L’insipienza di Mentana

I maestri che ci ritroviamo…

Enrico Mentana evidentemente non sa padroneggiare il mezzo social media, o semplicemente sta invecchiando male: accumula sfondoni e se la piglia con i detrattori.
Forse vuole rincuorarci in maniera indiretta: chiunque, con un po’ di fortuna, può arrivare ad essere un giornalista tra i più quotati.

Intendiamoci: è normale, nella sua posizione, essere oggetto di commenti e risposte di lettori ostili che spaziano tra l’insulso ed il demenziale. Ed in quantità insopportabili. E poi ci sono quelli che trascendono.
Il mondo è pieno di cretini, che oggi hanno sempre più voce.
Ma assumere il ruolo del blastatore che dall’alto della sua posizione irride e umilia semi-anonimi ignorantoni funziona solo fino a quando non si passa dalla parte del torto.

Debolezza imperdonabile, quella di moltiplicare le prove di forza per atteggiarsi sempre e comunque. Forza poi che consiste al 20% di acrobazie dialettiche, all’80% di un appoggio incondizionato di fan adoranti, allineati ideologicamente e pronti ad attaccare con ferocia chiunque non si allinei.

 

Situazione: viene liberata Silvia Romano, torna con i segni visibili della conversione alla religione islamica dei suoi rapitori, fin dall’abito. Inutile riassumere la vicenda, ne parlano tutti.

Mentana attacca un politico leghista secondario che neanche nomina, per aver paragonato la “conversione” della cooperante italiana all’Islam (che davvero fa correre la mente alla proverbiale Sindrome di Stoccolma) ad un Ebreo che fosse tornato da Auschwitz da convertito al nazismo, con tanto di divisa delle SS.

Il Direttore Mentana (facciamogli un inchino) non è il solo a voler schiumare indignazione per l’inappropriatezza del paragone. Ma tutti questi benpensanti danno qualcosa di troppo per scontato, perché, come al solito, chi sta da una certa parte “sa” di essere moralmente nel giusto. E dunque, non affrontando la radice, ci si perde a discutere il contorno.

Vediamole allora, le differenze tra i due casi, visto che nessuno sembra averle volute analizzare.

 

Offensivo il solo accostarli l’uno all’altro?

1- Il nazismo è una ideologia politica, l’Islam invece è una religione;
2- Si presume che non esista un nazismo buono, mentre esisterebbe un Islam presentabile, moderato, degno di rispetto;
3- Anche se in entrambi i casi si crea una stratificazione ferrea della società, con “inferiori” che meritano di essere maltrattati o uccisi, i nazisti non cercavano di convertire, anzi non potevano concepire che un subumano potesse uscire dalla propria condizione e affrancarsi trasformandosi in un ariano. Al contrario i musulmani accolgono a braccia aperte chi recida la shahada e diventa uno di loro.

Mi sembra di aver riassunto qui le differenze essenziali. Ora…

 

 

L’1 è ovviamente vero, ma è rilevante? Anzi, non solo ci si può convertire, più o meno discutibilmente, in entrambi i campi. L’Islam è un caso particolare perché è sia un’ideologia politica che una religione. Discorso lungo, ma se la cosa vi giunge nuova avete poca dimestichezza con questi argomenti per poter giudicare.

Ora, l’essere religione qui si traduce in un formidabile vantaggio: secondo le categorie mentali dell’uomo moderno non è ammissibile muovere critiche all’Islam. Ma proprio per questo lo stesso appiglio istintivo del progressista, che lo fa indignare in maniera irrevocabile perché hanno osato paragonare una religione al nazismo, in realtà ci dice che siamo di fronte ad uno schermo protettivo che non ha alcun legame con la bontà dei contenuti: è come una squadra di calcio che sa di poter contare sull’aiuto dell’arbitro. Diffidate dei discorsi vietati!

