Betlemme: Cristiani maltrattati ma non si dice…

Ecco un link che fa pensare.

I cristiani fuggono da Betlemme. Vi diranno che è colpa di Israele ma a farli scappare sono soprattutto gli islamisti.

Betlemme!
Questo articolo mi colpisce particolarmente perché quando sono stato proprio lì, a settembre, ho notato una certa sollecitudine dei frati della Custodia di Terrasanta a dare la colpa dell’esodo dei Cristiani alla crisi economica (!)

Del resto era sconcertante notare il loro appiattimento sullo schemino Israeliani=oppressori, Palestinesi=povere vittime, senza la minima sfumatura, attenzione critica…
E pensare che per il resto non si può che rimanere ammirati per l’opera silenziosa ma fattiva dei Frati Minori Francescani in Terrasanta.

Capisco che ci sono comunque vecchie ruggini, storie di incomprensioni reciproche con gli Israeliani. Un frate può essere oggetto di insulti e sputi se solo attraversa il quartiere ebraico… (così mi hanno detto, non ho avuto modo di verificare).
Ma non si giustifica il cercare di nascondere i maltrattamenti subiti dai cristiani ad opera dei musulmani, mantenendo artificialmente questi ultimi nel ruolo di oppressi privilegiati da difendere, sperando contro ogni logica che, facendo come nulla fosse, prima o poi questo odio sparisca. Non funziona così, perché non si tratta dell’odio ingiustificato da parte di una cultura comunque educata all’empatia, che possa quindi da un momento all’altro scoprire il proprio abbaglio; al contrario, trattare i cristiani come inferiori lo considerano giustizia indiscutibile.

La storia dei popoli passa molto attraverso i simboli. Quando sono stato svegliato nel cuore della notte dalla nenia opprimente del muezzin, e dormivo vicinissimo alla Basilica della Natività, ho toccato con mano il concetto di sottomissione. E me lo aspettavo. Far respirare, nella vita quotidiana, chi è il più forte in quei luoghi santi. Anche quando ciò non è codificato dalle leggi né ancora evidente a tutti.
Forse è questa la modernità nella Chiesa: servire nel concreto senza mai chiedere niente, prendersi le bastonate, e ancora stare in ginocchio di fronte all’ideologia dominante, colla soggezione di chi non osa pensare in maniera sconveniente, non dice mai di no ad una presunta categoria di vittime che in realtà dettano legge e opprimono.
Il primo servizio al Vangelo sarebbe oggi insegnare ai “cristiani impegnati” la differenza tra buono e fesso. Anche e soprattutto quando alzare la testa significherebbe alimentare discordia. C’è una carità anche nel dire cose “inaccettabili” e far arrabbiare chi ha torto ma non vuole sentire voci discordi.
Buon Natale…

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