Puoi credere ai tuoi occhi nell’Era dell’Immagine?

AVVISO: alcune foto qui riportate potrebbero risultare troppo cruente per un bambino.

somiglianze tra Le Iene (Reservoir Dogs) e l'assassinio dell'Ambasciatore Russo ad Istanbul.

Una scena da Le Iene (Reservoir Dogs) contrapposta all’assassinio dell’Ambasciatore Russo in Turchia. (Foto: Burhan Ozbilici)

 

Nel mio ultimo post ho messo in evidenza quanto sia facile innamorarsi di una interpretazione arbitraria dei fatti, specialmente se mette in cattiva luce qualcuno che disprezziamo e/o serve a sentirci quelli più furbi degli altri che hanno capito tutto.

Ma nella nostra società mediatica, bombardati da messaggi, foto e video scelti e limati per catturare la nostra attenzione, dove le modelle hanno i corpi photoshoppati e vedi tizi che twittano tranquillamente da una zona di guerra allegando dei filmati impossibili da verificare, sorge una nuova domanda. Possiamo credere a ciò che vediamo?

 

La verità è sfuggente.

Inganni. Eventi casuali sembrano nascondere un significato profondo. Dagli angoli degli schermi occhieggiano storie false, immagini manipolate, mezze verità contrapposte ad altre mezze verità.

 

La vita che imita l’arte

 

Consideriamo l’immagine di apertura. E’ pensata per essere intrigante ma disturbante.

La prima scena è dal grande classico di Quentin Tarantino Le Iene (Reservoir Dogs). Un film tosto, che gioca con le nostre aspettative ed i cliché del cinema per colpirci e creare intensità. E’ crudo e sgradevole a tratti, ma non volgare. E’ di una crudezza raffinata, come una sfida all’intelligenza. Un primo piano che ci proietta nel chiuso di una stanza piena di disperazione, speranze, crudeltà e spavalderia.

Ecco il dono di Tarantino: l’effetto è surreale, ma ha un sapore di reale, più di qualunque altro film.

La seconda scena è quella dell’assassinio dell’Ambasciatore Russo ad Istanbul il 19 Dicembre scorso. In questo caso il terrorista islamico, un poliziotto turco, ha colto l’occasione per morire con eleganza: era alla presentazione di una mostra fotografica, in una galleria d’arte moderna nel quartiere signorile della città. Questo ambiente dall’apparenza artificiale e lucente, il suo completo nero che contrasta colla bianchezza delle pareti… tutto sembra conferire una strana aria d’irrealtà alla foto.

E’ una scena vera e terribile, ma sembra uscita da un film.

 

Sto forse mancando di rispetto al defunto? Alcuni siti hanno evitato di mostrare (o mascherato) il cadavere dell’Ambasciatore Andrey Karlov.

Ma volevo che l’effetto per chi guarda fosse quello di un pugno nello stomaco.

Non c’è niente che ti ricordi che il corpo in primo piano non è quello di un attore: solo il fatto che già sai cosa è successo lì.

Siamo ormai insensibili alle immagini cruente?

La nostra cultura è riuscita ad occultare la morte; uccisioni e violenze sono praticamente sparite dalla vita e relegate al divertimento leggero. Ma improvvisamente ci si parano di fronte nemici brutali che abbracciano la morte e contano sul fatto che non sappiamo come reagire a shock inaspettati.

Riesci a capire fino in fondo che cosa rappresenta per te questa illustrazione? Potresti affrontare situazioni inquietanti, dove non sei comodamente seduto sul divano coi popcorn?

 

E comunque. E’ poi possibile distinguere una foto vera da una contraffatta?

 

L’arte crea una nuova realtà

 

Uno scrittore di romanzi è sempre stato più potente di Dio stesso: infatti all’interno dell’universo immaginario del libro, un autore può far succedere letteralmente qualunque cosa; al contrario Dio stesso ha scelto di limitare il suo intervento, stabilendo delle regole per l’Universo stesso e mantenendo una coerenza negli eventi (i miracoli sono una possibile eccezione, ma a parte essere rarissimi, sono anch’essi soggetti a regole, ad una loro logica).
In un racconto il protagonista può facilmente vincere una fortuna dopo aver buttato i suoi ultimi dollari al casinò; l’eroe del film d’azione può saltare dagli elicotteri e sopravvive alla roulette russa. Ed è così invincibile che i cattivi quando gli sparano hanno una mira terribile!