Quindi alla sorgente dell’indignazione abbiamo il compiacimento del progressista nel contemplare sé stesso nobilmente impegnato a difendere l’intangibilità a priori dell’Islam.
Ma che si tratti di una religione non è un pregio, è un problema in più (di credibilità intrinseca), e chi lo difende sentendosi aperto… in realtà si sta chiudendo in partenza, proprio in nome di questo pregiudizio, di errore nel metodo. Il resto della discussione non tocca questo aspetto e dunque nessun ragionamento, per quanto raffinato, può scalfire le certezze della sinistra…

Ma a proposito, tanto per parlare dell’ipocrisia della cultura mainstream, osserviamo:
una volta indossati i panni del virtuoso censore, un Mentana, come vedremo, può scagliare addosso alla religione cattolica colpe immaginarie, spingendo a piene mani, con lo stesso senso di superiorità che lo faceva fremere al solo pensiero che questi buzzurri osassero accostare Islam e nazismo.
(Oltretutto ricordiamo le simpatie documentate di Hitler per l’Islam, l’alleanza con il Gran Muftì di Gerusalemme, l’ostilità radicale agli Ebrei come tratto distintivo comune, altre analogie che potremmo esplorare…)

Però… parte dell’obiezione 1 potrebbe invece puntare sul peso diverso che dovremmo assegnare ad un credo religioso: certamente è un passo più profondo e degno di rispetto, il convertirsi ad una religione piuttosto che ad un credo politico, no?
Ma un momento! Se consideriamo lodevole convertirsi, perché la fede è fondamentale per dare un senso alla propria vita, è altrettanto deplorevole abbandonare la fede! Dipende ovviamente da quale punto di vista ci poniamo, se da quello della fede abbandonata, o da quello della nuova fede. Ma per un osservatore neutrale rimane un gioco a somma zero!
Come giudichiamo ad esempio chi in Cina usciva da un laogai (campo di rieducazione) dopo un lavaggio del cervello che lo portava a sposare fanaticamente la causa del comunismo? Forse con più indulgenza rispetto a chi cambia addirittura religione.
Se è in gioco la salvezza eterna personale, una maggiore refrattarietà al condizionamento sarebbe più che ragionevole, dovuta!

 

Infine si potrebbe dire, con Camillo Langone: ma no, ma quale fede abbandonata! Questa ragazza, come tante giovani cooperanti prima di lei, che partono dall’Europa con l’idea di fare una gran bella esperienza, annoiate, sofisticate, disincantate ed idealiste, era già priva di fede quando è salita sull’aereo per l’Africa, non c’è stato bisogno di forzarla troppo.
Beh, dovremmo forse rallegrarci che una qualche fede l’ha trovata?
Nossignori, la violenza nella conversione rimane un problema; il fatto che eventualmente la sventurata partisse da una povertà interiore molto simile a quella delle grandi firme che ci fanno la morale, al massimo è un argomento in più contro questo allegro e disperato lanciarsi tra le braccia dei futuri oppressori, con la mente aperta e vuota, pronta a diventare il cestino di ogni spazzatura che venga scagliata dentro.

 

2-Ovviamente non può esistere un nazismo buono.
Molto si potrebbe dire però riguardo a questo fantomatico Islam moderato.
E molto di stringente, documentato, ancorché spiacevole per i progressisti che su queste cose si turano le orecchie. Ma è discorso che ci porterebbe lontano. A rilevare amaramente che i terroristi sono i migliori seguaci di Maometto, gli unici coerenti nella fedeltà. Non vi fidate? Fate pure finta che non sia così.
Qui conta rilevare che Silvia si è convertita in maniera plateale non a qualche altro credo di musulmani saggi e moderati, ma alla religione dei suoi carcerieri, con tanto di sacco della spazzatura verde calato addosso, a suggellarne la trasformazione anche fisica.

Potrebbe magari trattarsi di comportamento “tattico”, ovvero conversione interiore all’Islam “vero” ma concedendo agli eccessi dei “fondamentalisti” solo in questa particolare occasione, nell’abito, per ovvie ragioni, da prigioniera? Ma davvero pensate il senso di una appartenenza religiosa si possa tirare come un elastico?
E soprattutto: noi giudichiamo il gesto eclatante, lo spottone pubblicitario passato su tutte le TV al jihadismo! Non ci sono scuse che tengano, dei messaggi che si lanciano bisogna rispondere, governo italiano in primis.
Quindi anche questa differenza non conta per il nostro paragone.

 

Rimane l’obiezione 3, che è effettivamente più seria. Ma di nuovo: stiamo giudicando la reazione della vittima liberata, ad un sistema di male a cui è stata esposta.
Se vogliamo parlare di situazioni concrete, i due casi non sono paragonabili: nessuna possibilità di commistione o di attrazione tra i nazisti e le loro vittime, specialmente gli Ebrei.
Ma se al proponente interessa utilizzare il parallelismo in un senso più ristretto, evidenziando l’assurdità di schierarsi con il proprio oppressore, e per sottolineare quanto profondamente corrotta sia ormai la nostra intellighenzia politica, giornalistica e culturale, beh… Ci sta.
Ci sta!

