L’orsacchiotto va alla guerra

orsacchiotti ispirati a Benedetto XVI

(orsacchiotti acquistabili da Hermann.de)

Nel giorno in cui il Papa annuncia il suo ritiro, guardo fuori della finestra e vedo un manto bianco che avvolge tutto. Mi viene spontaneo pensare a quel santo dei primi secoli, che scrivendo dalla Palestina raccontava ammirato di come la terra di Gesù sembrava preservata in pace, per una grazia speciale, tanto che persino la natura, cogli uccellini a cinguettare sugli alberi, mostrava questa armonia e tranquillità.

 

Io che volevo farmi la maglietta con la foto di Ratzinger già prima che iniziasse lo scorso conclave, in questo momento penso soprattutto a lui, alla straordinaria umiltà con cui si è congedato, persino scusandosi dei suoi difetti di fronte a un mondo sempre più pieno di mezze calzette, che non riuscirebbero a stargli vicino nemmeno sul piano intellettuale, e sempre più pieno di trogloditi che urlano rabbia e odio, etichettano a rovescio senza sapere e capire nulla.

 

Adoperando una metafora mutuata dalla fisica, la molla è carica, vicina alla sua massima estensione. Per questo penso che il prossimo conclave sia in assoluto uno dei momenti di maggior pressione contro la Chiesa, e quindi in cui l’intervento dello Spirito Santo sarà il più profondo degli ultimi secoli. Penso che Ratzinger si rendesse conto del pericolo causato dagli avvoltoi che si sarebbero organizzati per influenzare e danneggiare la Chiesa volendone distruggere i fondamenti dottrinali, approfittando di una fase di sua malattia e debolezza. Da tedesco trapiantato in Italia evidentemente conosce il calcio, e quindi ha scelto di reagire utilizzando la tattica del contropiede.

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