Tipicamente, lungo il cammino del vostro alter ego letterario incontrerete qualche prostituta dal cuore d’oro, ma invece i preti e le figure che rappresentano l’autorità si dimostreranno gretti e malvagi, pur dietro una facciata da moralisti.
Se uno scrittore non è disposto ad accettare le dure lezioni della vita può creare una storia credibile che descrive un mondo nel quale le cose vanno regolarmente nella maniera opposta. Se la sua visione coinvolge tanti e diventa popolare, la gente comincerà a vederci un terreno solido, sulla base del quale costruire una sfida alla realtà (scomoda e da cambiare secondo la propria esperienza immaginaria, da lettori).

Il problema non sta nella sospensione dell’incredulità; tutti possiamo apprezzare una favola senza cominciare a credere che una zucca possa essere trasformata in una carrozza. Le grane sorgono quando si fanno strada delle finzioni che non sono evidenti al pubblico. Pretendere che una certa idea possa funzionare. Distruggere un personaggio storico con racconti falsi, o al contrario esaltare la figura di un dittatore e la sua ideologia.

 

E il pensiero corre all’arte di Leni Riefenstahl, una talentuosa fotografa e regista che creò documentari propagandistici di grande impatto per il Terzo Reich.

L’avvento del cinema ha rivoluzionato le regole del gioco. La natura travolgente delle immagini riesce a piegare anche i più refrattari.

Quando qualcuno ci racconta una storia siamo consapevoli che potrebbe cercare di ingannarci, e sappiamo che può contenere errori ed inesattezze.

Ma i nostri cervelli non sono strutturati per poter mettere in discussione l’autenticità di quel che vediamo coi nostri stessi occhi.

I film ed i reportage dove vediamo le cose “accadere”: uno dei mezzi più potenti per condizionarci.

Esempio. Un film racconta la storia commovente di un bimbetto che, guarda un po’, ha due papà. Un bambino felice, le cui uniche disavventure sono causate dai vicini, omofobi ignoranti, che usano parole insultanti e li trattano male (ma in prossimità dei titoli di coda si ravvederanno e impareranno ad apprezzare questa nuova famiglia). Gli spettatori alla fine si sentiranno naturalmente più vicini alla causa del matrimonio gay. “Vedete, è normale. Li ho visti, hanno una vita come la mia, una famiglia come la nostra. Solamente, sono discriminati da bigotti dal cuore duro!”

Il messaggio si rafforza attraverso la ripetizione. Un torrente di film, spettacoli, romanzi ed articoli che puntano nella stessa direzione.
La realtà non ha altra scelta che adeguarsi. Il mondo reale è flessible, si può piegare: infatti le conseguenze di ogni scelta si appalesano solo dopo molti anni, e anche allora i rapporti causa-effetto possono essere negati con un po’ di retorica e di studi pseudoscientifici ad hoc. Al contrario il mondo immaginario è inflessibile: la compattezza in nome dell’ ideologia garantisce un messaggio forte.

Il tuo futuro non ti appartiene; dipende invece dal volere di quelli che sanno creare immagini potenti. Ma del resto neanche loro lo controllano: per avere successo devono assecondare il movimento, partecipare alla naturale tendenza verso l’entropia. In altre parole: verso il disordine, la forza cieca che rompe il progresso della civiltà.

Nell’esempio appena proposto, il negare ad un bambino la presenza essenziale di un padre E di una madre rappresenta un passo straordinario, che mina alle fondamenta la natura umana.

 

La nostra mente non riesce a stare dietro ad una realtà complessa come quella di oggi. Ed è facile da ingannare.

Veniamo controllati attraverso quello che vediamo.

 

Manipolare le immagini

Nikolai Yezhov disappearing from Stalin's side after a retouch

Un classico della manipolazione fotografica. Nikolai Yezhov (caduto in disgrazia, arrestato e fucilato durante le Purghe) scompare dal fianco di Stalin dopo un ritocco

 

Stranamente questo argomento è più immediato per il lettore e lo tratterò alla veloce.

Oggi è sempre più facile creare una realtà alternativa attraverso la manipolazione delle immagini.

Il fotoritocco è antico, quasi quanto la fotografia stessa. Ma il caso del recente film della saga di Guerre Stellari, Rogue One, dove l’attore Peter Cushing, morto da tanto tempo, è stato sostituito da una sua versione virtuale, ha certamente fatto parlare.

