La falsa indignazione, stando dalla parte di chi sfrutta i migranti

Dalle sceneggiate pro-immigrazione alle radici del male che definisce la Sinistra.

Passiamo all’esempio molto interessante degli Stati Uniti. Nel prossimo articolo torniamo nel Mediterraneo. Credo che quando tireremo le somme il risultato vi piacerà molto.

Scena 1, Honduras: famiglia benestante, marito con buon lavoro, moglie che guida un’auto più bella della mia, 4 figli.
Scena 2, confine USA-Messico: la donna della scena 1 un bel giorno decide di scappare di casa portandosi via la figlia più piccola di due anni, senza neanche salutare il marito e agli altri tre figli. Vuole andare a cercare fortuna negli Stati Uniti, da cui peraltro era già stata espulsa nel 2013. Paga 6000 dollari ad un criminale per il passaggio. Espone la bimba a grossi rischi, nella traversata notturna del deserto frequentato da trafficanti. Viene fermata dalle guardie di frontiera americane; in quell’occasione viene scattata la foto della bimba che piange; l’immagine fa il giro del mondo. Madre e figlia non vengono separate, ma il suo pianto viene adoperato come prova della crudeltà di un sistema che divide i genitori dai figli solo perché hanno oltrepassato un confine illegalmente.
Scena 3: la bimba diventa un simbolo del male assoluto rappresentato dal SuperMostro Trump, qui nella copertina della rivista Time.

Time cover, Donald Trump looking down on crying child (fair use: critique)

Peloso sentimentalismo da parte di Time, ormai l’ombra del periodico di successo che tanti ricordano.

Come è possibile che il pubblico venga manipolato in maniera così vigliacca e disonesta?

Recentemente abbiamo assistito a svariate montature giornalistiche sull’argomento immigrazione negli Stati Uniti: l’emergenza dei bambini separati dai genitori quando vengono catturati alla frontiera.

Cominciarono con i bambini in gabbia in una foto del 2014 (era Obama), diventati in qualche modo (perlomeno per chi non controlla le date) colpa di Trump. Proseguirono pochi giorni dopo con l’immagine del bambino urlante dietro le sbarre, in realtà fotografato ad una manifestazione di protesta, in una gabbia finta.
Poi questo.

La piccina che rappresenterebbe i bambini “ingiustamente” separati dai genitori alla frontiera non era dunque stata separata. Oltretutto per come si è comportata la madre si potrebbe validamente sostenere che c’è materiale per valutare se toglierle davvero la custodia. Definitivamente, non solo per le poche ore degli accertamenti.
Non si può agire in maniera così superficiale, egoista ed irresponsabile, correre dietro ad un sogno senza senso, incuranti della sofferenza che si procura ai propri cari, e passare come una povera vittima (che voleva scappare da una povertà relativa, ovvero invidiabile per miliardi di persone ma lontana dal lusso).

Per la sinistra chi agisce così dovrebbe ottenere tutti i tipi di aiuti e paracadute, ovvero un incoraggiamento che acuisce il fenomeno: sostegno morale allo scegliere di rompere la propria famiglia, welfare, trattamenti sanitari gratuiti, buoni pasto se occorre; stuoli di assistenti sociali, assegni per aiutarla a crescere i figli da sola, programmi di inserimento nel lavoro, oltre ovviamente al giustificarne la pretesa di entrare illegalmente nel paese.

L’ultimo punto è centrale: ci si schiera, per una bontà di comodo che è solo atteggiarsi a moralmente superiori, sempre e comunque dalla parte dei trasgressori.

Se non ti comporti come se la legge fosse un pensiero sporco, una presenza virtuale che dobbiamo ignorare, sei privo di compassione.

Conta solo il punto di vista di chi deve contare. Fino a cancellarne eventuali reati e cattiveria, sotto il peso del senso di colpa occidentale: tu sei stato più fortunato, hai il privilegio di esser nato qui. Perciò non giudicare.
In questo modo non solo si giustifica una immigrazione che alimenta traffici illeciti, mimetizza ed agevola i peggiori criminali, le infiltrazioni di terroristi, causa morti e spinge persone nelle braccia della malavita. Una immigrazione fuori controllo che mette in discussione la sopravvivenza stessa di una civiltà.

