Cos’è l’omofobia insomma

Buon ultimo, arrivo ad accorgermi che ieri era la Giornata Internazionale contro l’Omofobia, la Transfobia e la Bifobia. Siccome sono in ritardo e mentalmente arretrato, per favore scusate i miei modi un po’ bruschi.

Oh dunque.

L’omofobia è una malattia mentale immaginaria. Se la sono inventata a tavolino verso la fine del 20esimo secolo, l’hanno resa popolare solo nel 21esimo. Pare che millenni di civiltà differenti siano scivolate tranquillamente via senza che alla gente venisse in mente un concetto del genere. Fino ad oggi. Che bello.

 

L’idea di essere spaventati dagli omosessuali. Fare di tutto per dimostrare agli altri che non lo siamo.

 

Sorridi e mettiti in riga, o pagane le conseguenze.
L’omofobia si rivela un comodo strumento in mano a regimi oppressivi -formalmente democratici- per censurare e reprimere, tra l’altro il solo metterne in discussione l’esistenza è una prova sufficiente del fatto di esserne affetti; significa essere soggetti pericolosi che si meritano anni di mobbing legale da parte delle autorità, sedute obbligatorie di ri-educazione o semplicemente perdere il lavoro…

Se ti bollano come omofobo, il fatto di non avere problemi mentali non costituisce una difesa: infatti tutti sanno che la psicopatologia non c’entra nulla, quindi contestare l’imbecillità di una definizione che ha una parvenza pseudoscientifica non aiuta. Scienza e concetti che si possano discutere razionalmente non c’entrano; il tuo problema sta nel non essere dalla parte corretta della Storia. Fine.

Siamo usciti da un romanzo di Kafka.

Poi nella pratica la maggioranza di noi non soffre alcuna conseguenza da questo stato di cose. Solo pochi casi eccezionali finiscono nelle cronache (un impiegato pubblico licenziato, una pasticceria od un fiorista che devono pagare multe e risarcimenti per decine o centinaia di migliaia di dollari…)
Per questo il condizionamento è particolarmente efficace: per la massa, il sentirsi parte dei buoni, attraverso un conformismo esasperato, non richiede sforzi particolari.
Quando le conseguenze della rivoluzione sociale si faranno sentire, sarà ormai troppo tardi. Per fare qualcosa, per accorgersene, e per vedere il collegamento.

 

Questa seria, gaia festa.

Dato che omofobia letteralmente potrebbe significare “paura dell’uguale“, fa un po’ strano che descriva una paura del diverso.
Ma il concetto proietta verso l’esterno una paura che nasce dentro la comunità omosessuale. La paura della paura del diverso. Magari c’è una complicata algebra grammaticale in gioco, per cui i conti alla fine tornino.

Sia come sia, la celebrazione del 17 Maggio era un po’ troppo omo e troppo poco diversa. Quindi qualche anno fa hanno allungato il titolo per includere alcuni che sulla gamma della sessualità erano oltre, introducendo il termine transfobia (ovvero paura oltre).

Due anni fa hanno temuto che designare due gruppi nel nome della manifestazione fosse troppo poco, quindi hanno aggiunto bifobia (che opportunamente significa paura del due).

Ma dobbiamo considerare che l’acronimo completo, per indicare tutte le speciali categorie di persone che desiderano forzare gli altri a sorridere ed applaudire mentre gli sbattono in faccia la propria sessualità anomala, sarebbe LGBTQQIP2SAA.
Ora capite che la Giornata contro l’odio è drammaticamente rimasta indietro, accontentando a malapena la parte LGBT. Logicamente dovranno correre ai ripari, allungando in futuro il nome della celebrazione.
Beh, ci sono quelli che si definiscono Questioning, ovvero “quelli che boh”. Gli interrogativi. Per loro basta concludere il titolo della giornata con un punto di domanda.
2S starebbe per 2 Spirits, ovvero “due spiriti”, ma subito dopo compare AA che richiama gli Alcolisti Anonimi, per cui mi viene da suggerire che i 2 spiriti siano alcoli etilici, mettiamoci dunque Vodka e Grappa.
Il resto è lasciato al lettore come esercizio.

