sulla pelle di milioni di persone.

-Quel che più conta è che sembra non ci si renda conto della straordinaria divaricazione che si crea, in una fase di crescita esponenziale, tra chi agisce subito e duramente e chi ritarda e compie azioni blande. Avere metà (e anche di più) della popolazione infetta può accadere in pochissimo tempo, non fanno in tempo a guarire i primi colpiti. Significa arrivare tranquillamente a perdere un 2-3% della propria popolazione, e farlo nella maniera più drammatica, con ospedali assaltati, medici infetti a loro volta, collasso del sistema sanitario, non riuscire a smaltire i cadaveri… sparatorie, saccheggi… Di questo passo mi aspetterei almeno un ospedale in fiamme da qualche parte in Europa, enormi problemi di ordine pubblico: pensate alle enclave islamiche che si finge non esistano!

 

Alla fine, con colpevole ritardo, anche quei paesi che volevano evitare di adottare misure drastiche nella stupida convinzione di poter gestire la situazione stanno (pian piano e rapidamente) facendo dietrofront e passando alla linea dura del chiudere tutto. Salvaguardare l’economia andando avanti come nulla fosse era un’illusione assurda.
Persino dove si mira al contenimento, come in Italia, la commessa con la mascherina e il ragazzo delle consegne a paga minima dopo qualche tempo possono crollare e non voler più tornare al lavoro: si rischia il blocco di interi settori essenziali. Ma col lasciar inizialmente correre, in questo tipo di situazione ci si arriva ancor più in ginocchio.

La gente ricorderà sempre i sentimenti provati durante l’ultima videochiamata di un loro caro, morto lucido e disperato mentre sente che non ce la fa più a respirare, e l’assocerà alle parole dei politici che non hanno saputo agire.

Arriva l’ambulanza con gli alieni in tuta. Un ultimo sguardo mentre lo portano via. Videochiamata. Morte solitaria. Ne rivedi solo le ceneri, tempo dopo.

 

Brace yourselves.

Prevedo un peak panic verso la fine di marzo: il momento in cui assisteremo forse alla maggiore ondata di panico della storia dell’umanità, nonostante la nostra storia sia sempre stata costellata da guerre atroci e sanguinose, epidemie molto più letali di questa ed altre calamità. Ma la novità di oggi è che c’è una certa sincronicità, e ci sono miliardi di persone in grado di comunicare con il resto del mondo e condividere le loro angosce.
Nulla sarà più come prima.

 

Aggiornamento. Una sola notizia: una buona ed una cattiva.

16 marzo. Temo sia da rivedere il mio calcolo spannometrico dei casi in Italia.

Ad oggi saremmo arrivati ufficialmente a quasi 30mila contagiati, tra cui poco più di 2000 deceduti.
Purtroppo il flusso delle informazioni è inaffidabile ovunque, e non solo nella Germania dove -è di tutta evidenza- non inseriscono nel computo la grande maggioranza delle vittime.
Abbiamo sempre meno tamponi effettuati rispetto a quanto sarebbe necessario: dove l’epidemia infuria si testano solo casi già gravi, e purtroppo sembrano sempre più fondate le voci dalla zona di Bergamo di persone che muoiono senza neanche vedere un ospedale.
In sostanza il temuto triage starebbe già avvenendo, ma a distanza; se sei anziano nemmeno ti vengono a prendere con l’ambulanza (mi dicono che a Londra, dove ancora siamo alle presentazioni, è già difficilissimo tentare di farsi curare).

A questo punto possiamo azzardare un raffronto più completo tra Italia e Corea del Sud, che ha fatto ampi controlli sulla popolazione, senza che il suo campione fosse orientato ai più malati. Grazie al grafico che segue, condiviso da alcuni ma di cui purtroppo non conosco la fonte.

E’ evidente che i giovani sono più soggetti a spargere il contagio e ad essere sottoposti a controlli per le strade, mentre un 80enne ha contatti limitati. Per questo, vista la bassissima mortalità tra i giovani, possiamo basarci sul dato coreano e provare a prevedere che la letalità del virus alla fine sarà dell’ordine dell’1%. Che però potrebbe salire a qualcosa di simile al 2% laddove il sistema sanitario arrivasse al collasso.

Di conseguenza, dato che il dato sulla letalità in Italia si sta avvicinando all’8%, i contagiati nel nostro paese devono essere tra 8 e 9 volte di più di quanto indicato dai dati ufficiali.
Se poi consideriamo i probabili morti a loro volta non inseriti nel computo totale, il quadro diventa ancora più drammatico. Potremmo essere oggi attorno ai 2500 morti, 250mila contagiati. Cifre tonde molto approssimate, ma che ci dicono due cose: per fortuna il virus è meno letale del previsto; purtroppo è molto più diffuso di quel che pensiamo. Una notizia a due facce.

 

Il peggio deve ancora arrivare. Questo non vale solo per il Centro-Sud Italia, ma per gli altri paesi d’Europa e d’America che stanno sempre più blindando frontiere e bloccando la circolazione delle persone.

 

 

Aggiornamento. Il mondo comincia a capire.

18 marzo. Come ampiamente previsto, e per fortuna in maniera molto rapida, anche i duri e puri dell’immunità di gregge hanno cambiato musica. Si corre verso il “chiudete tutto” che, è bene ricordarlo, creerà disagi enormi. Presto ci saranno blocchi alla circolazione di merci in grado di far scomparire parecchi prodotti dagli scaffali.