 

Veniamo dunque alla reazione di Mentana:

voglio solo sommessamente ricordare che il campo di Auschwitz sorgeva nella cattolicissima Polonia, e che lo stesso Hitler era cattolico battezzato e cresimato.

 

Non stupisce che una simile asineria, e pure velenosa, abbia generato le più varie reazioni, anche scomposte.

Dire che Hitler era cattolico significa non solo violentare la storia, ma più o meno direttamente usare questa presunta verità come un’arma contro la Chiesa.

 

Ricordo un Messori d’annata che raccontava la morte del padre di Adolf Hitler, Alois: schiattato appena preso in mano il giornale, mentre schiumava rabbia contro i cattolici locali… Che la madre avesse voluto comunque dare al piccolo Adolf le basi dell’iniziazione cristiana non vuol dire affatto che quest’ultimo traesse molto dall’ambiente familiare, anzi. Da bambino era cattolico solo pro forma, con un padre problematico e visceralmente anticlericale. Già da ragazzino rifiutava il cristianesimo. In seguito Dio è stato per lui solo un espediente retorico, un modello del tutto contrario a Cristo.

Lo storico Franco Cardini ben spiega come, quando poteva parlare liberamente in privato, non dovendo seguire considerazioni tattiche di facciata (non gli conveniva uno scontro totale, in pubblico, con le convinzioni religiose della maggioranza), Hitler disprezzasse il cristianesimo ed il cattolicesimo in particolare (per lui Lutero rappresentava uno dei più grandi figli della patria tedesca).

Ulteriori disamine, per chi avesse ancora dubbi, dimostrano ad abundantiam quanto radicalmente sbagliato fosse il pretendere di gettare il cadavere carbonizzato di Hitler addosso ai cattolici, come fa Mentana. Anche se, dovessi provare ad indovinare, più che per assoluta disonestà intellettuale, questa affermazione infamante penso l’abbia lanciata per maliziosa ignoranza. Lo stato mentale di chi sotto sotto sa di avere torto, ma comunque non ha le idee chiare e va a tentoni, mentre ostenta sicurezza nel trinciare giudizi.

Quanto poi alla collocazione di Auschwitz, siamo ancora nelle fantasie malate. Qui la malizia deve essere maggiore, perché davvero si fatica ad immaginare che il buon Chicco non sapesse distinguere tra i Polacchi vittima di un’occupazione ed i nazisti occupanti, che costruirono campi in maggioranza in Polonia mica per altro, ma perché così erano geograficamente vicini ad una gran parte della popolazione ebraica europea.

Questa osservazione sorprendente del nostro grande giornalista, tale da generare proteste scritte anche da parte dell’ambasciata di Polonia, dimostra secondo me il pressappochismo di un mondo della cultura che è disperatamente e colpevolmente umanistica e non ha il rigore del ragionamento scientifico. Non si cercano rapporti di causa ed effetto; si seguono analogie, parentele, somiglianze, vicinanza. Si trovava nell’attuale Polonia? E tanto basta, discorso concluso.

La Polonia non era poi così cattolicissima, tra l’altro. Lo divenne dopo la II Guerra Mondiale, non solo per lo sterminio operato dai nazisti, ma per lo spostamento dei confini, perdendo la parte orientale più ortodossa, unito alla fuga degli Ebrei rimasti e di altri, mentre la Chiesa Cattolica guadagnò in influenza e prestigio per il suo ruolo di resistenza al comunismo.
Quindi non regge il tentativo di chi (tra i fan) voleva scusare Mentana andando a rivangare episodi distinti di pogrom e violenze contro gli Ebrei in Polonia: non hanno alcuna relazione con la vicenda di Auschwitz e dei campi.
Quand’anche si potessero ravvisare crimini contro gli Ebrei perpetuati dal popolo polacco indistintamente, sarebbero vicende che non legano né la Polonia di oggi, né la Chiesa, né tantomeno gli insegnamenti cristiani; ed in ogni caso, se proprio avesse avuto senso tirarli in ballo, Mentana non l’ha fatto, parlando stupidamente a sproposito di tutt’altro: i campi di concentramento costruiti dagli invasori.