In futuro, col perfezionamento della sintesi vocale e di altri aspetti (es. la riproduzione delle espressioni facciali), potrà diventare praticamente impossibile dire se una certa persona ha fatto e detto veramente quel che appare in un video, se non attraverso altri mezzi (l’affidabilità della fonte da cui il video proviene).
E sull’affidabilità dei giornalisti si potrebbe stendere un velo pietoso (gli stessi media rispettabili che fanno campagne contro le fake news ne fanno di tutti i colori, per servire un’ideologia e/o un editore).

Non si tratta solo più di non credere ad una fonte giornalistica; non potremo più credere a ciò che ascoltiamo e vediamo!

 

Ri-immaginare le immagini

 

La nostra visione del mondo è cambiata radicalmente grazie al ruolo sempre più centrale delle immagini nella nostra cultura.

Una conseguenza non ovvia si può osservare considerando i complottismi sull’undicisettembre.

Per millenni è stato considerato normale che la notizia di una battaglia lontana arrivasse, riportata in maniera frammentaria, settimane dopo che era stata vinta o persa, Era più che accettabile prenderla per buona e trarne le dovute conseguenze.

Ecco il paradosso. Oggi abbiamo (di solito) accesso ad una mole di dati impressionante sugli eventi più importanti. Ma è diventata ormai un’abitudine: sempre più gente non è disposta a credere alla “versione ufficiale” che descrive quel che è successo, pur se basata su fatti raccontati da testimoni, corroborati da filmati, infine confermati da esperti. Peggio: è proprio quando ci sono più prove, che le teorie del complotto si sprecano!

Tanto più abbiamo modo di conoscere, tanto meno crediamo.

Ci sono argomenti, pur di interesse generale e controversi come la versione ufficiale del conflitto in Siria sposata da USA e alleati, che non riescono a solleticare le fantasie e le curiosità del pubblico, che non ci capisce niente e non ha modo di fissare la sua attenzione su qualcosa di preciso, tipo un filmato da guardare e riguardare per capire cosa contiene.

Al contrario c’è stato un continuo dibattere a sfinimento, per anni, da parte di molti, sugli attacchi dell’undicisettembre, che pure sono stati uno degli eventi più documentati della storia…

Il fatto è che più dati raccogli, più diventa facile per qualcuno confondere un dettaglio, credere di aver trovato una incongruenza qui, la prova di un piano terribile e segretissimo là.

Vale un po’ lo stesso per le missioni Apollo che hanno portato l’uomo sulla Luna: c’è tanto di quel materiale audiovisivo in cui rovistare che c’è sempre modo di uscirsene con qualche idiozia creativa, per negare fatti che pure sono stati dimostrati contro ogni irragionevole dubbio.

Cercate di dimenticare un momento quel che credete di sapere sull’ 11 settembre 2001 ed osservare obiettivamente l’assurdità delle teorie alternative: dato che dell’aereo che ha colpito il Pentagono non abbiamo il filmato come per le Twin Towers, il fatto non dev’essere accaduto, e pazienza per le decine di testimoni oculari. In qualche modo Loro™ devono aver fatto sparire l’aereo mentre volava su Washington (!), e sparire per sempre. Poi devono aver colpito il Pentagono con un missile (?). Poi  devono aver sparso pezzi di aereo attorno e dentro al buco causato dal missile. Ci hanno dunque aggiunto dei resti di corpi carbonizzati con il DNA di passeggeri. Mentre i pompieri lì attorno stavano lottando con le fiamme. Eccetera eccetera. Senza che ci sia una ragione al mondo per aver fatto una cosa del genere!

Perché? No filmatooo! Ugh!

 

Vivere nell’Era dell’Informazione significa essere sopraffatti da un fiume di dati; non sappiamo trattarli. Perdiamo la capacità di scartare la spazzatura e rimanere ancorati alla realtà.

Chiunque può puntare la nostra attenzione su di una immagine emblematica, o su di una serie di dettagli scelti che rafforzino i nostri pregiudizi.

Guardiamo ma non vediamo. Vediamo ma non capiamo. Un’ombra diventa un pezzo di metallo che spunta dalla fusoliera di un aereo. La foto diffusa ovunque di un cadavere diventa il simbolo che ci dice da quale parte stare in una guerra, indipendentemente da chi ha ucciso più civili.

Siamo sopraffatti dalle immagini.

 

Inventare la Realtà

images of victims in East&West Aleppo: are they all real?