No, di più, si copre indirettamente ogni altro crimine. E così nascono le cosiddette Sanctuary Cities, ovvero numerosissime città e contee degli Stati Uniti (inclusa l’intera California) dove le autorità locali (e spesso le leggi) si fanno un punto d’onore di non collaborare con il governo federale per le leggi sull’immigrazione; questo crea delle sacche di illegalità popolate in gran parte da clandestini, dove le regole sono un concetto vago ma le istituzioni locali forniscono ugualmente servizi pubblici, documenti (patente) ed aiuti. A quel punto non è così strano dopo un omicidio efferato scoprire che è stato commesso da uno straniero già pluricondannato, inutilmente pluriespulso. Manco fossero in Italia…

 

Il clima avvelenato con cui viene protetto questo assurdo stato di cose lo si può toccare con mano nel comportamento dei media. Esempio recente: Trump ad una conferenza stampa risponde ad una domanda sulla gang ispanica denominata MS-13, uno dei gruppi malavitosi più spietati e sanguinari su piazza, usando termini emozionali come il suo pubblico è abituato: “Questi sono animali”, dice, e parla di delinquenti che operano tranquillamente attraverso il confine, profittando di ogni debolezza del sistema.
Per giorni mezzo mondo riceve un messaggio a senso unico: il cattivo Trump dice che gli immigrati sono degli animali!
Ancora una volta tagliano ad arte un filmato pur di creare una falsa impressione.

 

Pretestopoli

Diciamocelo: dietro alla recente ondata di retorica immigrazionista negli USA c’è la disperata necessità, da parte del Partito Democratico americano, di lanciare una campagna mediatica contro Trump, con qualunque pretesto.
Per cercare di minimizzare l’impatto dei suoi successi recenti, come la crescita dell’economia e la Corea del Nord avviata verso la pace proprio grazie alla strategia trumpiana da smargiasso intelligentemente calcolatore.
E soprattutto per coprire il clamore per lo scandalo Spygate. Troppe vittorie del carotone.
Allora giù con il ripescare un problema vecchio di decenni.

La cosa inquietante è che ormai il circo dei media guida ed indirizza il pensiero del grande pubblico su binari molto stretti.
Hanno deciso a freddo che c’è una improvvisa emergenza, e questo è. Nessuna discussione: chi minimizza evidentemente odia i poveri bimbi piangenti.

Le obiezioni più solide, anzi corazzate, tipo l’osservazione che al confine americano si applicano leggi che risalgono perlomeno all’epoca di Bill Clinton, Democratico, rimbalzano e si prosegue a testa bassa come nulla fosse: tutta colpa di Trump. Il nazista, evidentemente.

 

L’acqua è bagnata, l’erba è verde

Talmente ovvio: chi infrange la legge non dovrebbe poter contare sull’incoraggiamento delle istituzioni. E questo include la possibilità di evitare la prigione ed invece rimanere con i propri figli, ospiti di centri di accoglienza adatti a famiglie.
Non si tratta solo di equità. Simili concessioni incoraggiano i criminali, non solo gli immigrati clandestini ma ogni genere di trafficanti, a portare con sé i figli o peggio, munirsi di bambini sacrificabili, da utilizzare come protezione.

Il numero di clandestini che adoperano minori per entrare negli USA è aumentato del 315% nell’ultimo anno: questa avrebbe dovuto essere la notizia.
Separare quelle che si presentano come famiglie potrebbe in realtà salvare delle vite.
Abbiamo assistito alla scena di progressisti su Twitter che protestavano contro i test del DNA usati per verificare il grado di parentela! Ma da che parte state?

Quando si considera che persino chi pende sfacciatamente a sinistra è costretto ad ammettere che qualcosa come l’80% delle donne che attraversano illegalmente il confine tra Messico ed USA vengono stuprate, chi può ancora difendere questo stato di cose?

 

Indignazione focalizzata

Dobbiamo rifiutarci di seguire il copione. Magari cercare di coinvolgere nella nostra ribellione qualcuno di quegli amici e parenti che si bevono tutto quello che il telegiornale gli vomita in casa la sera.
Vogliono che ci facciamo guidare e controllare da campagne di stampa che giocano sui sentimenti. Ora basta.
Tra l’altro, tornando a questo caso a stelle e strisce, se proprio uno vuole guardare col cuore in mano ai bambini che piangono perché vogliono la mamma, perché non considerare piuttosto che i casi di figli tolti ai genitori dai servizi sociali -per le più varie ragioni- sono un numero molto più grande (negli USA sono due ordini di grandezza più numerosi rispetto ai minori presi alla frontiera). Questi però vengono allontanati per anni, altro che poche ore o giorni! E sono molto spesso (come riporta l’articolo linkato) accuditi in maniera colpevolmente inadeguata o addirittura vittime di abusi.

 

Da notare come sia stata data meno pubblicità possibile al fatto che la grande maggioranza dei minori catturati alla frontiera erano senza accompagnatori. E non pochi erano invece in compagnia di estranei.

 

Qui da Twitter: bambino abbandonato dai trafficanti nel deserto dell’Arizona, con temperature intorno ai 37°C all’ombra, salvato da una pattuglia di frontiera.