 

La pezza peggiore del buco.

La vicenda poi prosegue: pretendendo di mettere a posto le cose, Mentana parte alla carica, cercando penosamente di svincolarsi anche dall’incidente diplomatico.

Alcuni troll hanno provato a gettarmi fango (la materia di cui son fatti) per il post su Auschwitz, aizzando pure l’incolpevole ambasciata polacca. Fanno solo pena e ribrezzo, ma del resto lo facevano già prima. Come è successo a altri troll di diversa tribù poche settimane fa, la loro “sollevazione”serve soltanto a rendere visibile la struttura dei gruppi organizzati e affliliati sul web, materiali per lo studio delle ‘echo chambers’ e delle reti di propaganda social.
Ribadisco ovviamente quel che ho scritto, e che del resto è stato da subito ben chiaro a tutti i lettori italiani non malintenzionati. […]

Da mani nei capelli: non ha alcun argomento a propria difesa perché i fatti gli sono contro, dunque decide di attaccare, con rabbia e disprezzo. Solo questo. Non cede di un millimetro anche di fronte all’errore. Un web sempre più chiuso, diviso in fazioni autoreferenziali, litigioso, incapace di ragionare, diventa ovviamente tale solo quando coinvolge i suoi meschini avversari…
Patetico il riferimento all’ambasciata: vorrebbe ripianare lo screzio evitando accuratamente di scusarsi. E dunque, per non accomunarli -nell’invettiva- alla feccia degl’ignoranti suoi nemici, ecco che nelle sue parole l’ambasciata risulta, poverina, composta da sprovveduti che si lasciano aizzare dai provocatori della rete…

 

Poi non contento trova l’occasione di linkare un messaggio che non c’entrava nulla, di giorni prima, di un qualche demente che invitava gli amici ad andare sulla pagina di Mentana, evidentemente per un confronto che si prevedeva per nulla civile (da entrambe le parti).
Anche in risposta a quel post qualcuno prova invece a ragionare, richiamando il giornalista ai suoi errori. Ma viene, lui sì, attaccato in maniera selvaggia, persino sull’aspetto fisico, dalla torma dei mentaniani che si sentono tanto buoni e superiori…

La palma del più cretino, scorrendo velocemente gli interventi, l’avrei voluta dare ad un tale che pretendeva di dimostrare la cattolicità di Hitler col fatto che esisteva la decorazione militare chiamata Croce di Ferro, così come altre decorazioni a forma di croce (che per lui diventano “le croci d’argento delle SS”).
Ignorando che le prime Croci di Ferro vennero conferite a valorosi delle guerre napoleoniche: si trattava di una medaglia ormai storica e prestigiosa. Del resto il simbolo stesso, la croce patente, è d’uso antichissimo in araldica.
Insomma, Hitler sarebbe stato cattolico perché non aveva abolito le medaglia al valore dalla forma di croce, a loro volta lontanissime parenti della Croce di Cristo… Ovviamente no, il cortocircuito mentale è un altro: se dall’iconografia e dai film associo spontaneamente qualcosa ai nazisti, penso che l’abbiano inventata loro e non mi pongo più il problema….

Ma il più cretino probabilmente è un altro, che si complimentava con il primo dicendo, testuale:

hai stra vinto. Quando sono di malumore rileggero la tua risposta

 

Senza la data e la svastica al centro avrebbe potuto essere il riconoscimento del valore di un soldato di un’altra epoca. La croce patente è un simbolo molto usato nella tradizione germanica

 

Epilogo inglorioso.

Infine ecco l’ultimo post della serie, indirizzato all’ambasciata polacca, in cui cerca disperatamente di metterci una pezza: si è fermato finalmente un po’ a rifletterci e pensa di aver trovato il miglior modo di uscirne senza ammettere di aver sbagliato. Dopo essersi fatto le ragioni dice:

Considero perciò il frutto di una mancata comprensione del mio post il tono altrimenti inaccettabile della vostra lettera.

