Il drone Giapponese che gira l’Europa e nessuno sa dov’è

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(vedere in fondo)

early prototype of the Osaka University UAV

Prototipo preliminare del drone. La foto della versione a 6 rotori di NOBI (baseata su di un modello della Prodrone) non è stata ancora mostrata al pubblico. © Osaka Prefecture University Engineering, Aerospace Division

Una specie di turista artificiale nei nostri cieli

Un drone autonomo realizzato dalla Osaka University, disegnato per esplorare gli ambienti urbani e scattare foto di punti di interesse identificati attraverso Google Maps, è ufficialmente disperso da quando gli sviluppatori hanno perso il contatto durante un volo di prova il 18 Marzo scorso durante una visita alla Università di Hannover, in Germania.

Questa macchina è programmata per volare in autonomia, senza bisogno di interventi umani. Come riportato sulla webpage dedicata al progetto, c’è stato un guasto all’unità CNC (modulo per la connessione alle reti cellulari o Cellular Network Connection) e per questo il robot volante non può più ricevere il segnale “Come Home” (ovvero l’ordine di richiamo, per tornare al punto di partenza).

Come riportato dal project manager Kazuo Ichihara in una intervista con l’agenzia di stampa JIJI Press, questo drone, chiamato NOBI, è ancora oggi disperso.

Inizialmente i creatori temevano fosse andato distrutto o rubato; invece il 27 Marzo all’improvviso si sono ritrovati un gruppo di nuove foto aggiunte al server dove archiviano le immagini. Foto provenienti in particolare da Berna e da Ginevra (inclusa un immagine che ritrae il famoso getto d’acqua del lago di Ginevra).
Sembra dunque che il nostro piccolo amico stia ancora andando a zonzo per il continente; sorprendentemente, considerate le barriere naturali, ha già raggiunto la Svizzera, dove ha incontrato una connessione WiFi aperta ed ha “deciso” di cogliere l’opportunità per caricare alcune delle sue foto sul cloud drive.
Oggi potrebbe essersi già spostato in Francia o nel Nord Italia.
Il team ha deciso di condividere pubblicamente queste informazioni per dare modo alla gente di aiutarli ad avvistare il drone, contattando nel caso la Università di Osaka attraverso il link riportato poco sopra.

 

Ma pensate. Questa intelligenza artificiale molto primitiva sta vagando per l’Europa, completamente sola, fermandosi a riposare la notte in cima ai palazzi, e scattando qua e là foto basate sui Google Points of Interest.

NOBI è di fatto l’ultima e più avanzata incarnazione del tipico turista giapponese, sempre alle prese colla sua macchina fotografica.

 

Un progetto rivoluzionario di Intelligenza Artificiale

 

Kazuo Ichihara of Prodrone Industries

Kazuo Ichihara

Il progetto NOBI è stato sviluppato da un team guidato da Kazuo Ichihara di Prodrone Ltd.; Zhiyuan Li della DJI Industries; Shi Hyoseok, Nobuyo Ōyama ed Aoi Neko Poketto-Tsuki della Università di Osaka.

Questo unmanned aircraft vehicle (UAV), ovvero veicolo volante senza pilota, è stato soprannominato “the tourist drone” (il drone turista). Sebbene non fosse ancora tecnicamente considerato pronto per la presentazione al pubblico, è stato programmato per scegliere un percorso di volo senza richiedere alcuna assistenza umana.
A posteriori si può dire che era davvero il candidato ideale per trovarsi in questa buffa situazione.

 

Tra l’altro il sito di NOBI contiene un sacco di informazioni interessanti, una manna per i nerd come il sottoscritto!

 

Il sistema contiene un navigatore GPS, un PC leggerissimo con WiFi e connessione cellulare QuadBand, 4 mini-telecamere di navigazione + 6 sensori infrarossi, 1 fotocamera dedicata da 12MP, un magnetometro magnetoresistivo ed un pannello solare.

Ecco cosa dice Ichihara:

Il nostro drone non è rivoluzionario di per sé in termini di hardware, eccetto per il sistema di ricarica; abbiamo utilizzato i migliori componenti che si potessero trovare sul mercato, mentre la struttura di base e il sistema di propulsione nascono dall’affidabilissimo ProDrone PD6B. Ma la vera chicca è il nostro software, con i suoi accorgimenti unici.

Il programma usa une versione semplificata di Google Maps; il core che svolge calcoli euristici è un Sistema Esperto che pianifica i percorsi in base ad una serie di parametri, inclusa l’autonomia rimanente della batteria e le condizioni meteo ove disponibili (a tale scopo, anche se per il guasto alla CNC ormai NOBI non può connettersi alle reti 4G o UMTS, può ancora sfruttare le connessioni WiFi aperte); le destinazioni che sceglie sono rappresentate da punti di attrazione turistica; una volta sul posto ovviamente tocca alla fotocamera documentare il viaggio. Le immagini vengono poi caricate su di un cloud server quando si presenta l’opportunità.