 

Nel 2016 durante la presidenza Obama, dando la notizia di un Rapporto ufficiale del Senato sul problema, persino il Washington Post, pur se schieratissimo a sinistra, riportò quanto segue:

secondo il Rapporto, “Il Department of Health and Human Services affida i bambini a persone di cui si sa relativamente poco, senza verificare le informazioni limitate fornite dai garanti/affidatari riguardo alla loro presunta parentela con il bambino”.

Abbiamo l’esempio di un bambino del Guatemala che era venuto per andare a vivere con lo zio in Virginia. Ma quando lo zio si è rifiutato di prenderlo con sé è stato affidato ad un altra persona, che lo ha costretto a lavorare quasi 12 ore al giorno per ripagare il suo debito con i trafficanti di 6500 dollari; debito tra l’altro poi aumentato dall’affidatario a 10900 dollari.

 

Crimine organizzato. Un accampamento di roulotte in condizioni pietose, all’interno bambini stranieri obbligati a lavorare 12 ore al giorno in una fattoria avicola. Questa si chiama schiavitù. Nell’America di oggi.

 

Importante notare come questi piccoli schiavi non erano spariti nel nulla, non erano sconosciuti alle agenzie governative: erano legalmente affidati ad un custode.
Lezione da imparare: una volta lasciato campo libero ad un fenomeno epocale, non c’è legge né tantomeno burocrazia che tenga.

 

Queste non sono fantasie e bufale partorite dalle menti malate della “destra estrema”. Si tratta semplicemente di uno degli effetti del fare arrivare decine di migliaia di immigrati irregolari. Nel nome della compassione, dello stare dalla loro parte.

 

Un piano machiavellico per l’invasione

C’è stata una chiara spinta da parte del governo Obama, specialmente dopo il 2012 quando non aveva più il pensiero di doversi far rieleggere, per massimizzare il numero di minori fatti entrare illegalmente nel paese. Qui trovate una ricostruzione dettagliata del 2014 (in Inglese) di come si è dipanato il piano dei Democratici; creare questa emergenza “bimbi soli alla frontiera” in modo da poter poi spingere con forza per una bella sanatoria generale per gli immigrati clandestini.
Obiettivo fortissimamente voluto per una serie di ragioni, tra cui il cogliere l’opportunità di importare milioni di futuri elettori del Partito Democratico; ma ad un livello ancora più essenziale troviamo la motivazione vergognosa, la filosofia di vita del contrastare etica e legalità. Ci torneremo in futuro su questa cosa, perché è la chiave dei nostri problemi.

I bambini ancora una volta adoperati come un mezzo. Se metti in pericolo i più deboli, poi puoi ottenere maggiori poteri con la scusa di aiutarli.

 

Risale al 2012 il programma DACA (Deferred Action for Childhood Arrivals, ovvero interventi posticipati per i minori immigrati), lanciato da Obama come un ordine esecutivo (cioè un atto unilaterale da parte sua, senza dover ottenere approvazione dal parlamento).
In pratica questo DACA prevede di regolarizzare quegli immigrati clandestini che possono con una qualche credibilità dire di essere arrivati in anni abbastanza recenti quando avevano 16 anni o meno. Detto in altri termini, chi oggi ha meno di 40 anni ed è clandestino da una vita, o magari invece può presentare qualche documento falso ma è arrivato l’altroieri, può rimanere in nome di una iniziativa che sulla carta aiuterebbe quei poveri bambini che sognano un futuro migliore…

Sempre che Trump non ci dia un taglio. Ma sta giocando a fare il fesso, dare segnali contrastanti, perché non si può ormai distruggere completamente un fatto compiuto, oltretutto subendone conseguenze politiche (il famoso cuore in mano), ma neanche vuole lasciare in piedi una cosa del genere.

Ma torniamo alla ricostruzione di qualche anno fa.
Un paio di rapporti prodotti dalle forze dell’ordine, basati sulle dichiarazioni delle persone catturate mentre cercavano di entrare negli Stati Uniti, rilevarono che proprio DACA veniva percepito come un incentivo potente a tentare la sorte ed emigrare verso gli USA. Ma chi l’avrebbe mai detto!
E fu così che tra il 2013 ed il 2014 si assistette all’esplosione del numero dei “minori non accompagnati” che entravano nel paese.
A quel punto, una volta ben dipanato lo scenario di crisi, Obama ottenne altri 3.7 miliardi di dollari a bilancio per gestirlo. Fondi da destinare a piacimento, agevolando l’immigrazione fuori dalle regole ed evitando di dover passare attraverso l’approvazione da parte del Congresso degli Stati Uniti.
(A proposito, ecco una chicca che persino gli Americani in maggioranza non conoscono. I Repubblicani erano anch’essi a favore della sanatoria, un po’ per codardia, un po’ per compiacere i finanziatori che cercano manodopera a basso prezzo. Ma furono costretti a ritirarsi bloccando tutto all’ultimo minuto: gli elettori gli mandarono un segnale forte e chiaro impedendo la rielezione di un pezzo grosso, Eric Cantor, ovvero il Leader della Maggioranza. Alle primarie locali lo sconfisse un perfetto sconosciuto, gettando l’establishment della destra americana nel panico…).