 

Ma basta scherzare.

2 poliziotti francesi maltrattano un manifestante pacifico contro il matrimonio tra omosessuali

Repressione poliziesca di una protesta pacifica contro il matrimonio gay. Parigi, Francia, 29 Maggio 2013.  Fonte: Pasidupes Blog

La repressione del dissenso è un’arte fina, dove la violenza è dosata e non spesso richiesta. Somiglia un po’ a quelle sculture fatte con la motosega.

“Le persone perbene” che non farebbero mai del male al prossimo rappresentano una eccezione nella storia dei popoli. Una stravaganza, una deviazione che salta fuori come effetto collaterale della Cristianità.

Ma vedrete come andrà a finire con una cultura dominante che non accetta ragioni e critiche. Quando riterrà di dover fermare associazioni o comportamenti ritenuti inopportuni e pericolosi per il morale o la nuova moralità.
Dico che gli omosessuali torneranno ad essere vittime, insieme a tanti altri.
Ma l’assurdo di forzare la gente ad ignorare la realtà della natura umana a loro beneficio servirà a far avanzare la rivoluzione.
E’ una forma di addestramento: non pensare, atteggiati correttamente. Chi fa la voce grossa ha ragione.
Media ed Autorità dettano il tempo.
Resistance is futile (cit.)

 

“Ma dire no all’omofobia significa preoccuparsi della violenza! Ed essere buoni e sensibili!”

Ah, certo, la propaganda anti-omofobia è DAVVERO un discorso sulla violenza. Soprattutto psicologica. Ma non in una direzione scontata come pensereste.

Non c’entra niente la bontà. Si tratta di manipolazione dei sentimenti. Per far vincere il culto dell’indiscriminatezza: se è possibile in qualche modo far passare l’idea che l’oggetto A somiglia all’oggetto B, smettila di fare domande, blocca le tue facoltà razionali, ignora le differenze e pretendi -assieme ai tuoi compagni lemming- che l’intera società venga rivoltata come un calzino pur di definire una volta per tutte che A=B. E al diavolo le conseguenze. Che tanto non vuoi vedere.

Conformismo.
A questo punto molti progressisti potrebbero obiettare che non sono stato corretto nel descriverli come nemici della ragione: si compiacciono nell’autodefinirsi difensori della scienza e della razionalità. Benissimo.
Allora com’è che questi scienziati non si sono ribellati, richiedendo di rimettere le cose a posto, quando la British Medical Association ha pubblicato delle linee guida per operatori sanitari secondo cui non bisogna dire “donne (madri) incinte” ma piuttosto “gente incinta” perché in questo modo si evita di offendere i transessuali?
E avrei potuto linkare un sacco di altri esempi di follia pura come questo.
Quando la stupidità “va bene per la causa” e lasci che prenda piede perché il fine giustifica i mezzi, beh mi spiace, non c’è altra causa che il trionfo della stupidità. E anche il (la) fine viene di conseguenza.

 

Il succo di questa finzione a cui siamo già abituati, l’omofobia, è questo:

Sfruttando l’idea di “proteggere” e combattere la violenza, a volte paradossalmente anche affrontando problemi reali (casi di bullismo contro giovani gay), si crea l’occasione per distruggere i fondamenti e la struttura della società, pezzo per pezzo.
Sostituire i significati coi sentimenti. Di conseguenza non esiste più una identità sessuale propriamente detta, nè il concetto di famiglia. Alla fine si arriva alla scomparsa dell’identità personale e della sanità mentale.

 

PRIMA dell’ “omofobia”,

non importava se eri pro o contro i gruppi omosessualisti ed i loro obiettivi politici:

se eri non-violento, avevi diritto ad essere protetto.
se eri violento, meritavi una punizione;

 

DOPO l’ “omofobia”,

non importa se sei violento oppure non-violento:

se sei dalla parte dei gruppi omosessualisti, hai diritto ad essere protetto;
se sei dall’altra parte, meriti una punizione.

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