Dato che il drone ha inviato solo poche foto dalla Svizzera, può darsi che ci sia qualche altro guasto in corso, sebbene sia programmato per scendere vicino a terra solo quando necessario (per limitare i rischi di collisioni), e questo potrebbe rendere difficili le connessioni WiFi.

In assenza di vento, in una giornata soleggiata e in condizioni ottimali NOBI può coprire più di 80 Km con una carica; il piano di volo identifica già in partenza una superficie piatta a destinazione, dove poter passare la notte; di solito sul terrazzo di qualche palazzo, dove potrebbe rimanere per giorni in caso di meteo avverso.

Prodrone PD6B

Ecco come dovrebbe apparire più o meno il drone NOBI, anche se è stato modificato notevolmente per inserire magnetometro, pannello solare, unità principale, sonde di ricarica, sensori ed altro. Foto © 2017 ProDrone

Ma oltre all’Intelligenza Artificiale, a bordo c’è un altro gioiellino rappresentato dal sistema di ricarica.
Mentre programmavano il software per identificare sulla cartina le linee elettriche e gli altri pericoli, da evitare preliminarmente senza doversi affidare solo agli allarmi generati dai sensori di prossimità, gli sviluppatori si sono resi conto che avrebbero potuto utilizzare gli stessi fili della corrente come sorgente di energia. NOBI è predisposto per avvicinarsi alle linee dell’alta tensione dall’alto, con cautela, utilizzando il magnetometro magnetoresistivo per controllare finemente l’ultima fase di approccio e aggancio; a quel punto le sonde di ricarica prelevano l’energia necessaria dalla linea elettrica stessa.
Una specie di grosso, goffo uccello appollaiato sul filo della luce… 🙂

Come già accennato il drone ha anche a bordo un pannello solare ad alta efficienza; in questo modo può ricaricarsi anche in assenza di fonti di energia elettrica adatti a lui (ambienti urbani più grandi), sebbene ciò avvenga al prezzo di fermate molto lunghe.

Due sistemi di ricarica indipendenti! Sentiamo al proposito nuovamente Ichihara:

La ridondanza di funzionamento è la chiave di un sistema autonomo affidabile

 

Ottimizzando il piano di volo e scegliendo bene le fermate di ricarica, un drone NOBI potrebbe teoricamente coprire 10 tappe del suo viaggio in un giorno solo, coprendo una distanza di più di 800 Km. Il software adattivo in pratica dovrebbe esplorare una regione molto più lentamente, seguendo un tracciato dall’apparenza casuale; ma la sua natura versatile fa sì che nessuno possa predire con certezza la sua prossima mossa.

 

E a questo punto, fatemi aggiungere: questo adorabile trabiccolo ad alta tecnologia sembra puntare dritto verso l’Italia, evidentemente ha scelto di fotografare i tesori dell’arte della nostra penisola (e già che c’è, prendersi un po’ di sole) piuttosto che fermarsi a vedere le nuvolose attrazioni turistiche della Germania.

 

Ma vieni!

(Mi domando: suonerebbe abbastanza affettuoso apostrofarlo: “A cosooo!” ?)

 

 

Va a finire che lo troveranno che volteggia fiero di fronte alla Torre di Pisa…

 

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Sembra chi il sito della Osaka University dedicato a NOBI sia sparito pure lui! Ieri riuscivo ancora a connettermi e leggere la presentazione completa ed i relativi datasheets, oggi invece mi dà un messaggio di errore.
Davvero un bel cambio di piani (dalla trasparenza alla segretezza?).
Considerato il fatto che questo prototipo monta a bordo parecchia tecnologia sperimentale, probabilmente ci vanno di mezzo svariati brevetti importanti. Immagino abbiano deciso di togliere tutto prima che la notizia si spargesse troppo, per recuperarlo senza troppo clamore, evitando interferenze o furti. O magari lo hanno anche già trovato.
Potrei essere uno dei pochi che hanno avuto l’opportunità di vedere quelle pagine…
Ci potrebbero essere dietro anche ragioni di sicurezza: dopotutto una tecnologia del genere può tornare utile per usi militari o di spionaggio.

Non deve cadere nelle mani sbagliate. E’ anche vero però che tra qualche anno gli agenti automatici come questo saranno cosa comune, disponibili anche per stati canaglia o gruppi eversivi. Immaginate il pericolo rappresentato da alcuni droni che si muovono in autonomia e trasportano un piccolo carico.

 

Vi terrò informati se il team di NOBI mi contatta. Voglio anche salvare subito una copia offline di questa pagina (non si sa mai…)

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