Boris Johnson è stato accusato di aver sottovalutato il problema, mentre invece è stato solo un parafulmine, oggetto di una campagna di stampa diffamatoria. La sua amministrazione si è limitata ad applicare le strategie delineate in un documento del 2011 per la gestione delle epidemie, che però si rivelano inadeguate per un virus che si diffonde con questa facilità, attraverso asintomatici, ed ha comunque alta letalità. Uno studio dell’Imperial College che afferma, in maniera precisa ed autorevole, ciò che io stesso nel mio piccolo stavo sostenendo (pazzi, chiudete!), ha imposto una marcia indietro, e così anche Francia e Germania.

 

Intanto in Italia continuano ad esserci indicazioni del fatto che il numero dei morti è sottostimato. Il dato ufficiale è di 35713 contagiati, 2978 deceduti. La letalità apparente è salita oltre l’8.3%. Per questo azzardo una stima di 3500/4000 morti e 400mila contagiati.
Per mettere le cose in prospettiva: in questo momento il numero dei contagiati nella sola Italia è vicino al doppio (!) del numero di casi riconosciuti per l’intero pianeta.

Ecco di seguito cosa inizia a preoccupare me, ed è di interesse non solo per noi ma da tutti i paesi, specialmente gli Stati Uniti, che sono rimasti molto indietro nei test.
Certo, il dramma vero parla di morte, ruota attorno all’emergenza dei posti letto ed al picco in arrivo.
Ma come si può, una volta passata la fase peggiore, tornare alla normalità?

Il modello di successo applicato da Singapore e Corea del Sud passa attraverso controlli capillari. Organizzazione, test a tappeto, ricostruzione dei contatti tra le persone.
Una manciata di casi non individuati può portare in poco tempo ad un picco drammaticamente simile al precedente, dopo pochi mesi. Non sarebbe più sopportabile.
Ma come ottenere questo grado di efficienza da un sistema-paese e sanitario come quello italiano, a quel punto fiaccato? Dover riallineare pian piano il dato sugli infetti reali a quello fin qui rilevato significherà creare l’impressione di una prosecuzione dell’epidemia su livelli preoccupanti, anche se man mano sempre meno letale. Sapranno media ed autorità presentare questa evoluzione, e prima di tutto gestire la ricerca dei casi?

Perlomeno si confermerebbe, da studi effettuati sui casi in Cina, che il clima caldo e umido ostacola il contagio. Una notizia fondamentale, se confermata.

 

 

Aggiornamento. L’Italia inizia a sperare e mugugnare, il resto del mondo si prepara all’impatto.

25 marzo. Comincia a trapelare un certo ottimismo tra i commentatori italiani, si spera la fase di crescita stia terminando. Ieri pensavo che ormai è sempre più difficile azzardare una stima del numero di casi, ma potevamo attestarci sui 7-10mila morti e sui 700mila – 1 milione contagiati. Stamattina ho sentito di uno studio che proponeva le stesse cifre per quanto riguarda i positivi al virus.
Ormai non credo abbia più senso proseguire in questo esercizio di approssimazione, mi fermo qui dicendo che a fronte di quasi 75mila casi ufficiali possiamo dare un ordine di grandezza di 1 milione di contagiati; i morti dichiarati sono 7503, potrebbero dunque situarsi tra i 10 e i 12mila.

Passata la prima fase, trascorsa in una specie di apnea, il paese inizia a guardare criticamente all’operato del governo; un’emergenza cominciata il 1 febbraio, rassicurazioni a minimizzare fino ai primi di marzo, con contorno di apericene, ristoranti cinesi contro il razzismo… E poi misure sempre inadeguate, pasticciate, rimandate, rettificate. Un continuo ritardo, una cronica incapacità di fornire ed assicurare forniture essenziali come le mascherine, che a lungo addirittura si negava servissero se non agli operatori sanitari.
E poi ancora… La Consip che pretende di fare gare al ribasso e promette pagamenti a 30 e 60 giorni in piena emergenza, così altri paesi pagano subito e gli soffiano le mascherine sotto il naso, mentre erano già in transito.
Una ditta italiana che produce respiratori polmonari portatili si propone a Confindustria ma non riceve ordini; non riesce inoltre ad entrare nel bando indetto dall’amministrazione pubblica a causa delle caratteristiche dei propri apparecchi, diverse da quelle richieste dai burocrati di stato. Cerca perlomeno di venderli all’estero, ma ecco che un carico in partenza viene sequestrato dai Carabinieri, con tanto di passerella del presidente dell’Emilia Romagna… Hanno salvato l’Italia da quei senzacuore che volevano dare dei dispositivi salvavita agli stranieri… Una farsa nella tragedia, ecco dov’è finito l’europeismo ed il mondo senza confini.
Cose da pazzi ne sono successe tante, ma i medici ed infermieri chiamati a combattere eroicamente con mascherine di fortuna, per mancanza di materiale adatto, rimarranno negli annali come le scarpe di cartone dei soldati italiani nella campagna di Russia.

Lo Stato Italiano: incompetenti nello svolgere il loro lavoro, ma creativi ed organizzati nella repressione. Ha imparato velocemente ad usare i droni come in Cina, per stanare i disgraziati che osino passeggiare senza autorizzazione, ma non a fare tamponi in quantità e tracciare i casi come in Corea.

 

E ora l’attenzione si sposta sugli altri, con i casi che crescono in maniera preoccupante soprattutto in Spagna e Stati Uniti. Perlomeno Trump sta prendendo in mano la situazione.

Un commento:

  1. Grazie, caro Blumudus per la sua accurata disamina, ma anche per l sue parole di speranza.

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