I reportage fotografici dalle zone di guerra sono i più difficili da verificare. La posta in gioco è altissima, il valore propagandistico non ne parliamo. E di base parliamo di luoghi nei quali è pericoloso operare.

Spesso saltano fuori foto attribuite ad uno scenario che non è il loro, vergognosamente riciclate da conflitti precedenti da agenzie di stampa o attivisti.

Ma poi c’è il capitolo delle messinscena. La propaganda palestinese è nota per averne fatto uso molte volte; si ricrea una scena dove alcuni civili (meglio: bambini) appaiono vittima di un vile attacco nemico.

Molti trucchi vengono smascherati. Per esempio il cratere d’impatto di un missile viene esaminato da esperti che concludono che è compatibile solo con l’esplosione di una bomba a mano. La foto di un bambino disperato sulla tomba dei genitori cambia completamente senso quando si trova una foto scattata nella stessa occasione dove lo stesso bambino, rialzatosi, sorride trionfante come se niente fosse.

E’ una materia molto delicata: si rischia sempre di accusare di impostura una vittima autentica. E comunque, al di là dei giochi della propaganda, in questi scenari caldi si trovano tante persone che soffrono la guerra; magari non in una maniera adatta a farne un’arma mediatica…
Ma andiamo al caso della Siria.

Le 4 foto angoscianti che trovate qui riprodotte mostrano la natura orribile della guerra. Ma come possiamo dire che siano tutte autentiche?

La 1a e la 3a provengono da Aleppo Est, dal lato cioè del regime di Assad; per questo hanno avuto un’eco internazionale minima. Ma nessuno ne ha messo in dubbio la veridicità. Del resto non hanno l’aria di foto professionali o artefatte.

La 2a e la 4a  invece vengono da Aleppo Ovest prima della riconquista da parte delle truppe di Assad; in altre parole, dalla parte della città controllata dai “ribelli”. Parliamo di estremisti islamici (per lo più stranieri) che le Potenze Occidentali hanno preteso potessero rappresentare un futuro per questo paese martoriato. Ci vorrà uno spazio a parte per commentare questa scelta indifendibile. Ma il punto è: i media di casa nostra sembrano propensi a dare corda a queste fazioni. Gonfiando le colpe di Assad (inclusi evidentemente i civili colpiti da bombardamenti) e minimizzando le loro.

La donna della seconda immagine sembra ferita solo nel punto più visibile, sulla fronte. La foto è stata messa in dubbio da altri e se la vedeste fuori dal contesto potreste pensare di avere di fronte una scena da uno spettacolo teatrale. Verità o montatura?

La quarta foto è probabilmente la sola che avete già visto, dato che ha fatto il giro del mondo. Sarebbe un bambino ferito da un bombardamento da parte dell’esercito di Assad. Ma potrebbe essere una scena ricostruita ad arte, il sangue finto?

C’è anche un video dove almeno un paio di persone si avvicinano all’ambulanza per filmare. Uno dei due è stato identificato con nome e cognome. Si tratta di un giornalista che ha elogiato gli attacchi suicidi sulla sua pagina Facebook; appare anche in una foto differente mentre si fa orgoglioso un selfie assieme a dei terroristi-macellai. Assassini senza pietà che erano diventati famosi un paio di settimane prima per aver decapitato un ragazzino a sangue freddo.
Che gente è che considera ragionevole mandare al mondo entrambi i messaggi?

Nel video del salvataggio del bimbo, si vede quest’ultimo che si strofina con la mano la ferita alla testa. Potrebbe voler dire che non sentiva dolore, solo fastidio, come per l’essere sporco.

Un uomo “casualmente” passa davanti alla telecamera: anche lui ha una macchia di sangue vistosa che gli copre un lato della faccia.

Non è che questo tipo di ferita sia sospetto di per sé; ma il fatto di incontrare così spesso vittime che (a parte l’essere coperte da una fine polvere bianca) sembrano mostrare solo un inguacchio di sangue su di un lato della fronte, e per il resto stare bene, ti lascia un po’ perplesso.

Ripeto, è stata durissima ad Aleppo Ovest, non voglio far finta che la guerra non sia guerra. Tra l’altro hanno riportato che un fratello del bambino della foto è stato ucciso in un altro attacco.

Va bene, diciamo che il cosiddetto “Aleppo boy”, che merita tutta la nostra compassione, è stato comunque una vera vittima. Basta con questi dubbi.
Mi sento a disagio per il solo fatto di aver messo in dubbio l’autenticità di quelle foto.

Ecco il potere delle immagini!

 

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