Insomma, questi diplomatici polacchi possono salvarsi, e non rientrare nel novero dei “malintenzionati” che non hanno capito (così definiti dal giornalista ricciolo), solo appellandosi alla loro scarsa dimestichezza con la lingua italiana…

E non manca di far rilevare che la legge polacca che punisce l’accostamento della Polonia ai crimini dei nazisti è al contempo più che discutibile (e qui è l’unico punto su cui non gli do del tutto torto) ma comunque lui con quel post non l’avrebbe affatto violata.

Fantastico! Ci mancava solo che pretendesse di ricevere lui le scuse ufficiali dall’ambasciatore!

 

 

Ma poi quali sarebbero le ragioni del buon Chicco? Eccole:

Come quasi tutti, leggendolo, hanno ben compreso, ho spiegato a quel signore che il contesto ambientale e religioso in cui la ragazza ha vissuto sotto sequestro per un anno e mezzo non possono essere confusi o mescolati con la pratica terroristica, o peggio esserne la spiegazione. I capi di al-Shabaab sono islamici, certo, ma anche Hitler era nato cattolico. La Somalia è fortemente musulmana, come la Polonia è cattolica, ma quei terroristici (sic!) ne vogliono abbattere le istituzioni, come fece il nazismo dal 1939 con la vostra nazione. E i campi di addestramento e di detenzione di al-Shabaab in territorio somalo sono un corpo estraneo rispetto a quel paese, come lo era Auschwitz nella Polonia invasa.

 

Salta all’occhio nuovamente il disinvolto trattamento della realtà islamica, tirata come un elastico: nel racconto fantasioso, da un lato la Romano era sequestrata da sanguinari terroristi che nulla avevano a che fare con l’Islam eccetera. Dall’altro, si sarebbe convertita per aver vissuto per un anno e mezzo in un “contesto ambientale e religioso” autenticamente islamico, e -par di capire- tipicamente somalo. Ma insomma, questa ragazza era un ostaggio in attesa di riscatto oppure no?
Adesso abbiamo anche il Rapimento di Schrödinger, quello che la vittima è contemporaneamente rapita e non-rapita finché non apri la scatola per vedere, inserendo quattro milioni e fischia di riscatto? (Peraltro il dubbio rimane anche a posteriori, indipendentemente dai discorsi di Mentana.)

Ribadiamo per i più distratti: la cooperante è forse stata trattata bene da un certo punto in poi, magari come moglie o concubina di uno dei sequestratori del gruppo a cui era stata venduta, all’apice della piramide dei criminali e terroristi della regione, al-Shabaab appunto. Ma in tal caso è evidente che l’Islam che ha conosciuto è solo quello dei terroristi, non si può fingere altrimenti. L’abito grottesco con cui si è mostrata a giornalisti e telecamere quello rappresenta.

Non si può nello stesso tempo pretendere che abbia fatto la sua bella esperienza multiculturale che l’avrebbe portata a scegliere una magnifica nuova religione di pace, da un lato, e dall’altro strappare una lacrima per la sua sorte sempre appesa ad un filo fino al lieto fine, imprigionata per un tempo lunghissimo da spietati tagliagole fanatici.

 

Veramente ormai l’arte di ottenere ragione si è ridotta al gioco delle tre carte: fare un po’ il giocoliere con le parole, spruzzare inchiostro come una seppia e passare oltre, alla prossima mistificazione.

Infatti se si cerca di trovare un filo logico nel ragionamento non lo si trova, anche se vengono lanciate suggestioni, pensieri slegati che vadano nella direzione voluta. E soprattutto della nuova linea non c’era traccia nella sparata iniziale.

Pretendeva di affermare, come ovvietà che solo i buzzurri non comprendono, che sarebbe del tutto inaccettabile il parallelismo ipotetico, provocatorio, tra una vittima dei campi di concentramento ed una vittima dell’Islamismo radicale, che avessero abbracciato l’ideologia dei loro persecutori. Ho spiegato come l’unica difficoltà del paragone sta nel fatto che alle vittime dei lager questa possibilità non era data.
Per farsi le ragioni, però, Mentana introduce tutta una serie di paragoni incongrui, molto ma molto più forzati di quello che ha contestato.

 

-Hitler sarebbe stato cattolico così come i capi di al-Shabaab sono musulmani. No, sono due situazioni diversissime. Hitler era cattolico pro forma, come spiegato, ed è diventato un nemico feroce della fede. La sua azione è stata contemporaneamente contraria, ma anche sviluppata su di un piano diverso, non religioso. Al contrario quei terroristi islamici si muovono unicamente all’interno dell’orizzonte religioso islamico, lungi dal rigettarlo l’hanno approfondito e ne hanno fatto ragione di vita e di morte!
Quelli non sarebbero “veri” musulmani? E chi lo dice, Mentana? Dall’esterno?

