Ty Cobb ed Alex Schwazer: vittime di fake news

2 Atleti, 2 storie diversissime

Tyrus RaymondTyCobb è stato una leggenda del baseball. La sua carriera si è svolta tra il 1905 e il 1928. E detiene ancora alcuni record della Major League di Baseball, inclusa la miglior media di battuta. Un campione d’altri tempi. Ma la sua reputazione è stata rovinata da storie inventate, in particolare sul suo presunto razzismo.

Ty Cobb in azione, scivola in terza base

Cobb scivola e conquista la terza base. Foto di Charles M. Conlon

Alex Schwazer è decisamente più probabile che lo conosciate: marciatore altoatesino, campione olimpico nel 2008, squalificato ben due volte per doping: la prima, nel 2012, per aver commesso un illecito; la seconda e definitiva, nel 2016, per essere stato troppo pulito.
Imparata la lezione, era diventato una persona nuova. Pronto a combattere contro il doping, senza peli sulla lingua. Forse qualcuno ha deciso che era diventato un personaggio troppo scomodo?
Ti viene la sensazione che il mondo dell’Atletica sia molto attento all’apparenza, ma pronto a chiudere un occhio davanti a chi usa trucchetti, se fa gioco.
La seconda squalifica sembra basata su prove false.

 

Due casi che hanno ben poco in comune, eccetto il finale amaro, con una opinione pubblica distratta che li giudica senza aver approfondito lo svolgimento dei fatti.
Va detto che Schwazer sta ancora per tribunali per ottenere -se non altro- di difendere il suo buon nome precipitato nel fango. Partita non ancora chiusa, anche se mi sa che finirà in un certo modo…

 

La storia di Cobb ci dice della facilità con cui anche un singolo giornalista, da solo, può infangare la memoria di un grande campione, con storie inventate. Anche se sei uno dei più grandi fuoriclasse della tua epoca.

La storia di Schwazer, al contrario, riguarda la facilità con cui il Sistema ti può schiacciare come uno scarafaggio se minacci la sua facciata, la sua immagine artefatta.

C dimostra quanto poco basti per distruggerti. S suggerisce quanto potente ed inarrestabile possa rivelarsi la macchina che ti vuole distruggere.

 

Le Fake News non sono certo un fenomeno recente.
Blumudus

 

Com’è che mi sono imbattuto in Ty Cobb

Ultimamente ho trovato molti spunti interessanti nei video di Prager University: un canale educativo no-profit (non una università come potrebbe far pensare il nome) che si trova su Youtube ed è stato creato da Dennis Prager.

Dato che i video di Prager, brevi, diretti e realizzati con un editing di ottimo livello, sono incentrati sulla difesa del libero mercato, spiegando i meccanismi di funzionamento della società da un punto di vista conservatore, potete capire come il loro successo risultasse intollerabile per i tolleranti progressisti.

Youtube addirittura è arrivato a censurare alcuni dei video di PragerU senza un valido motivo. Osserviamo la finezza: li hanno taggati come troppo problematici, inadatti per un pubblico di minorenni; in questo modo sono stati nascosti ad una grossa fetta di pubblico (ad esempio chi si collega anonimamente, come è d’uso, e quindi non ha dimostrato di essere maggiorenne).
Per esempio un video pro-life, o un altro che difendeva la polizia dall’accusa di razzismo… la beffa consiste nel fatto che altri hanno pubblicato video sugli stessi argomenti, ma che sostenevano le tesi opposte, e quelli sono rimasti sempre visibili a tutti

A proposito di razzismo, mi ha colpito il filmato di PragerU che trovate qui sotto, che racconta appunto della reputazione di Ty Cobb, di come è stata rovinata dopo la sua morte.

Tra tutti i video che potevo scegliere di mettere in evidenza, questo sembra davvero il più improbabile. Non ho mai seguito il baseball -come del resto il 99,9% degli Italiani- e per di più tutti i protagonisti di quella vicenda sono morti da tanti anni. Perché perderci del tempo? A chi frega qualcosa ormai?

A me importa. Voglio dare peso anche ad argomenti che sembrano di poco interesse, se c’è l’occasione di difendere la verità.
Dobbiamo combattere le fake news in ogni occasione. Senza mai arrenderci. Che si capisca bene: la manipolazione alla fine non vincerà.

Dovessimo metterci mille anni per ristabilire la verità.