 

La vittoria del compromesso?

Trump, posto di fronte a questa tempesta mediatica in un bicchiere, ha deciso che non valeva la pena prendere posizioni impopolari: ha firmato a sua volta un ordine esecutivo per dare priorità al principio di non dividere le famiglie dei migranti catturati, a meno non vi siano fondati timori per i bambini.
In altre parole: quanto alla deterrenza, ora c’è un po’ più di vantaggio a viaggiare con minori. Quanto ai rischi per i più indifesi, il fatto che in caso di dubbio si lascino in mano agli adulti che li accompagnano aumenterà un poco i casi di sfruttamento.

Beh, perlomeno così Trump ha più o meno disinnescato l’attacco. Ma anche no?

Dato che in certi ambienti la razionalità è stata soppiantata dall’atteggiarsi e dal moralismo, non riconosceranno mai i loro errori; potranno giusto compiacersi di aver vinto una battaglia contro il malvagio-razzista-dittatore arancione.

Epperò a vincere le battaglie si diventa ancor più tronfiamente combattivi.
Non è pensabile riuscire a placare la sete dei fanatici della causa. Pure se li accontentassi in tutte le loro richieste, si sentirebbero in dovere d’inventarsi qualcosa di nuovo per cui protestare.
Infatti ora si battono per l’abolizione dello United States Immigration and Customs Enforcement (ICE). Come no. Eliminare l’agenzia che si occupa di immigrazione. Equilibrati.

 

Un copione che si ripete. “Aiutare” come Lucignolo aiutò Pinocchio

La bambina usata come simbolo da Time ci riporta alla natura perversa di queste battaglie di finta giustizia. Sarà forse un caso, ma non del tutto: quella foto è simbolica perché mette assieme due diverse emergenze sociali, esempi di nuovi diritti lanciati dalla sinistra.
Oggi, la presunta necessità di emigrare.
Una generazione fa, la falsa esigenza di rifarsi una vita, portandosi dietro i figli, da parte di chi vuole distruggere una famiglia e conta sull’assistenza statale.

 

Abbiamo visto come è andata la volta scorsa (percentuali elevatissime di figli cresciuti senza padre, dissesti sociali a valanga), eppure ancora i più non vogliono ammettere l’evidenza dei fatti: che cioè a fare da paracadute si incoraggiano le persone a buttarsi.

Le risposte sbagliate aggravano i problemi, perché stupirsene?

Più immigrazione, allora più instabilità, dis-integrazione di quartieri, città e stati, sradicamento e vulnerabilità sociale.
Più immigrazione clandestina (perché bisogna sempre capire, giustificare), ed ecco più delinquenza a vari livelli. Con il coinvolgimento di persone (migranti) che altrimenti non sarebbero finite nelle braccia della criminalità organizzata.
 Più immigrazione di minori, più garanzie per chi viaggia clandestinamente con minori, porteranno inevitabilmente ad un aumento di rischi, traumi e morti di bambini.

 

Se c’è qualcosa che ci insegna quella madre honduregna irresponsabile, è che l’assunto accoglienzista espresso dalla frasetta “scappano da fame e guerre” non ha senso, e nessuna difficoltà, anzi atrocità del viaggio cambia la sostanza: di solito chi parte lo fa in maniera del tutto incosciente, senza avere idea del rapporto tra costi e benefici, rischi e prospettive.

Il tipico migrante economico di oggi abbandona una vita dignitosa e la possibilità di far crescere il proprio paese, per imbarcarsi in un’avventura che nella migliore delle ipotesi lo vedrà mezzo perdente. Spaesato a cercare di recuperare una serie di handicap, prima di tutto la lingua, per trovare un lavoro ad un livello inferiore a quello a cui avrebbe potuto aspirare in patria. Così anche i laureati fanno le pulizie.

 

Ma alla radice si trova qualcosa di più grosso, sistemico

Dalla gang MS-13 ai trafficanti di esseri umani, all’adoperare bambini come salvacondotto… Gli esempi di cui abbiamo trattato qui non sono curiose eccezioni.
La Sinistra copre con disinvoltura un insieme di mali nel nome di un presunto bene superiore.

Che c’è sotto? Le idee hanno una coerenza, un filo conduttore in questo caso per niente banale. Senza una chiave di lettura nuova ci troviamo miopi, incapaci di mettere insieme i frammenti isolati di un puzzle apparentemente incomprensibile.
Ci torneremo prossimamente.

 

 

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