-I terroristi vogliono abbattere le istituzioni somale, proprio come Hitler abbatté quelle polacche. Ma nossignore. Lo scontro intra-islamico è di tutt’altra natura, tant’è vero che il concetto stesso di stato-nazione per il mondo musulmano è frutto di un’influenza esterna di matrice occidentale, o a volte di contingenze storiche. Per l’Islam non c’è patria, c’è la umma dei fedeli, è -se vogliamo- un internazionalismo, anche se è normale avere capi politici locali.
Lo scontro nel caso della Somalia è interno, prima di tutto, relativo alla nazione stessa. E poi è internazionale, relativo al modo di intendere la necessaria incarnazione dell’Islam nella politica. Al contrario Hitler era uno straniero in tutto e per tutto, un invasore estraneo alla Polonia.
-Allo stesso modo Mentana pretende di affermare che i campi di addestramento dei terroristi sono corpi estranei nel paese, tanto quanto lo erano i campi di sterminio. Ancora, no! Sono storie ben diverse. Ma davvero dobbiamo spenderci per spiegare la differenza, anche in termini di rapporto con il paese in cui sono stati allestiti?

 

 

In conclusione, senza nascondersi dietro un dito: un paragone inaccurato e discutibile dal punto di vista storico può essere criticato, ma non genera affatto reazioni scomposte.
L’indignazione di cui parla Mentana nasce invece da un’idea precisa, notissima peraltro perché ribadita in mille salse a sfinimento, che potremmo parafrasare così:
voi leghisti ultracattolici vi scagliate contro una ragazza solo perché ragionate in termini di fazioni. Vi siete disegnati un mondo fatto di buoni e cattivi, e pretendete di essere i buoni. Vi incattivite contro gli altri, i diversi, senza rendervi conto che i cattivi siete invece voi. Non conoscete e non capite l’altro. Avete paura ed attaccate.
Addirittura lo associate ad ideologie mortifere come il nazismo, senza rendervi conto che quei criminali nazisti erano di destra e somigliavano moltissimo proprio a voi!

Nel caso specifico Chicco pensa di aggiungerci la chicca: Hitler era cattolico e quelle stragi sono state compiute in una nazione cattolicissima. Mic drop.

Non mi raccontate la favola che voleva intendere tutt’altro, perché questo tipo di accusa allucinante esiste da prima ed è stata portata avanti con convinzione dai fan di Mentana a seguito delle sue sparate.

Non voglio dilungarmi, ma è bene ribadire:

-Nessuno qui sta difendendo chi manca di rispetto.

-Riconoscere che una vittima può essere scusata, senza darle colpe, per suoi comportamenti da squilibrata, permette comunque di dire che la sua vicenda è tutto tranne che esemplare, anzi, denota una grave degenerazione, della cultura e delle istituzioni. Questa consapevolezza non può essere attaccata come fosse solo un sintomo di becera ostilità.
-A trovare osceno lo spettacolo fornito saranno stati sì leghisti, tra i quali molti cattolici, ma anche tanti cattolici non leghisti o persone che non fanno parte dei due gruppi. Non ha inoltre senso l’etichetta ultracattolico, se non nella retorica dei bigotti dell’ateismo.
-La reazione contro l’Islamismo viene vista come pregiudizio di parte, ma questo avviene solo nelle teste disabitate di chi ha sposato la religione dell’indiscriminatezza, e quindi non accetta che la gente agisca e reagisca in base a ben precise e circostanziate osservazioni della realtà. E la realtà non è affatto neutrale ed indifferente. Se c’è un pericolo grande, concreto, evidente, non possiamo negarlo per non essere quelli che “discriminano”. Per questo è da cretini, di fronte ad un’ideologia aggressiva, parlare semplicemente di “diverso”.
-Il nazismo nasce a sinistra e ne esprime alcuni principi profondi, ma ne viene considerato l’antitesi, anzi l’incarnazione più forte e preoccupante della destra (che invece è un’entità evanescente, mal definita), solo per un gioco di specchi, una ricostruzione storica opportunistica.
-Quasi nessuno nell’Europa occupata della II Guerra Mondiale si è contrapposto in maniera più decisa al nazismo ed allo sterminio degli Ebrei di quanto abbia fatto la Chiesa Cattolica a tutti i livelli (per quanto possibile viste le circostanze), eppure troviamo sempre più mezzi saputi che pretendono di ribaltare la storia e creare una impressione di complicità. La cattiva coscienza di molti fa il resto. E le leggende anticlericali proseguono.