 

Il vero Ty Cobb

Ecco la storia, come riportata su Youtube e sottotitolata dal sottoscritto. Per me è stato un esperimento interessante aggiungere i sottotitoli in Italiano (qualcuno prima di me aveva iniziato a tradurre solo le prime battute). Devo dire che il sistema di Youtube per editare le traduzioni è davvero comodo e ben realizzato. Ricordatevi di cliccare la prima icona in basso a destra per scegliere la lingua. A quanto pare quelli di Google hanno disabilitato la funzionalità dei sottotitoli che partono in automatico… 🙁


Riassumendo, Ty Cobb adottava uno stile di gioco molto aggressivo ed era un tipo sanguigno, pronto a scaldarsi.

Il successo chiama invidia; la gente non prende facilmente a simpatia un ambizioso perfezionista che non fa nulla per ingraziarsi i suoi critici.

Ci fu l’episodio nel 1907 in cui alcuni testimoni videro il campione a terra che lottava con un catcher di nome Charles “Boss” Schmidt; va detto che Schmidt aveva già attaccato varie volte Cobb nei mesi precedenti, senza essere stato provocato. In questo frangente disse di essere intervenuto per fermare Cobb, che a suo dire stava colpendo un tal Bungy Cummings, custode del campo e nero di pelle. Alcuni giornalisti credettero sulla parola a Schmidt (Cummings era mezzo ubriaco in quel momento, non poteva dire cosa fosse successo).

Ma la leggenda del Ty Cobb giocatore scorretto e violento, -peggio! Razzista!- nasce solo dopo la sua morte. Forse anche ricamando a partire dalla storia di Schmidt, e contando sul fatto che uno come Cobb, nato in Georgia (stato del Sud) verso la fine dell’800, ti immagini dovesse essere per forza razzista contro i neri.
Fatto sta che un giornalista universalmente riconosciuto come del tutto inattendibile, Al Stump, senza fornire alcuna fonte, riuscì coi suoi articoli e libri a cambiare l’immagine pubblica di uno dei più grandi atleti della prima metà del 20esimo secolo. Per vendere copie.

Ad esempio Stump gonfiò clamorosamente una storia in cui il campione di baseball venne alle mani con un uomo bianco dopo un diverbio, inventandosi che quella sera Cobb uccise un nero con una coltellata!

Questi racconti riuscirono a prendere piede, specialmente grazie alla distanza nel tempo, con sempre meno testimoni viventi. Il figlio di una famiglia di tradizione antischiavista, che aveva parlato pubblicamente in favore della fine della segregazione razziale, divenne uno sporco sciovinista bianco.
Ma in fondo, non è successo qualcosa di simile riguardo a Pio XII? Aspettare che muoiano i testimoni, diffondere una fama negativa che rovesci il senso degli avvenimenti.

Morale della favola. E’ più facile di quel che pensate rovinare una reputazione, persino quando c’è ben poco motivo di farlo.
In casi come questo, la grande popolarità ti trasforma in una calamita per calunniatori. C’è un sottile piacere perverso nel vedere gli dei cadere dai loro piedistalli.

“Un po’ di conoscenza è una cosa pericolosa”, recita un detto. Infatti già il compiacersi di conoscere qualcosa della storia del baseball porta molti a sopravvalutare quello che sanno, dando credito a dicerie infondate. E’ il caso degli sceneggiatori del film L’Uomo dei Sogni (Field Of Dreams), come riportato nel video di PragerU. E ovviamente lo stesso discorso si può applicare a campi più vicini a noi del baseball.

E’ una legge fondamentale del giornalismo: più il pubblico vede un argomento come distante, in termini di tempo, spazio, interesse personale, più è facile vendergli una versione delle cose superficiale e/o distorta. Tanta gente adora il senso di appagamento che deriva dal credersi bene informati, conoscendo in realtà pochissimo su tantissime cose.
Forza all’ignoranza!

 

Alex Schwazer, Redenzione Negata.

Alex Schwazer a Borgo Valsugana, gara 20Km, 2008

Alex Schwazer nel 2008. Foto di Marco Togni

Il campione di marcia sudtirolese venne squalificato nel 2012 per uso di eritropoietina (EPO). Cosa rara di questi tempi ed apprezzabile, a quel punto ha ammesso la propria colpa. Di solito assistiamo a sceneggiate improbabili di atleti che urlano al complotto o si aggrappano ad errori non meglio precisati. No, Alex fece una conferenza stampa in lacrime. Distrutto.

Dopo tre anni e mezzo ebbe la sua seconda possibilità. E stavolta intendeva lasciare il segno, dando l’esempio. Cercare di riprendersi il buon nome facendo le cose giuste, con sudore e lavoro: per questo scelse come allenatore Sandro Donati: il più grande critico del doping nel mondo dello sport.

 

Alex è stato isolato dalla comunità atletica per aver fatto uso di doping, Sandro per averlo combattuto.

Prendo questa frase illuminante dall’articolo del magazine Tempi: L’innocenza di Alex Schwazer che uso anche come fonte principale.

Alex decise di sottoporsi a controlli extra: gli incaricati della Iaaf (International Association of Athletics Federations) potevano presentarsi senza preavviso ed ottenere da lui campioni di sangue o urina da analizzare a qualunque ora di qualunque giorno dell’anno.
Fece tutto il possibile per dimostrarsi pulito stavolta. Anche esagerando, coll’evitare dagli integratori o urlando dal dolore una notte che aveva un ascesso, per evitare anche medicinali ammessi.

Abbandonato dagli sponsors, pagò di tasca propria costosi esami del sangue mentre viveva con pochi soldi in un albergaccio alle porte di Roma, correndo da solo nella periferia degradata. Ti fa pensare a Rocky Balboa che taglia legna e corre nella neve in Siberia. Umile e determinato.

Ma era anche molto netto nelle interviste in cui attaccava un certo Sistema, denunciando l’omertà sostanziale che rende normale per allenatori e medici senza scrupoli usare sostanze illegali.

Una sequenza di eventi sospetta

  • Nel Dicembre 2015 Schwazer testimonia in tribunale contro un medico della Iaaf. Lo stesso giorno la Federazione programma un controllo a casa dell’atleta per il 1 Gennaio successivo.
  • E il nostro eroe si presta ovviamente. Pare fosse l’unico sottoposto a controllo antidoping nel primo giorno del 2016. Seguono gravi irregolarità: il campione è riconoscibile (la provetta invece di un codice alfanumerico riporta il luogo esatto, che è un paesino), e arriva al laboratorio con ritardo inusuale. Ma il risultato è negativo: non si evidenzia doping.
  • Ad Aprile finisce la vecchia squalifica.
  • Maggio Alex participa a gare dove dimostra di essere tornato ai massimi livelli, pronto per le Olimpiadi di Rio. Però prima della sua vittoria alla 50Km a squadre a Roma, Donati riceve delle telefonate anonime che gli dicono di lasciar vincere il rivale Jared Tallent al suo posto.
  • Giugno l’annuncio a sorpresa: il campione del 1 Gennaio è stato nuovamente analizzato, 3 giorni prima della data ultima. Questa volta risulta positivo per una quantità minima di testosterone sintetico. Non sufficiente a migliorare eventualmente la prestazione, ma abbastanza per stroncare definitivamente la sua carriera.

 

A quanto pare, essendo molto rapido il metabolismo del testosterone, per poter essere beccato avrebbe dovuto assumere una piccola dose durante il veglione della sera di Capodanno o poco dopo, comunque prima della mattina.
Non ha alcun senso. Non per un atleta che si era sottoposto a tutte quelle prove, inclusi i controlli a sorpresa.
Non rischi la carriera per un vantaggio inesistente. Non, almeno, dopo aver fatto la parte del virtuoso che denuncia, con tutti gli occhi puntati addosso, attirandoti molte ostilità per questo.

L’unica spiegazione ragionevole sembra proprio quella a cui state pensando in questo momento.

 

Cose del genere non sono poi inedite. Ricordiamo il disgraziato calimero di portiere di riserva di una certa squadra allora in A, che si era fatto una lunga squalifica per cocaina solo perché qualcuno aveva scambiato la sua provetta con quella del campione suo compagno di squadra. Una soluzione conveniente per il suo presidente, ovvero preservare la stella che valeva milioni perdendo una pedina secondaria. Ma una grave ingiustizia.

Almeno in quel caso non c’erano autorità coinvolte.
Quanto è credibile una Federazione macchiata da questo genere di sospetti?

Schwazer si è imbarcato in una battaglia legale per ottenere un test del DNA del campione prelevato. Ma temo sia una battaglia persa: lo scambio con l’urina di qualcun altro è solo una delle molte possibili spiegazioni.

 

 

In sostanza, a bocce ferme, il grande pubblico non darà mai retta a spiegazioni complicate e magari complottistiche.
La versione che è stata lanciata fin dall’inizio è quella che rimarrà.
Se un innocente finisce nel basket of deplorables (per usare una espressione clintoniana), cioè è finito tra i cattivi, lo vedranno sempre così. Il popolino gode a disprezzare chi è caduto.
Amare realtà.

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