 

La “nuova versione” del pensiero di Mentana, pensata per coprire e giustificare, non ha né capo né coda:

non risolve affatto il doppio nodo costituito dal fatto che
1. Silvia nel racconto era al contempo, secondo l’occorrenza, schiacciata da una prigionia oppressiva oppure immersa in una società diversa dalla nostra, che ha potuto apprezzare. In mano ad un Islam sanguinario e libera di scegliere un Islam buono.
2. Auschwitz e la società polacca erano al contrario davvero completamente disgiunti.

Scegliendo cosa sottolineare e cosa tacere, paradossalmente la confusione tra questi piani diventa un’opportunità invece di una difficoltà del ragionamento: si presuppone di trovare un Islam presentabile ed esente da critiche persino all’interno di un rapimento da parte di terroristi, ma gli avversari dialettici non hanno il permesso di vederci un collegamento. Se lo fanno sono nemici del dialogo, fondamentalisti alla stregua dei terroristi.

Soprattutto, Mentana pretende di aver voluto dire:
A. al-Shabaab non rappresenta il vero Islam
così come
B. Hitler non era un vero cattolico.

Ma da grande comunicatore ce l’ha spiegato così:
A. al-Shabaab neanche li nominiamo…
e tanto
B. Hitler era un vero cattolico.

Chi è che non ha mai usato questo tipo di sillogismo? Per esprimere “X non appartiene ad Y”, dico “X appartiene ad Y”.

 

Notate però la finezza retorica, che come tutti i colpi di classe si basa anche sulle circostanze fortuite. Per come sono state spese le parole, nel sottotesto è passato un messaggio molto forte; ma guardando alla lettera, si può giocare a far dire loro altro.
Prima ha affermato in maniera netta e con conseguenze prevedibili “Hitler era cattolico, battezzato e cresimato”: il messaggio è che la sua appartenenza è sicura e certificata.
Però dopo che gli è stato fatto notare che l’infanzia dice ben poco, il vero pensiero di Hitler era diametralmente opposto, ora potrebbe girare il discorso: “Ma non ho mai asserito che fosse un vero cattolico! Ho appunto scritto che era un cattolico solo sulla carta, proprio come dite voi. Era solo nato cattolico.”

 

Conclusione? Niente, nessuna. Ammesso che qualcuno sia arrivato a leggere questo mio rant fino in fondo, nel qual caso lo ringrazio ma mi scuso, non cambierà proprio nulla. Mentana ha vinto, i suoi sono più numerosi e fanno sì che avere ragione si basi solo sulle prove di forza, sulla foga, sul branco.

 

 

Aggiornamento – Sempre più figuracce.

E niente… Ecco l’ultima perla, condivisa sulla pagina FB di Mentana ma proveniente dal magnifico e progressivo sito di piccoli mentani denominato Open: un’immagine in cui vediamo tante foto di giovani appese ad un’inferriata, a corredo di una notizia di un’impennata dei casi di Covid-19 negli USA (evidentemente colpa del cattivo Trump?)
“1500 vittime in un giorno”: titolo spaventoso, piazzato sotto la foto dei neodiplomati di un liceo… evidentemente scambiata per una drammatica galleria di vittime della pandemia.

Nel frattempo il Direttore ha insultato pesantemente un politico del M5S, poi ritirando il post (ma il bersaglio tendo a pensare se lo sia meritato, l’insulto).
Il giornalismo dei professionisti, quello che ci dicono vada sostenuto attivamente, contro il tam tam delle fake news…
Basta, la chiudo qui.

2 commenti:

  1. Letto fino in fondo, grazie a Lei.

  2. Alessandro Grasso

    No, sono io che la ringrazio Vanni, che in questo panorama schiavo dei social lascia un segno di stima su di una pagina indipendente. Segno particolarmente gradito quando uno si rende conto di non riuscire a scrivere per limiti di tempo, e si domanda se ne valga la pena…

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